sabato - 27 Novembre 2021
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Riscoppia la polemica sulle vaccinazioni e richiami anticovid: mandati in altre province per la terza dose, molti rinunciano

Secondo i tecnici del Pd, da Cesano Boscone, se si vuole avere un appuntamento in tempi brevi si viene inviati a Varese, altrimenti si va a Lurate Caccivio, a 44 chilometri di distanza

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Nella foto, l’inoculazione di un vaccino anticovid e, nel riquadro, il consigliere regionale del Pd, Carmela Rozza

Riscoppia la polemica sui tempi e sulle distanze da percorrere per le vaccinazioni e i richiami anticovid. Ad accendere la miccia, è stata questa mattina Carmela Rozza, consigliere regionale del Pd che dopo aver scritto un post in cui definiva Daniela Santanchè «Inquietante. Tra silicone e Photoshop il grottesco è servito» oggi ha deciso di attaccare a testa bassa la gestione delle prenotazioni della terza dose dei vaccini anticovid.

L’accusa è di facile presa: “Ci sono lombardi mandati in altre province per terza dose, molti rinunciano”. “Ci giungono – ha sottolineato in una nota stampa – segnalazioni da ogni territorio di cittadini che stanno cercando di prenotare la terza dose e si trovano di fronte appuntamenti lontani da casa o non prima di alcune settimane”.

Da Cesano Boscone – dicono dal Pd – si può avere un appuntamento in tempi brevi a Varese, altrimenti si va a Lurate Caccivio, a 44 chilometri da casa. Per stare nella Città Metropolitana di Milano, un cittadino di Cesano Boscone può andare a Basiano a fine dicembre, e i chilometri salgono a 47.

Non solo hinterland. Da San Siro a Lecco e Vimercate per essere vaccinati con la terza dose il 30 novembre, altrimenti in città non prima di gennaio. Da Bagnolo Cremasco, in provincia di Cremona, fino in piazza Novelli a Milano il 7 dicembre e se non si può, c’è posto a Chiari, in provincia di Brescia.

I dati indicati sono frutto di simulazioni fatte questa mattina, tra le 11 e le 12, dal gruppo regionale del Partito Democratico, immettendo nel sistema di prenotazione i dati di cittadini over 40 a cui sono scaduti già i 180 giorni dalla seconda dose, quindi pronti per l’inoculazione del richiamo.

“Il risultato – ha denunciato Rozza – è che molti di loro rinunciano a prenotare, sperando di avere miglior fortuna nei prossimi giorni, e quindi rischiando di perdere settimane preziose prima dell’inoculazione, mentre il virus torna a correre. Il dramma è che i posti oggi non ci sono, perché tra agosto e settembre la Regione ha chiuso o ridotto gli hub vaccinali e ora non riesce a potenziare in tempi brevi quelli rimasti”.

Dalla Regione rispondono che quello del consigliere Rozza è facile allarmismo messo in campo solo per far dimenticare le troppe gaffes di cui l’esponente del Pd si è resa protagonista in questi ultimi giorni.

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