Lavori assegnati verbalmente, fatture emesse senza la dovuta documentazione, appalti evitati per soddisfare le richieste degli uomini del clan. È un campionario sorprendente quel che emerge dai documenti e certificato dall’inchiesta Cerberus. Che si occupa anche della questione parco Spina Verde che sorge in via Cadorna a Buccinasco. Racconta ai giudici Luigi Fregoni, allora responsabile dell’ufficio tecnico: “La nuova giunta si insediò nel 2002 e io cominciai il mio incarico. Il problema che si presentava all’amministrazione comunale all’epoca era che in orario notturno venivano scaricati grossi quantitativi di terra nelle aree pubbliche. Posso citare il caso della cosiddetta area Spina Verde dove in un fine settimana vennero scaricati almeno 200 camion di terra. Nonostante il viavai, nessun cittadino di Buccinasco segnalò lo scarico abusivo”. Poi Fregoni tira una bacchettata proprio sulle mani dei cittadini di Buccinasco “solleciti a fare segnalazioni per piccoli problemi, ma che in questo caso “nessuno vide nulla”. “L’area – riprende il responsabile dell’ufficio tecnico del comune – era interessata da un progetto approvato dalla precedente amministrazione (giunta Lanati) e l’appalto era stato assegnato alla ditta Green Sistem”.
La riunione
Fu il titolare della Green Sistem, Simone Bicocchi, a chiamare Fregoni e a invitarlo ad andare in via Cadorna dove gli mostrò cosa era accaduto. Lo stesso giorno Bicocchi inviò in Comune una lettera con la quale minacciava di chiudere il cantiere e di chiedere i danni. Fu così convocata una riunione alla quale parteciparono il titolare della Green Sistem, Fregoni, l’assessore Guido Lanati e Salvatore Barbaro. Il genero di Rocco Papalia snobbò qualsiasi domanda sulla discarica abusiva, su chi avesse sversato il contenuto di tutti quei camion, da dove quei camion provenissero. Si limitò a dire di aver fatto solo un piccolo versamento di terra su incarico dello stesso Bicocchi. Non solo. L’“imprenditore” calabrese pretendeva di eseguire i lavori di spianamento dell’area. Incarico non concesso, almeno in un primo memento. I lavori, infatti, furono affidato alla ditta Quadrio.
La paura
Ricevuto l’incarico, il titolare della Quadrio si era recato in Via Cadorna. Lì era arrivato anche Salvatore Barbaro che gli aveva intimato di andarsene perché “quello era un suo lavoro”. Quadrio allora si era presentato in Comune spaventato a morte e aveva rinunciato. Non è finita qui. Dopo pochi giorni, Barbaro aveva bussato alla porta dell’ufficio di Fregoni e aveva chiesto il pagamento di trentamila euro perché a suo dire “per conto di Bicocchi aveva versato sul cantiere terra di coltivo mentre Quadrio aveva versato terra di scarso valore mischiandola con la sua”. La prima reazione di Fregoni, spaventato quasi quanto Quadrio, fu: “Rivolgiti a Bicocchi”. La seconda appare meno consona al ruolo rivestito all’interno dell’amministrazione pubblica e al clima che in quegli anni si respirava a Buccinasco. “Poiché era indispensabile spianare l’area – dichiara al giudice per le indagini preliminari Piero Gramacchio – gli chiesi di fare un preventivo. Inizialmente chiese una cifra esagerata, pari a ottantamila euro, ed io gli spiegai che avremmo potuto procedere ad affidamento diretto solo qualora non si fosse superato il limite di ventimila euro”. Ma come, conosci il tuo interlocutore, sai che è “chiacchierato”, gli chiedi un preventivo e gli suggerisci anche il meccanismo per superare l’ostacolo di una eventuale gara d’appalto?
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Determine a scoppio ritardato
Il lavoro valeva 40mila euro e invece di indire una gara a cui potessero partecipare altre aziende, furono emesse due “determine” da 20mila euro ciascuna. Non subito, solo dopo numerose pressioni affinché l’incarico svolto fosse pagato. Da chi? Fregoni nel suo interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari dichiara di aver deciso lui di affidare a Salvatore Barbaro i lavori, Carbonera invece riferisce allo stesso giudice che i 40 mila euro erano stati pagati da Bicocchi e che “nemmeno un euro” era gravato sulle tasche dei cittadini di Buccinasco. Chi aveva ragione? In una sua ordinanza, è lo stesso magistrato a sottolineare come le due versioni non collimino. Ed è lo stesso titolare della Green Sistem a smentire Carbonera. Bicocchi in una deposizione del 27 gennaio 2006 dichiara di non aver mai pagato alcunché e che “le somme pretese da Salvatore Barbaro sono state pagate dal Comune”. L’imprenditore poco dopo fornisce anche la documentazione di quanto afferma.
