
Trezzano sul Naviglio offre una buona gamma di ristoranti. Da quelli con le stelline, citati della guida Michelin, alle osterie di paese. Però, anche per la fascia alta e i locali storici, in questi anni c’è stato un vortice di cambiamenti, chiusure e trasformazioni che rende difficile attribuire giudizi alla gestione più recente. I locali non mancano, ma molti sono pizzerie, ristoranti delle grandi catene, fra cui ci sono gli “all you can it”, oltre a qualche altro marchio. Ci sono poche eccezioni che riguardano i veri ristoranti. Abbiamo provato a selezionarli.
Bacco e Arianna si trova in Via Circonvallazione 1 ed è un ristorante citato dalla guida Michelin. La sua specialità è un piatto lungo un metro in cui mettono di tutto calibrato per due persone a 116 euro (58 quando è per una). Si è specializzato sul pesce e sui vini. Interessanti le tagliatelle, pesto di basilico e menta, fave, crema di bufala e piovra e i tortelli di ricciola e lardo di colonnata con zucchine marinati e fiori di zucca. Da rivedere il ceviche di ricciola con burrata di Andria, taccole, pop corn e mango (il ceviche è un piatto tipico delle cucine dell’America Latina, con preparazione a base di pesce crudo marinato, generalmente in succo di agrumi, e insaporito con spezie). Le molte recensioni sul web dovrebbero dare una certa sicurezza, anche se l’occhio attento può notare una irregolarità sospetta. È causale che le recensioni (su Tripadvisor) siano esattamente una al mese oppure è segno che ha fatto un abbonamento annuale per la pubblicazione di 12 recensioni positive all’anno? Infatti non ci sono valutazioni negative. Nemmeno una serata recente è andata male. I prezzi sono alti? Chi va da Bacco e Arianna si aspetta di spendere di più, e non si lamenta. Ha messo nella “brand reputation” lo stesso amore per il perfezionismo che c’è in tavola. Non c’è una virgola fuori posto, e non è permesso nessun fuori programma. Il che in anime libere come le nostre genera qualche perplessità. Anche se il ranking del web gli assegna 4,5 stelle.
Pesce & Farina è in Viale Cristoforo Colombo 23. Qui si viene per mangiare il pesce, ma anche le pizze gourmet non sono male (assaggiata una con quattro tipi di patate diverse). Interessanti anche i ravioli di scorfano con pomodorini gialli. I secondi sono nella norma e salgono o scendono di livello secondo il pescato del giorno, comunque sempre fresco. Però, anche in questo caso le fin troppo numerose recensioni positive, inducono a sospettare la loro manipolazione. Tranne una negativa a causa di un riccio di mare accusato di essere la causa di un mal di pancia che ha fatto scattare il proprietario, gentile ma perentorio nella protesta. I suoi crudi di pesce non si toccano. Sono molto attenti alla “brand reputation” e interagiscono online con i clienti senza però essere polemici. È un buon segno, nonostante sia difficile che in 7 anni non gli sia mai andato male un pranzo o una cena e non abbia avuto una recensione che non sia non ottima. Infatti, il giudizio del suoi clienti (veri o presunti) sul web è 4,5 stelle tendente al 5.
L’Osteria del Ponte è in Via Vittorio Veneto al 22 e non è una osteria ma un ristorante di lusso specializzato in cucina milanese. Da quanto si legge nelle recensioni ha portato l’ossobuco e il risotto giallo a presentazioni e gusto dell’alta cucina. Si dice che gli amanti della cucina lombarda trovano qui “pane (e non solo) per i loro denti”. Dai mondeghili al risotto alla milanese con midollo arrosto, dalle cervella di vitello con cavolfiori all’orecchia di elefante. Le recensioni sono tante su tutti i social, ma non numerosissime nell’ultimo anno. Non originali? Il sospetto può nascere perché alcune sono state scritte e pubblicate a diverse settimane di distanza rispetto alla data della visita. Ottenere una recensione positiva è un’ impresa, ma riuscire a ottenere che un cliente la scriva giorni dopo, è davvero miracoloso. Poche le critiche, la maggior parte è relativa ai tempi di attesa troppo lunghi, qualche altra ai prezzi un po’ alti, ma anche le recensioni negative contengono commenti positivi per i piatti e il cibo. Confermiamo che il risotto giallo all’osso buco è da assaggiare. Il ranking è di 4 stelle piene.
