martedì - 20 Febbraio 2024
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Processo per diffamazione tra il boss Rocco Papalia e Klaus Davi, domani una nuova udienza

La contesa riguarda l’affissione dei manifesti in cui il boss era vestito da donna fatti affiggere dal giornalista a Buccinasco

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Si terrà domani, venerdì 1 dicembre nel tribunale di Milano, una nuova udienza che vede contrapposto il boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia a Klaus Davi, massmediologo televisivo. In questo “caso” non è Papalia a sedere sul banco degli imputati, ma il suo avversario accusato di diffamazione perché nel dicembre del 2017 aveva fatto affiggere a Buccinasco e dintorni dei manifesti che raffiguravano Papalia vestito da donna. Il giornalista è imputato per “aver leso la reputazione” del noto capo ‘ndrangheta con l’aggravante di avergli arrecato “offesa mediante un mezzo di pubblicità, ossia i manifesti pubblici”.

L’onore offeso

Quella di Davi era sembrata una provocazione. Il testo del manifesto (nella foto qui in alto) recitava: “Secondo i magistrati, i più importanti boss, per sfuggire alle forze dell’ordine si travestono da donna: ecco la versione femminile di Rocco Papalia. E poi proseguiva: “Sostieni l’iniziativa di Klaus Daviper la realizzazione di un format contro la ‘ndrangheta, dai il tuo contributo”. Era a caccia di fondi e pensava di suscitare interesse con l’affissione di quei manifesti in un territorio che porta ancora le ferite fisiche e morali della presenza della ‘ndrangheta. Non aveva tenuto conto “dell’onore offeso” del veccho boss che lo aveva denunciato

Parte lesa

Nei giorni scorsi, Papalia, durante un’udienza, è stato ascoltato come parte lesa dal giudice Maria Cristina Matassi, pubblico ministero del procedimento. Il boss, che ha già scontato più di 27 anni di carcere per un omicidio avvenuto negli Anni 80, è stato anche interrogato dall’avvocato di Davi, Simona Giannetti. L’uomo considerato a lungo ai vertici del clan Barbaro – Papalia, clan ha a lungo terrorizzato imprenditori del movimento terra nell’hinterland milanese, ha confessato di aver appreso dai giornali la notizia dell’affissione dei manifesti con la sua immagine stravolta: “Non uscivo più di casa! – ha detto – Io non mi sono mai vestito da donna e mi sono offeso perché le persone per strada mi indicavano e commentavano i manifesti in cui venivo rappresentato in quel modo”.

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