L’ennesima discarica
Prima riassume l’intera vicenda. Dieci mesi dopo aver vinto l’appalto per la realizzazione dello Spina Verde, Bicocchi scrive all’architetto Minei, a Fregoni (responsabile unico del procedimento) e al sindaco Carbonera, denunciando la situazione venutasi a creare sull’area destinata al parco: un continuo viavai di camion scaricava abusivamente terra e macerie senza che alcuno intervenisse. Il luogo dove doveva sorgere un’area riservata ai giochi per bambini era ricoperto di materiali inquinanti, soprattutto eternit, provenienti da aree industriali dismesse. Era diventata una discarica, l’ennesima, a Buccinasco. Per questo motivo, durante una riunione a cui avevano partecipato anche l’ex sindaco Lanati in qualità di neoassessore ai lavori pubblici, lo stesso Bicocchi e Fregoni, l’imprenditore affermò di essere disponibile a rinunciare all’appalto, che pur ammontava a poco meno di 600mila euro. In quell’occasione, Fregoni confermò che avrebbe fatto sistemare il terreno a spese del Comune. E con una autorizzazione datata 5 febbraio 2003 affidò l’incarico di “pulizia e spianamento dell’area” a Rosario Barbaro.
Il tira e molla…
Tutti felici e contenti? Nemmeno per sogno. Due mesi dopo, Rosario Barbaro spiana le macerie e sulla scena entra l’azienda dei Quadrio che versa sull’area terra di coltivo che ricopre le macerie sottostanti. Nel cantiere c’è anche Salvatore Barbaro che, forse non informato dall’architetto Fregoni che il terreno sarebbe stato sistemato a spese del Comune, chiede a Bicocchi il pagamento di 40mila euro per il terreno che aveva scaricato all’inizio della vicenda. A giustificazione della sua pretesa, Barbaro rivela che sarebbe stato il sindaco Carbonera ad indirizzarlo perché l’appalto era intestato alla Green Sisten di conseguenza era la Green Sistem a doverlo liquidare. “Non ti ho affidato alcun incarico – è la tesi di Bicocchi – fatti pagare dal Comune”. Il tira e molla va avanti sino al successivo mese di ottobre quando sul sito del municipio appaiono due delibere, ognuna per un ammontare di 20mila euro, per un totale di 40mila euro. L’esatta cifra relativa ai lavori che i Barbaro avevano eseguito nel febbraio/marzo precedenti senza alcuna autorizzazione sull’area del parco Spina Verde.
Le anomalie
La ricostruzione di Bicocchi viene confermata ai giudici da Giuseppe Marzorati, responsabile delle manutenzioni del patrimonio comunale di Buccinasco. Marzorati dichiara al magistrato: “Parlando del parco Spina Verde e quindi della via Cadorna, in Comune ho reperito due determine… successive a quella dell’affidamento dei lavori alla Green System di cui non riesco a spiegarmi motivazioni, tempi e modalità di copertura economica”. Il funzionario continua “Nell’iter burocratico noto delle effettive anomalie: una riguardante le motivazioni dell’affidamento, l’altra riferita al fatto che i 40mila euro della Edil Company andavano ad aggiungersi alla precedente somma di 596.916,96 euro dell’affidamento alla Green System”.
Un altro paio di maniche
Affidare i lavori senza delibera sembrava fosse prassi ordinaria a Buccinasco. È lo stesso Marzorati che in una seconda deposizione ammette “probabilmente il fatto che la data della determina sia successiva al periodo reale in cui sono stati realizzati i lavori è dovuta alla necessità da parte dell’amministrazione comunale di sanare, regolarizzare tale situazione”. Che non fosse un caso isolato è documentato da una intercettazione telefonica tra una impiegata del Comune di Buccinasco e il ragioniere della Mo. Bar. Quest’ultimo doveva emettere una fattura per alcuni lavori già eseguiti senza che fosse stata approvata la specifica delibera. L’impiegata chiede al ragioniere: “la emette per una fornitura di terra di coltivo per conto dell’ente pubblico, per un giardino comunale?”. Alla risposta affermativa, la donna domanda: “Ma lei ha una delibera, una determina, un affidamento?”. La risposta: “Questo è un altro paio di maniche”.
