
Per evitare di essere colpito da misure di prevenzione, aveva nascosto le sue attività dietro il paravento della figlia e di altri prestanome, intestando loro le sue aziende. In questo modo, nonostante il suo passato criminale, Paolo Portolesi, calabrese di Platì, era riuscito ad ottenere numerosi subappalti (anche nei comuni del Sud ovest milanese). Commesse nel riciclo dei rifiuti edili all’Ortomercato, nei cantieri della tangenziale di Novara e anche del sito allo scalo ferroviario di Porta Romana dove è in costruzione il villaggio olimpico delle Olimpiadi invernali del 2026. I suoi tentativi di nascondersi si sono rivelati inutili.
Il sequestro
Oggi la Direzione Investigativa Antimafia ha dato notizia dell’avvenuto sequestro di beni per un valore di sei milioni di euro deciso dal Tribunale di Milano ai sensi del codice antimafia, su proposta congiunta della Direzione Distrettuale Antimafia milanese e del Direttore della Dia nei confronti dello stesso Portolesi. L’istruttoria è stata originata dalle indagini che avevano portato all’arresto del malavitoso accusato anche di trasferimento fraudolento di beni e valori.
Il “metodo” Portolesi
“In dettaglio, – hanno scritto nell’informativo gli uomini della Guardia di Finanza – le attività investigative avevano messo in luce come grazie alla “copertura” fornitagli da alcuni prestanome, l’indagato, già in passato condannato per reati di traffico di stupefacenti e associazione mafiosa, avesse fittiziamente attribuito a terzi la titolarità delle sue aziende. Tutto ciò al fine di eludere l’avvio di un eventuale procedimento per l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniale e per aggirare, in qualità di subappaltatore e subfornitore in appalti pubblici, le disposizioni in materia di certificazioni antimafia”.
Le aziende
I lucchetti sono scattati su quattro complessi aziendali (comprensivi di un fabbricato ad uso industriale, terreni, conti correnti oltre a trenta automezzi tra autovetture, trattori stradali e rimorchi) nonché di altri tre immobili intestati a terze persone ma nella piena disponibilità dell’uomo, il tutto per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro. Tutto posto sotto sequestro perché ritenuti frutto di attività illecite commesse da quest’ultimo.
L’ultima condanna (in ordine di tempo)
Lo scorso 21 luglio, Portolesi, 52 anni di Platì, era stato condannato condannato a 3 anni e 3 mesi di reclusione. Stando alle indagini della Dia, coordinate dall’aggiunto Alessandra Dolci e dalla pm Silvia Bonardi, il malvivente, già condannato per l’affiliazione alla locale di ‘ndrangheta di Volpiano (Torino), avrebbe intestato a prestanomi una serie di imprese da lui amministrate e operanti nel settore delle cave, del trasporto e dello stoccaggio di materiali inerti e di rifiuti da demolizione. Il 15 giugno 2022 Portolesi era finito agli arresti domiciliari su ordine della gip Anna Calabi.
‘ndrangheta a Buccinasco
Le sue aziende avevano anche partecipato a due appalti banditi dal comune di Buccinasco. Uno lo aveva vinto e, quando l’inchiesta è stata resa pubblica, c’era il contratto in via di approvazione per l’esecuzione di opere di riempimento delle buche risultato di una bonifica e un contratto in via di predisposizione per la subfornitura per la terra da impiegare per l’opera di riempimento delle stesse buche.














