
Le immagini di uomini armati di machete, le aggressioni in pieno centro e gli episodi di violenza che nelle ultime settimane hanno riportato Rozzano agli anni più difficili sono finite al centro dell’audizione tenuta ieri pomeriggio del sindaco Mattia Ferretti e dell’assessore alla Sicurezza Domenico Anselmo davanti alla Commissione comunale antimafia. Una seduta lunga e dai toni accesi, convocata per capire quali strumenti l’amministrazione intenda mettere in campo per contrastare un fenomeno che sta alimentando paura e preoccupazione tra i cittadini.
Il sindaco ha esordito definendo la questione «un tema delicato cui dare la massima importanza», ma ha subito precisato che gli episodi più recenti sarebbero riconducibili a fatti circoscritti, citando in particolare quanto accaduto in via delle Palme e in via Liguria. Secondo Ferretti, però, il problema non sarebbe la presenza delle forze dell’ordine. «Rozzano ha un livello di presidio che molti altri Comuni non hanno», ha spiegato. «Il vero nodo è la mancanza di certezza della pena».
Parole che hanno trovato il loro punto più forte nei numeri illustrati durante la seduta. «Negli ultimi quattro mesi ci sono stati quindici arresti. Soltanto uno è stato convalidato per tentato omicidio. Gli altri soggetti sono tornati nelle stesse piazze dove erano stati fermati». Una situazione che il primo cittadino ha definito «frustrante», sostenendo che i protagonisti degli episodi di violenza sarebbero quasi sempre persone già note alle forze dell’ordine. «Parliamo di una decina di soggetti di cui non riusciamo a liberarci», ha affermato.
Tra gli esempi citati, quello dell’uomo coinvolto nell’episodio del machete. Secondo il sindaco, esistevano i presupposti per il trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio, ma la struttura individuata avrebbe rifiutato l’accoglienza e il soggetto sarebbe tornato a frequentare le stesse aree cittadine. Altro caso emblematico, quello di una persona destinataria di un provvedimento che vietava la permanenza a Rozzano. Misura che, dopo il passaggio davanti al giudice, sarebbe stata trasformata in un obbligo di dimora proprio nella stessa città. Da qui la richiesta avanzata ai livelli istituzionali superiori.
Ferretti ha confermato di aver interessato il Ministero dell’Interno e di essere in attesa della visita del sottosegretario Nicola Molteni per valutare possibili soluzioni operative e normative. Anche l’assessore Domenico Anselmo ha insistito sul tema delle conseguenze giudiziarie per chi delinque. «Molti spacciatori vengono denunciati a piede libero e il problema si ripresenta immediatamente», ha spiegato, sottolineando inoltre le difficoltà legate ai procedimenti che riguardano cittadini stranieri irregolari. L’assessore ha confermato che il Comune sta valutando il ricorso alla vigilanza privata come supporto alle attività di controllo del territorio e ha ribadito la richiesta di maggiori posti nei Centri di permanenza per il rimpatrio, oltre al rafforzamento degli organici della Polizia locale.
Durante il confronto è emerso anche il tema dello spaccio. Alla domanda della presidente della Commissione, Maria Repace, sul legame tra mercato della droga e continui ritorni degli stessi soggetti a Rozzano, il sindaco ha individuato due fattori principali: la presenza di una piazza di spaccio economicamente appetibile e l’esistenza di persone che continuano a fornire ospitalità e supporto logistico ai delinquenti. «Una parte della cittadinanza collabora ed è fondamentale», ha osservato. «Un’altra parte, più infinitesimale, invece li ospita». Ferretti ha inoltre indicato nelle nuove telecamere di videosorveglianza uno degli strumenti che potrebbero contribuire a migliorare il controllo del territorio.
Nel dibattito sono intervenuti anche i commissari. Particolarmente duro il commissario Gagliardi, che ha parlato di un vero e proprio «exploit della delinquenza negli ultimi mesi». «Che effetto fa sui ragazzi vedere che una persona arrestata ieri è di nuovo in giro oggi?», ha chiesto, sostenendo che molti criminali sarebbero ormai consapevoli di poter delinquere senza subire conseguenze immediate.
Dall’opposizione è arrivata invece la posizione di Giuseppe Foglia, che ha invitato a non limitarsi a spostare il problema altrove. «Mandare i malviventi in altri Comuni non può essere la soluzione», ha affermato. «Serve una strategia complessiva di sicurezza urbana». Foglia ha richiamato l’attenzione sul presidio costante dei quartieri magari con l’istituzione del vigile di quartiere in grado di stabilire relazioni con i residenti, sul recupero delle aree degradate, sulle occupazioni abusive e sul ruolo di Aler nella gestione del patrimonio abitativo pubblico.
La conclusione della seduta è stata condivisa da gran parte degli interventi: non esistono soluzioni immediate a un problema che viene definito strutturale. Per affrontare la nuova emergenza sicurezza di Rozzano serviranno più controlli, una maggiore presenza delle istituzioni, strumenti normativi più efficaci e una collaborazione attiva dei cittadini. Un percorso che si annuncia lungo e complesso, mentre in città cresce la richiesta di risposte rapide dopo una serie di episodi che hanno riacceso paure che molti pensavano appartenessero al passato.













