
” Non hai le palle”. Ho più palle di te”. “Siete delle galline”, “Vorresti fare il gallo, ma non ci riesci”. A Trezzano sul Naviglio torna ad accendersi il dibattito politico, ma questa volta il tema non riguarda opere pubbliche, bilanci o schieramenti contrapposti. Al centro della discussione finiscono il linguaggio utilizzato nelle istituzioni, il rispetto tra amministratori e il ruolo delle donne nella vita politica cittadina. A riaprire la polemica è un intervento pubblico della lista civica Noi per Trezzano, rappresentata da Sandra Volpe e Domenico Spendio, che ha preso posizione dopo quanto accaduto durante l’ultima seduta del Consiglio comunale.
L’episodio si è verificato nel corso della discussione di una mozione presentata dal consigliere Claudio Albini sulla comunicazione delle celebrazioni del 2 Giugno. Nel dibattito era stata richiamata una presa di posizione della consigliera di Fratelli d’Italia Samantha Beccia, che aveva dichiarato di non essere stata informata dell’evento istituzionale. Durante il confronto in aula si è sviluppato un acceso botta e risposta tra la stessa Beccia e il consigliere Giuseppe Russomanno. Quest’ultimo avrebbe attribuito all’inesperienza politica della consigliera alcune sue valutazioni sulla vicenda. Alla replica della consigliera, che ha rivendicato le proprie convinzioni e il proprio impegno politico, il confronto si sarebbe ulteriormente irrigidito fino a sfociare in espressioni che hanno suscitato nuove polemiche. “Se hai le palle vota l’ordine del giorno della minoranza” la sfida lanciata da Russomanno. “Ho più palle di molti consiglieri che siedono sui banchi della maggioranza” la replica della sua ex compagna di partito
Lo scontro, tuttavia, non nasce oggi. I rapporti tra i due erano già stati segnati da precedenti tensioni politiche, risalenti al periodo in cui entrambi militavano nello stesso partito. In una precedente occasione, alcune espressioni utilizzate nei confronti di alcune consigliere comunali avevano già alimentato critiche e malumori. Era accaduto lo scorso anno, quando Beccia e un gruppo di colleghi di Fratelli d’Italia aveva defenestrato Russomanno dalla carica di capogruppo. In quel caso, Russomanno aveva definito la Beccia e alcune sue colleghe: “galline in un pollaio”. Quel primo attacco discriminatorio era passato sotto silenzio, il secondo, no.
A riportare la questione al centro del dibattito cittadino è stato il lungo intervento pubblicato sui social da Noi per Trezzano, che parla apertamente di «toni offensivi, aggressivi e discriminatori» e invita tutte le forze politiche a una riflessione sul clima che si respira nelle istituzioni. Secondo la lista civica, non si tratterebbe di un episodio isolato ma di comportamenti che nel tempo avrebbero colpito alcune consigliere comunali con modalità differenti rispetto a quelle utilizzate nei confronti degli uomini.
«Il confronto politico, anche quando acceso, deve sempre svolgersi nel rispetto reciproco, della dignità personale e del ruolo istituzionale di ciascun eletto», si legge nel documento diffuso dal gruppo politico. Un principio che dovrebbe rappresentare il fondamento stesso della vita democratica. Il Consiglio comunale è infatti il luogo nel quale idee e visioni differenti si confrontano, anche duramente, ma sempre all’interno di regole condivise che mettono al centro il rispetto delle persone.
La questione sollevata da Noi per Trezzano va oltre il singolo battibecco e richiama un tema più ampio: quello della partecipazione femminile alla vita pubblica e della necessità che donne e uomini possano svolgere il proprio ruolo politico senza essere esposti a linguaggi offensivi, stereotipi o forme di svalutazione personale. Le differenze di opinione sono il sale della democrazia. Gli attacchi personali, invece, rischiano di impoverire il confronto e di allontanare i cittadini dalla politica, soprattutto quando colpiscono la dignità delle persone anziché le loro idee.
Per questo il richiamo lanciato dalla lista civica assume un significato che va oltre le appartenenze politiche. La richiesta è quella di riportare il dibattito pubblico su un terreno di correttezza istituzionale, dove il dissenso possa esprimersi con fermezza ma senza trascendere in offese o discriminazioni. In una stagione nella quale la politica fatica spesso a riconquistare la fiducia dei cittadini, il rispetto reciproco non rappresenta soltanto una questione di buona educazione. È una condizione essenziale per la credibilità delle istituzioni e per la qualità della democrazia locale. Perché nelle aule consiliari si può e si deve discutere di tutto. Ma senza dimenticare che il rispetto delle persone viene prima di qualsiasi appartenenza politica.













