mercoledì - 20 Ottobre 2021
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Pinarella, l’altra faccia di Milano Marittima

Finalmente una pausa dopo un anno e mezzo di pandemia che ha sconvolto le vite di tutti, una pausa necessaria per ricaricare di energia le proprie emozioni

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Il sorgere del sole sulla spiaggia di Pinarella di Cervia

Da un lato le grida un po’ sguaiate degli orfani del Pineta accampati nei disco-bar nei dintorni di viale Romagna, dall’altra le grida di felicità di bambini lanciati incontro alle onde del mare. Da un lato Milano Marittima, dall’altro Pinarella, le due facce di Cervia. Ciò che ha l’una, non ha l’altra. L’una ha tribù nomadi composte da giovani e giovanissimi, l’altra quarantenni  che spingono passeggini da cui spuntano occhietti colmi di curiosità per tutto ciò che li circonda.

Milano Marittima è il caos, Pinarella una pausa. Una pausa dopo  un anno e mezzo di pandemia che ha sconvolto le vite di tutti, tra battaglie personali per combattere un virus aggressivo e tragedie familiari forse solo sfiorate ma che hanno inciso profondamente rapporti interpersonali che si credevano ormai consolidati. Una pausa necessaria per ricaricare di energia le proprie emozioni. Per riprendere a fare il proprio lavoro: fare informazione nel modo più corretto possibile.

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Nella foto, la pineta di Pinarella di Cervia. é lunga tre chilometri ed è il regno dei runner e di chi vuole passeggiare all’ombra dei pini

Perché Pinarella? Perché è una pineta lunga tre chilometri che corre lungo la spiaggia e ovatta i suoni del mare e della stessa terra, li rende più morbidi, più assimilabili dallo spirito. Perché è anche il garrito gutturale dei suoi gabbiani (in carne quasi come quelli di Tossa do mar che hanno ispirato Richard Bach nel suo Il gabbiano Jonathan Livingston)  che poco prima dell’alba ti invitano ad assistere al sorgere del sole sull’Adriatico, uno spettacolo eterno, ma ogni giorno diverso.

Qui i runner che percorrono la pineta, oltre al frinire delle cicale, hanno l’opportunità di ascoltare il canto della cinciallegra. Oppure di ritrovarsi davanti a una famiglia di upupa con le alte creste e i becchi ricurvi. Incontri che fanno bene alla vista e mettono, quando avvengono, di buon umore. Sono una spinta in più a godersi la bellezza del posto, a ritrovare la serenità perduta.

Un posto che offre molto sia sotto il profilo culturale, sia dal punto di vista gastronomico. Quello che ci vuole per una vacanza rigenerante. Tra il centro storico di Cervia, la torre di San Michele, Borgomarina,  il Faro, le Saline e il Borgo dei salinari, ce n’è per tutti  i gusti. E se non ci si accontenta si possono sempre organizzare escursioni a Cesenatico (delizioso il suo centro storico) e a Ravenna i cui mosaici sono patrimonio dell’umanità.

Sotto il profilo gastronomico, la Romagna è stata per anni un punto di riferimento. Oggi , in riviera, bisogna scegliere e non sempre si sceglie bene. Per chi trascorre un periodo di vacanza a Pinarella da assaggiare sono le lasagne servite da Il Delfino, una trattoria rosticceria in via Mezzanotte: sette strati di sfoglia sottilissima tirata a mano con, tra uno strato e l’altro, una montagna di besciamella e ragù.  A chi mancava dalla costa romagnola da quasi mezzo secolo hanno richiamato alla memoria le lasagne servite all’interno delle piccolissime pensioni a conduzioni familiare che hanno fatto la storia di Rimini e dintorni negli Anni Settanta. Non si sollevano dalla mediocrità gli altri piatti.

Decisamente più chic una serata trascorsa alle Ghiaine, sulla Romea. Prosciutto di Parma in fonduta di parmigiano tiepida e funghi, Pancia di maialino da latte con cipolla di Tropea caramellata e zenzero, Crostone con pomodoro alla griglia profumata al rosmarino, burratina con prosciutto crudo di Parma, Capaccio di marchigiana con maionese al lime, sono solo alcuni antipasti. Tra i primi da provare gli Strozzapreti con scalogno, pancetta di mora romagnola, datterini e ricottina affumicata. Tra i secondi lo Stinco di maialino con fagiolini. Poi una montagna di carne alla griglia.

