
Una strada intitolata a un uomo che ha lasciato un segno nella storia della città, ma una cerimonia che accende le polemiche. A Rozzano, la titolazione di una via a Paolo Antonacci, padre del cantautore Biagio e figura conosciuta per il suo impegno politico e sociale sul territorio, è diventata terreno di scontro tra Giuseppe Foglia e l’Amministrazione comunale. Al centro della contestazione, le modalità con cui si è svolta la commemorazione: niente inviti ai consiglieri comunali, né di maggioranza né di opposizione, e nessuna comunicazione pubblica alla cittadinanza. A sollevare il caso è stato Foglia, che sui social ha affidato a un lungo ricordo personale la propria indignazione per quella che definisce una cerimonia organizzata «in completa clandestinità». Il suo intervento è stato condiviso da numerosi residenti, riportando l’attenzione su una figura che, al di là delle appartenenze politiche, ha rappresentato un punto di riferimento per una parte della comunità rozzanese.
«Ho ricordi personali di Paolo Antonacci, una persona mite e gentile, sempre indaffarata a cercare di aiutare chi più aveva bisogno della nostra comunità», scrive Foglia. Un amministratore politicamente schierato, ricorda, ma sempre disponibile al dialogo con interlocutori di ogni parte. Una persona che, insieme a tanti altri, aveva contribuito a costruire l’immagine di Rozzano come città della solidarietà, della vicinanza e dell’impegno sociale. Nel suo post, Foglia rievoca anche una cena con Antonacci, poco tempo prima della sua scomparsa, durante la quale i due avevano ripercorso episodi e protagonisti degli anni del loro impegno politico. Da qui la durezza delle parole rivolte all’Amministrazione: «Sono veramente allibito e sconcertato che l’Amministrazione comunale abbia voluto celebrare l’evento dell’intitolazione di una via cittadina a suo nome in completa clandestinità. Nessun invito ai consiglieri comunali, nessuna comunicazione alla città. Una vergogna».
«Una cerimonia senza sentimento, solo per una foto»
Interpellato da Pocketnews.it, Foglia rincara la dose e sposta la questione dal piano della semplice organizzazione a quello del rispetto dovuto alla memoria di Antonacci e ai suoi familiari. «Non hanno invitato i rappresentanti delle istituzioni e nemmeno la gente comune. È servita solo a fare la solita foto autocelebrativa. Sono indignato», afferma. Secondo Foglia, la decisione di dedicare una strada a una persona che ha condiviso tante vicende con la comunità avrebbe meritato un momento pubblico, capace di coinvolgere chi lo aveva conosciuto e gli aveva voluto bene. «Decidono di dedicargli una via e nel momento ufficiale della titolazione non lo hanno detto ad alcuno. Una cerimonia senza sentimento». L’esponente politico insiste soprattutto sulle possibili conseguenze per i familiari: la moglie e i figli, sostiene, avrebbero potuto aspettarsi la presenza di vecchi amici e compagni di percorso, rimasti invece all’oscuro dell’appuntamento. Un’assenza che, nella sua lettura, finisce per trasformare un riconoscimento pubblico in un’occasione mancata per la città.
Anselmo: «È stata la famiglia a chiedere una cerimonia privata»
La ricostruzione dell’assessore Domenico Anselmo è però completamente diversa. Sempre a Pocketnews.it, l’esponente della Giunta respinge l’idea di una scelta politica o di una volontà di escludere qualcuno e attribuisce la decisione direttamente ai familiari di Antonacci. «È stata la famiglia a chiedere una cerimonia in forma strettamente privata», spiega. Per questo, aggiunge, non è stato invitato alcun consigliere comunale, né di maggioranza né di minoranza. All’appuntamento era presente soltanto la Giunta. Anselmo richiama anche le possibili difficoltà organizzative legate alla notorietà di Biagio Antonacci. «La famiglia non voleva creare assembramenti. Vi immaginate quanta gente sarebbe arrivata se avesse saputo che nella strada ci sarebbe stato Biagio Antonacci? Probabilmente ci sarebbe stata una questione di ordine pubblico che andava gestita». La conclusione dell’assessore è netta: «È stata solo una scelta di buon senso, non politica». E sulla mancata partecipazione di amici e conoscenti aggiunge: «Se davvero ne avesse sentito la necessità, sarebbe stata la famiglia a invitare gli amici, o i presunti tali».
Due versioni opposte sul significato di una commemorazione
Il contrasto, dunque, riguarda soprattutto il significato da attribuire a quella cerimonia. Per Foglia, l’intitolazione di una strada a una figura importante per la storia sociale e politica di Rozzano avrebbe dovuto essere un momento condiviso con la cittadinanza, nel quale ritrovarsi e ricordare pubblicamente una persona stimata. Per Anselmo, invece, la scelta di mantenere l’appuntamento riservato ha risposto alla volontà dei familiari e all’esigenza di evitare problemi legati all’afflusso di persone. Due letture inconciliabili di una stessa giornata, che riportano al centro Paolo Antonacci e il rapporto costruito negli anni con la sua città. Resta il fatto che la polemica non riguarda il valore della persona ricordata, ma le modalità con cui la sua memoria è stata celebrata: un riconoscimento pubblico che, per alcuni, avrebbe dovuto coinvolgere l’intera comunità e che, secondo la versione fornita dal Comune, è stato invece organizzato nel rispetto della volontà della famiglia.
Il ricordo di Biagio
Dopo la cerimonia, Biagio Antonacci ha dedicato un messaggio al padre Paolo, ricordando l’arrivo della famiglia a Rozzano e la propria crescita. In un post su Instagram, il cantante ha scritto: «Ciao pà. Avevo tre anni quando siamo arrivati a Rozzano». Nel testo lo ringrazia per l’educazione ricevuta e per l’esempio lasciato. La dedica si apre con le parole: «Ti ringrazio, papà. Perché, oltre all’educazione, ci hai lasciato qualcosa di ancora più importante: l’esempio». Nel post su Instagram Antonacci racconta l’arrivo della famiglia a Rozzano e la sua crescita. «Ciao pà. Avevo tre anni quando siamo arrivati a Rozzano. Io, te e mamma. Finalmente una casa tutta nostra. Prima vivevamo a casa dei nonni, a Milano. Poi, grazie alla determinazione di mamma, l’Istituto Case Popolari ci assegnò un appartamento all’ottavo piano, in via Fiordalisi. Ricordo quella strada stretta, spesso avvolta nella nebbia, che ci collegava a Milano. Milano era lontana. Eppure, proprio lì, a Rozzano, in quella città di periferia, abbiamo trovato la nostra vita, la nostra fortuna. E tanti dei nostri sogni si sono realizzati. Poi è arrivato Graziano…














