giovedì - 5 Agosto 2021
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Riciclaggio: arrestato imprenditore vicino al clan Barbaro-Papalia di Buccinasco

L’operazione è scattata questa mattina: 150 carabinieri hanno bussato alla porta delle residenze dei malviventi in tutto il Nord Italia

Sono 21 le persone raggiunte da misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Brescia, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di “associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, dichiarazione fraudolenta mediante ed emissione di fatture per operazioni inesistenti”. Il gruppo sgominato aveva stretti legami con il clan Barbaro- Papalia di Buccinasco che avrebbe favorito riciclandone gli introiti illegali.

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I provvedimenti rappresentano l’epilogo di una indagine durata tre anni. Otto indagati sono stati incarcerati, sei gli arresti ai domiciliari, cinque obbligo di dimora e la sospensioni della funziona pubblica nei confronti di due appartenenti alle forze dell’ordine che si adoperavano per favorire la consorteria. L’operazione è scattata questa mattina. 150 carabinieri hanno bussato alla porta delle residenze dei malviventi in tutto il Nord Italia, in Lombardia, Piemonte e Liguria.

Sempre secondo quanto riferito dai carabinieri, l’indagine, avviata nell’agosto 2017, “ha accertato che al vertice dell’organizzazione c’era l’imprenditore pregiudicato Francesco Mura, residente nel Bresciano. Insieme con altri membri del clan, tra i quali alcuni già noti e pregiudicati, utilizzava alcune imprese televisive locali e nazionali  per riciclare “ingenti risorse economiche, frutto anche di attività illecite”.

In che modo? Con l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti. “Tale sistema, – c’è scritto nel provvedimento del giudice – garantendo l’evasione fiscale e la disponibilità di somme contanti sottratte al fisco operazioni che, appunto, favorivano anche esponenti di spicco della ‘ndrina Barbaro-Papalia di Buccinasco.

Sempre secondo i vertici dell’Arma, “Mura si avvaleva di un complesso reticolo di sodali, da lui coordinati, per generare e accantonare denaro contante, difficilmente tracciabile, ricavato principalmente da una serie d’illeciti di natura fiscale, quali contabilizzazione di spese per servizi inesistenti, nonché sfruttando fenomeni di evasione fiscale attuati attraverso dichiarazioni fraudolente”.

 

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