Se non si vuole uscire dai confini di Pinarella, una soluzione può essere il Da-mi-dà di via Titano. Passatello al nero di seppia con pesce spada e Tordello ripieno di cardo al burro e granella di noci soddisfano il palato durante un pranzo veloce o una cena. Più impegnativa anche dal punto di vista economico, una puntata  al Loco squad che si autodefinisce “un’osteria di pese” a Milano Marittima. Qui si assaggiano crudità di mare con prodotti freschi della zona (38 euro a porzione) oltre agli immancabili passatelli e ai classici spaghetti alle vongole. Che ci fanno due toscani originari della Lunigiana a Pinarella? Servono Fiorentine di eccellente qualità al bagno Oasi. Ma la vera sorpresa sono i dolci: cremoso di pistacchio al cioccolato (indimenticabile), e bavarese con cioccolato bianco e lampone.

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Nella foto, l’antipasto di crudità di mare proposto da Loco Squad

Da evitare nel modo più assoluto il Tagliere di Max di viale Vulcano. Propone un tagliere che a prima vista o leggendo il menù, può far ingolosire, ma una volta arrivato a tavola mostra tutti i suoi limiti: salumi tagliati nel pomeriggio che trasudano, formaggi che hanno perso la loro consistenza, bruschetta dalla composizione indefinita e una terrina di funghi che avrebbero potuto essere melanzane, carote, cipolle, o chissà cos’altro. Da evitare, per chi soggiorna in appartamento, anche fare la spesa al supermercatino  A&O di via Mezzanotte. Vendere l’anguria a 1 euro e cinquanta centesimi, o l’uva a sei  euro,  le pesche a cinque, è un insulto al buon senso.

E il mare? Una sorpresa dopo l’altra. In tutti i sensi. Il mare è pulito, l’acqua limpida. Cesenatico è Bandiera blu 2021 e Pinarella dista a quattro passi. È il cuscinetto tra Cesenatico e Cervia.  Una premessa. Il bagno Vanilla è uno dei più belli di Pinarella. Accoglie i suoi ospiti con un’isola verde dominata da una voliera di grandi dimensioni in cui svolazzano pappagalli che danno vita a dialoghi surreali con i bambini. Ha anche un laghetto in cui vivono tartarughe di buone dimensioni. Peccato che la sua gestione sia la più “sgarrupata”  che si sia mai vista in riviera. Non è possibile assegnare lo stesso  ombrellone, gli stessi giorni, a famiglie diverse. E nemmeno essere recidivi i giorni successivi con altre famiglie e con altri ombrelloni.

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Nella foto, l’ingresso del bagmo Vanilla beach

La titolare, “Vanilla”, è una”rossa” dal petto e fondoschiena prominenti che racchiude in una specie di tubino nero. Sarebbe forse piaciuta a Federico Fellini. Con il regista riminese avrebbe recitato il ruolo di  svampita: dimentica dopo pochi secondi tutto quel che ha detto o promesso, compreso le prenotazioni. È la disperazione di suo padre Silvano, che corre in ogni momento a “mettere una pezza” ai guai che combina. Nonostante tutto, le giornate al Vanilla, superati i problemi iniziali, sono  godibili e mantengono le promesse: serenità e tranquillità ricercate per questa vacanza.

Serenità e tranquillità si conquistano anche con buone letture.  L’autobiografia di Riccardo Muti, “Prima la musica, poi le parole”, la biografia di Maria Tudor “Maria la sanguinaria” (di Carrolly Erickson), e per gli amanti del fumetto d’autore “L’Eternauta”, di Hector Oesterheld, lo sceneggiatore argentino di origini tedesche desaparecido assieme alle sue figlie incinte e ai loro mariti durante la dittatura del generale Videla.

Che cosa hanno in comune queste tre opere così diverse tra di loro? La determinazione, la feroce volontà dei loro protagonisti di superare ogni difficoltà e raggiungere i propri traguardi, realizzare i propri sogni. Così, leggendo di Riccardo Muti, si scopre cosa c’è dietro ogni gesto della sua bacchetta di direttore d’orchestra.  La lotta intrapresa da Maria Tudor per sopravvivere alle follie del padre Enrico VIII in una Inghilterra patria di intrighi che ne hanno caratterizzato la storia. La disperata  voglia di resistere, come nel caso dell’Etermauta, a un’invasione aliena (il covid può essere paragonato alla nevicata mortale che, nel fumetto, stermina gran parte dell’umanità?) che corre il rischio di ripetersi all’infinito.

Tenacia e determinazione per superare tutto, riprendersi la propria vita e dare un calcio al Covid, a tutti i guai che ci ha procurato, e riprendere a fare quel che sempre abbiamo fatto: il nostro lavoro.

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