
Le indagini si concentrano sempre più sulla vita privata di Alessio Borelli, il 41enne trovato senza vita sabato pomeriggio nel suo appartamento all’ottavo piano di via Parini 11, a Corsico. I carabinieri della Compagnia di Corsico e del Nucleo Investigativo di Milano, coordinati dal pubblico ministero Ilaria Perinu, stanno ricostruendo gli ultimi giorni della vittima nel tentativo di dare un nome e un volto al suo assassino. L’ipotesi che prende sempre più corpo è che il movente del delitto sia maturato nell’ambito delle relazioni personali del quarantunenne, più che nei suoi precedenti giudiziari. Gli investigatori, infatti, ritengono al momento poco probabile un collegamento con i reati per droga risalenti a diversi anni fa, pur continuando ad analizzare ogni aspetto del suo passato.
Da quasi otto anni Borelli lavorava come operatore in un call center con sede a Corsico, a circa due chilometri dalla sua abitazione. Prima aveva svolto diverse esperienze professionali: era stato agente assicurativo per Generali, supervisore in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti e persone con problemi di alcol nelle Marche e, all’inizio della sua carriera, direttore di un negozio di abbigliamento a Cinisello Balsamo. Un percorso lavorativo stabile che, almeno all’apparenza, descriveva una persona inserita nel mondo del lavoro.
Parallelamente emerge però un passato segnato da alcuni precedenti legati agli stupefacenti. Il più rilevante risale a circa dieci anni fa, quando Borelli finì agli arresti domiciliari con l’accusa di aver ceduto una sostanza sintetica utilizzata nel cosiddetto “chemsex”. Un episodio che oggi gli investigatori considerano ormai lontano nel tempo e che, almeno allo stato attuale, non sembrerebbe rappresentare la chiave per spiegare l’omicidio. L’attenzione si è quindi spostata sulle frequentazioni più recenti della vittima. Militari e magistrato stanno ricostruendo la rete di rapporti personali di Borelli, analizzando il suo telefono cellulare, il computer e i tabulati telefonici, oltre alle immagini delle poche telecamere presenti nella zona.
Un tassello importante dell’inchiesta è rappresentato dalla violenta lite segnalata dai vicini mercoledì scorso. Quel giorno alcuni residenti avevano chiamato i carabinieri per il forte trambusto proveniente dall’appartamento del quarantunenne. All’arrivo della pattuglia, però, nessuno aveva aperto la porta e l’intervento si era concluso senza ulteriori sviluppi. Oggi gli investigatori non escludono che quella discussione possa essere direttamente collegata all’omicidio e che Borelli fosse già morto, o gravemente ferito, quando i militari lasciarono il condominio.
La tragica scoperta è avvenuta soltanto sabato pomeriggio, quando i vigili del fuoco, allertati dai condomini per il forte odore proveniente dall’appartamento, sono entrati passando da una finestra. Il corpo del quarantunenne giaceva sul pavimento dell’abitazione in avanzato stato di decomposizione. Accanto al cadavere è stato trovato un coltello da cucina sporco di sangue, ritenuto una possibile arma del delitto. Sul corpo erano presenti ferite da arma da taglio all’addome, mentre sul collo il medico legale ha riscontrato segni che potrebbero essere compatibili con uno strangolamento. Sarà l’autopsia a stabilire l’esatta causa della morte e a ricostruire la sequenza dell’aggressione.
Gli investigatori hanno trovato l’appartamento completamente a soqquadro, un particolare che lascia ipotizzare una colluttazione tra la vittima e il suo aggressore. All’interno dell’alloggio, almeno a un primo controllo, non sembrerebbero mancare oggetti di valore. A risultare sparito sarebbe invece il mazzo di chiavi dell’abitazione. Proprio questo dettaglio rappresenta uno degli elementi più significativi dell’inchiesta. La porta d’ingresso era infatti chiusa e i vigili del fuoco, dopo essere entrati dalla finestra, hanno dovuto aprirla dall’interno per consentire l’accesso agli investigatori. Un particolare che rafforza l’ipotesi che l’assassino abbia lasciato l’appartamento chiudendo la porta alle proprie spalle e portando con sé le chiavi.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti della Sezione Investigazioni Scientifiche, impegnata nella ricerca di impronte digitali, tracce biologiche e qualsiasi elemento utile a identificare chi, nei giorni scorsi, è entrato nell’appartamento di via Parini. Le prossime ore saranno decisive anche per chiarire il ruolo delle frequentazioni segnalate dai residenti del palazzo. Secondo diversi condomini, infatti, negli ultimi mesi dall’appartamento di Borelli era stato notato un continuo via vai di persone e non erano mancati episodi di schiamazzi e feste, tanto da richiedere più volte l’intervento delle forze dell’ordine. Circostanze che ora potrebbero aiutare gli investigatori a ricostruire le ultime ore di vita del quarantunenne e a individuare il movente di un delitto che resta ancora senza un colpevole.













