sabato - 23 Ottobre 2021
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Biagio Antonacci: “Noi eravamo i ragazzi della via Pal di Rozzano”

L’intervista confessione del cantautore: “Sono cresciuto nel Bronx, tra scorribande e risse”

In un mondo in cui dominano l’ipocrisia e la preoccupazione del giudizio altrui, Biagio Antonacci, a quasi 55 anni, reduce da un disco e da un tour trionfali, si racconta a Vanity Fair, e invita a liberarsi dai conformismi. Quello che segue è un estratto della sua intervista confessione.

Provare a essere liberi

“Ai miei figli dico sempre di rispettare gli altri, ma di provare a essere liberi con loro stessi e con i loro desideri”, dice. Della sua infanzia ricorda: “Papà era povero, arrivò da emigrante a Milano e dormiva nei palazzi in costruzione a Rozzano o dove capitava. La parola povertà la conosco perché siamo stati spesso sul suo ciglio. Ci chiamavano terroni e questa cosa ci ha scatenato dentro un senso di rivalsa. Ci ha fatto dire: “Ve la faremo vedere”.

Espressione di disgusto

“Sono cresciuto nel Bronx, tra scorribande e risse. Eravamo i ragazzi della Via Pal di Rozzano. Quando dicevamo “vengo da li'” sul volto degli altri si formava un’espressione di disgusto. Sono stato geometra tirocinante e nelle pause suonavo per quelli dell’ufficio animando la sera i piano bar o le budinerie dei navigli”.

I tuoi dischi fanno schifo

Alberto Salerno, il marito di Mara Maionchi e lo scopritore di Eros Ramazzotti ascoltò i miei primi pezzi e mi disse: “Fanno schifo”, ma io ho sempre pensato che i pazzi fossero loro e che in realtà avevo talento. Ma riconosco di non aver mai mollato nonostante le tante porte in faccia. I primi soldi che ricevetti mi parvero un errore perchè la fortuna, ai poveri, sembra sempre uno sbaglio.

Un cazzo di nessuno…

Quando arrivò dalla Siae un assegno da 20 milioni mia madre mi disse “chiama la Polizia, ti fanno la multa, non sono soldi tuoi”. Le risposi di stare calma: “Non chiamo un cazzo di nessuno mamma, quei soldi sono miei”.

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7 Commenti

  1. Ne so qualcosa io, Roberto Figlia, professore delle medie di via Garofani.
    Sono stato sempre vicinonai “ragazzi della via Pal’, Biagio lo sa!

  2. Ciao purè io sono di Rozzano è purè io o provato la realtà di Rozzano perché Rozzano è il Bronx mi sono sempre distinto da tutti ma tanti altri no perché l’assenza di soldi ti fa fare cose estreme.oggi Rozzano è dimenticata mi spiace tanto mi piange il cuore.niko

  3. Ciao Biagio io ti conosco e anche papà andava da mio padre a tagliare i capelli tonino il parrucchiere napoletano. Ora saranno insieme lassù ?

  4. Ciao Biagio, anchio ho vissuto la mia infanzia a Rozzano..ed era il periodo che al posto dei fiori nei prati c erano siringhe!. Posso dirti che ho imparato da quelle realtà ad apprezzare le cose semplici EVITANDO situazioni e persone pericolose! Sei quello che sei anche grazie a quEl passato, un abbraccio e tanta ammirazione per la tua musica . MARY.

  5. Grande Biagio. Solo chi ha vissuto le tue esperienze può capire le tue parole e purtroppo anche io vengo da un esperienza simile

  6. Ciao Biagio anche io ho vissuto a Rozzano. Era ed è un paese duro da vivere.ti conosco benissimo,quante volte eri da Angelo il parrucchiere.io ho cresciuto i miei 2 figli, ragazzi bravi lavoratori e educati.il rispetto altrui é la pri.a cosa.grazie x la tua musica.un abbraccio.Anna

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