L’accordo
In una relazione della Direzione investigativa antimafia depositata alla Camera dei deputati, relazione che ricostruisce le vicende capitate a Buccinasco tra il 2002 e il 2007, dopo aver ripercorso le diverse tappe riferite al parco Spina Verde, e ai rapporti tra il clan e la politica locale si sottolinea: “Tutto costituisce l’ulteriore conferma del ruolo dei Barbaro in quel comune dell’hinterland di Milano, posto che l’amministrazione comunale, non potendo sottostare alle loro pretese per motivi di « carattere formale » – nella specie la mancanza di una delibera – ha cercato l’accordo con la delinquenza mafiosa, anziché denunziare all’autorità giudiziaria le intimidazioni subite”. L’accordo sono le determine? Sembra non esserci alcun dubbio. “Tutto è accaduto – continua però la relazione – in un contesto di minacce e di intimidazioni continue e così il 12 ottobre 2003, è stata bruciata l’autovettura di Simone Bicocchi, mentre il precedente 26 marzo 2003 era stata bruciata l’autovettura del sindaco di Buccinasco Maurizio Carbonera” Si è trattato, anche in questo caso, di un incendio doloso effettuato mediante una bottiglia incendiaria.
La barriera antirumore
Lo spianamento del terreno al parco Spina Verde non era l’unico lavoro assegnato agli uomini del clan senza gara di appalto. Alcuni venivano affidati ad aziende paravento. Secondo Gregoria Stano, funzionario storico del comune di Buccinasco, nel 2003 avevano partecipato alla realizzazione della barriera antirumore di Rovido. Ai giudici rivela: “Segnalo che tutt’ora ci sono pezzi di prefabbricato sul lato Tangenziale… non si vedono e nessuno, probabilmente si è lamentato. Come i lavori fatti in via Resistenza… dove tutti sanno che li hanno realizzati i Barbaro ma nessuno parla e …prende provvedimenti”. Buccinasco appare crescere su una enorme discarica.
Il baby Rottigni
L’unico che sembra reagire allo strapotere del clan è Massimiliano Rottigni che, nel 2004, vincola la sua accettazione dell’incarico di responsabile dei lavori pubblici alla possibilità di “non presa in carico” di alcuni lavori “gestiti da personaggi discutibili e non affidabili vicini ai Barbaro”. Al magistrato che lo interroga Rottigni conferma: “In comune era risaputo che tutte le movimentazioni terra che avvenivano a Buccinasco dovevano passare dai Barbaro”. Purtroppo Massimiliano Rottigni è lo stesso funzionario che nel 2022 è stato arrestato, assieme a Carmelo Sparacino, consulente di aziende del settore della ristorazione, perché accusato di aver preso tangenti nell’appalto sulla mensa comunale di Buccinasco. Nel 2003 era uno sbarbato, poi, probabilmente, si è fatto i calli e si sarebbe lasciato, secondo l’accusa, corrompere.
Un paese senza memoria
L’inchiesta di pocketnews.it si chiude qui. Con un finale sull’attualità. In un incontro tenutosi nella sala Consiliare del Comune di Buccinasco, dello scorso 15 febbraio, incontro in cui 40 sindaci dell’hinterland milanese si sono riuniti per dire “No alle mafie”, don Luigi Ciotti, il presidente di Libera, l’associazione che della lotta alle mafie ha fatto uno dei suoi segni distintivi ha detto: “Un paese senza memoria, è un paese senza storia e senza verità”. A qualcuno, a Buccinasco e dintorni, saranno fischiate le orecchie. Soprattutto a coloro che cercano di nascondere sotto il tappeto la polvere inquinata delle responsabilità della propria consorteria. Non penali, responsabilità politiche. Ecco, questa inchiesta, certificata dalla mole di carte processuali che la redazione ha esaminato, è stato un tentativo di svegliare la memoria, di stabilire la verità su chi c’era e chi non c’era mentre la ‘ndrangheta metteva radici. Su chi ha chiuso gli occhi e chi no. E su chi, magari per paura, ha preferito girarsi dall’altra parte.