Cascina Antonietta è in via cascina Antonietta. È una vera cascina di campagna che però ha perso l’anima della vecchia proprietaria, Silvana Tomasini. Il ristorante è stato ricavato nella casa di famiglia. Sino a qualche tempo fa era il punto di riferimento degli amanti della cucina lombarda. Oggi, i piatti sembrano aver perso identità e anche il servizio (troppa fretta di togliere i piatti), sempre stato più che familiare, risente del clima di leggero abbandono che regna al suo interno. Certamente necessita di essere rilanciata. Anche perché è un bel posto: sala interna con camino del 700 (una volta arricchita da pianoforte), giardino e veranda all’interno della quale poter pasteggiare a pranzo e a cena. La sua “brand reputation” si basa su recensioni (né troppe, né poche) che sembrano tutte naturali, ce ne sono negative e ce ne sono di positive. La media le assegna 4 stelle o poco meno.
Il Gauguin Restaurant Cafe è in via Leonardo da vinci 43. La sua paella è famosa a Trezzano e dintorni, come le linguine all’astice e il risotto con i fiori di zucca. Anche le pizze sono apprezzate (consigliata la Bomba con pomodorino pachino, prosciutto crudo e rucola). La raccolta di un buon numero di recensioni sui siti specializzati gli hanno assicurato una buona reputazione online. La maggioranza sono nella fascia positiva ma ce ne sono anche nella fascia negativa. In alcune, il cliente scrive di essere di casa. Sensazione che non si prova a pranzo con il locale affollato da decine di impiegati e dirigenti delle aziende circostanti che lo frequentano, ma la sera dopo la prima ondata di “cenaioli”. Il giudizio dei quali gli assegna 4 stelle.
Ca’Solare è in via Circonvallazione 43. Trova ospitalità nel vecchio “Casone” showroom di una coppia di artisti della ceramica trasferitasi a Essauirà in Marocco. La location è imperdibile con ambienti tipici di una vecchia casa di campagna lombarda e un giardino che da solo meritava e merita una visita. Va meno bene in cucina. Ha puntato il suo marketing sull’offerta di carne alla brace di legno di ulivo che regalerebbe essenze e aromi non sempre riconoscibili al gusto e all’olfatto. Il menu, comunque, non brilla di fantasia: pasta e ceci, risotto alla parmigiana, stinco al forno. La reputazione sul web è altalenante, nonostante le molte recensioni e la presenza di un marketing che risponde con gentilezza anche ai messaggi negativi. Ultimamente le recensioni sono negative e descrivono grandi lamentele e promesse di non andarci più, per il cattivo servizio. Si capisce il motivo nel primo messaggi Facebook dopo la riapertura di settembre: è un annuncio per la ricerca di personale. Cercano un nuovo chef e un nuovo barman. Tranne l’atmosfera che si fregia di 4 stelle, tutto il resto supera di poco le 3 stelle.
L’Angolo sul Naviglio si trova in via Quasimodo al numero 19. Quello che colpisce a prima vista è la sua location. È adiacente il Naviglio e apre le sue sale all’interno di una vecchia cascina del ‘400 ristrutturata più di una decina di anni fa. Domina il suo ingresso un imponente orologio. Come si mangia? Chi scrive, lo ha frequentato poco dopo la sua inaugurazione: il cibo era eccezionale. L’essenza della cucina lombarda in qualche caso rivisitata con un tocco di fantasia. Poi ha subito alcuni passaggi nella gestione. Il cambio degli chef a volte fa fare il salto di qualità, a volte il salto non avviene, anzi si scende di qualche gradino. Il menu attuale non ha tocchi di classe, ma propone piatti che ci si aspetta di trovare in un ristorante con cucina tradizionale: cotoletta alla milanese (23 euro) pennette all’arrabbiata, risotti, tagliata con rucola, misto griglia. In media il giudizio dei clienti sul web gli assegna 4 stelle per cucina e servizio, 3,5 stelle per il rapporto qualità/prezzo. Su Google le stelle sfiorano quota 4,5, ma come sempre i giudizi vanno analizzati per capire se sono autentici.
Ha collaborato Ilaria Preti
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