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Rozzano, sulla mensa scende in campo l’ex assessore Anselmo: criteri da rivedere per evitare di danneggiare le famiglie

Dopo la bufera scatenatasi sui social, con interventi che spaziavano tra il serio e il faceto, sulla questione si continua a discutere

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Nell’immagine, una mensa scolastica e, nel riquadro, l’ex assessore Domenico Anselmo

Continua a far discutere la decisione della giunta comunale di Rozzano, guidata dal sindaco Gianni Ferretti, di introdurre dei limiti alla distribuzione dei pasti gratuiti nelle mense scolastiche della città, resa pubblica ieri (Leggi qui). Dopo la bufera scatenatasi sui social, con interventi che spaziavano tra il serio e il faceto, sulla questione ha preso posizione anche Domenico Anselmo, il consigliere comunale che già tanti grattacapi ha provocato all’amministrazione Ferretti con la denuncia di alcune posizioni che potrebbero generare conflitto d’interesse tra gli eletti al consiglio comunale rozzanese.

Il tradimento

E, anche in questo caso, Anselmo non le manda a dire. Attacca su tutto il fronte e punta l’indice contro una scelta che “tradisce anche i principi socio-pedagogici che questa misura (la mensa gratuita n.dr.) rappresentava”. In un documento inviato alla redazione di pocketnews.it, il consigliere comunale passato dalle fila di Forza Italia a indipendente, dopo l’annuncio della formazione della nuova giunta, ha invitato il sindaco a rivedere i criteri che hanno portato alla decisione di far pagare il pasto a tutti coloro che hanno un Isee superiore ai 15mila e 900 euro circa.

Il diritto allo studio

“In qualità di consigliere comunale, – ha scritto nel documento – intendo esprimere il mio pensiero riguardo alla decisione di interrompere la misura della mensa scolastica gratuita, un tema che tocca direttamente il diritto allo studio e il benessere dei nostri ragazzi. Concettualmente, la mensa dovrebbe essere gratuita in tutta Italia, rientrando nel diritto allo studio, in quanto momento essenziale non solo per l’alimentazione, ma anche per la socializzazione e l’integrazione. In un paese dove vengono sperperati fondi pubblici per innumerevoli sprechi, lo Stato dovrebbe farsi carico di questa spesa fondamentale”.

Una scelta coraggiosa

“La misura della mensa gratuita, introdotta alcuni anni fa, ha rappresentato fin dall’inizio una scelta coraggiosa, ma difficilmente sostenibile per un comune senza un adeguato sostegno economico da parte dello Stato. Per cinque anni è stata portata avanti grazie a condizioni straordinarie, come la pandemia da COVID-19, che ha permesso un prolungamento temporaneo della sua sostenibilità. Tuttavia, non si può negare l’importanza pedagogica di questa scelta, che equiparava il tempo mensa al tempo scuola, favorendo l’abbattimento delle barriere sociali e culturali: mangiare insieme intorno a un tavolo è un momento di condivisione che accomuna tutti, senza distinzioni”.

L’importanza pedagogica

“È evidente – ha proseguito – che, senza una copertura economica statale, è impensabile che un comune possa farsi carico di questa spesa, magari ricorrendo ad entrate occasionali come le multe stradali. Il manifesto elettorale che promuoveva la mensa gratuita come un diritto acquisito oggi suona come una beffa: un messaggio che non solo non garantiva certezze per il futuro, ma mascherava una situazione finanziaria già critica. Le perdite accumulate in questi anni da Ama S.p.A., l’azienda comunale incaricata della gestione del servizio, hanno assorbito risorse che potevano essere destinate a interventi infrastrutturali e miglioramenti per tutta la comunità di Rozzano”.

Decisioni unilaterali

“In passato – ha sottolineato – , abbiamo sollecitato una revisione graduale della misura, consapevoli delle difficoltà economiche crescenti. Invece, ci siamo trovati di fronte a decisioni unilaterali che oggi introducono l’opzione del pasto da casa, scelta che appare non solo come un ripiego, ma che rischia di creare disagi ulteriori sia per le famiglie che per il personale scolastico. Come gestiremo i pranzi portati da casa? Dove i bambini potranno conservare il cibo? Saranno previste aree per riscaldare i pasti? Queste sono solo alcune delle problematiche logistiche che emergono e che potrebbero creare nuove disparità tra i bambini”.

Il rispetto dei valori educativi

“La delibera che segna la fine della mensa gratuita è una decisione che, oltre a non garantire la sostenibilità economica, tradisce anche i principi socio-pedagogici che questa misura rappresentava. Comprendiamo la necessità di riorganizzare il servizio e di ripristinare un equilibrio finanziario, ma ciò dovrebbe avvenire con una strategia chiara, che rispetti i valori educativi su cui abbiamo sempre creduto e che non penalizzi le famiglie”.

Filo logico

Come consigliere comunale, – ha concluso – ribadisco la mia convinzione: va bene che si paghi, ma serve un filo logico e una visione che al momento, purtroppo, non vedo. Invito quindi il Sindaco e l’amministrazione a un confronto aperto e trasparente con i cittadini e le famiglie, per trovare soluzioni sostenibili che mantengano intatto il valore educativo e sociale del tempo mensa, ed economico visto l’enorme disparità tra le fasce di reddito visto che da isse a 16.000 ed una famiglia che ha un isee 36.000 vengono equiparate tutte pagano la retta intera .Abbiamo il dovere di evitare di creare ulteriori disuguaglianze tra i nostri bambini”.

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