
Ci sono luoghi che sembrano lontanissimi, e invece sono praticamente dietro casa. Morimondo è uno di questi. Da Corsico bastano poco più di venti minuti d’auto. Da Buccinasco, Rozzano o Cesano Boscone si arriva in meno di mezz’ora. Eppure, appena si imbocca la strada che attraversa le campagne del Parco del Ticino, il paesaggio cambia completamente. Spariscono il traffico, i semafori e i centri commerciali. Cominciano le risaie, i filari di pioppi e le cascine. Poi, all’improvviso, compare il campanile dell’Abbazia. È il cuore di Morimondo, uno dei borghi più belli della Lombardia.
Il paese nato grazie ai monaci
L’Abbazia venne fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi provenienti dalla Francia. Non arrivarono soltanto per pregare. Bonificarono i terreni, costruirono canali, introdussero nuove tecniche agricole e contribuirono a trasformare una parte della valle del Ticino in una delle campagne più produttive della Lombardia. Ancora oggi passeggiando tra i vicoli del borgo si respira quell’atmosfera semplice e ordinata che caratterizzava i monasteri medievali. La chiesa, costruita in mattoni a vista, è uno degli esempi più affascinanti di architettura cistercense della regione. Entrando, colpiscono il silenzio e la luce che filtra dalle finestre, creando un ambiente essenziale ma suggestivo. L’Abbazia rappresenta uno dei più grandiosi esempi di architettura medievale rimasti intatti nel milanese.
Le marcite
L’intera struttura, rimasta pressoché invariata, comprende la chiesa, il chiostro, la sala capitolare, le celle dei monaci, il refettorio e lo scriptorium. Tutto attorno resta ancora oggi visibile il sistema delle Marcite di Morimondo che, nei secoli passati, garantì al complesso incredibili risorse agricole. Qui è possibile ammirare affreschi quattrocenteschi e cinquecentenschi, begli arredi liturgici come l’acquasantiera del XIV secolo e soprattutto il magnifico coro ligneo intarsiato del Cinquecento, proseguendo poi nel chiostro e nei locali destinati alla vita monastica, tra cui l’affascinante scriptorium, resi agibili dal recente restauro.
Perdersi tra le vie del borgo
Il consiglio è semplice: dimenticate l’orologio. Morimondo non si visita seguendo una mappa. Si scopre camminando lentamente. Le case in cotto, i piccoli cortili, i porticati e le vecchie cascine raccontano una Lombardia contadina che, in gran parte, è scomparsa. Ogni angolo offre uno scorcio diverso e chi ama la fotografia troverà decine di punti perfetti per uno scatto. Non c’è niente, intorno, che possa sconvolgere la serenità di una giornata in campagna: niente improbabili condomini, brutture visive o cemento. Siamo nel Parco Regionale della Valle del Ticino, fiume che nel tratto da Abbiategrasso alla Zelata mostra il meglio di sé sotto il profilo ambientale.
La passeggiata che pochi conoscono
Molti visitano l’Abbazia e ripartono. È un errore. Dal centro del paese partono infatti alcuni sentieri che attraversano i campi e conducono verso il Parco del Ticino. Sono percorsi semplici, quasi completamente pianeggianti, adatti anche alle famiglie e a chi non è allenato. Al mattino presto o verso sera è facile incontrare aironi, garzette, lepri e, con un po’ di fortuna, persino il martin pescatore. Fontanili, marcite, risaie; e poi pioppeti, ontaneti (l’ontano nero è il re degli alberi), campi che si susseguono a perdita d’occhio. A Morimondo ci sono 14 cascine, alcune delle quali derivano direttamente da quelle fondate dai cistercensi
Cosa si mangia
Una gita a Morimondo non è completa senza fermarsi a tavola. Qui i protagonisti sono il risotto, preparato con il riso coltivato nelle campagne circostanti, i salumi della tradizione lombarda, la cassoeula nella stagione fredda e gli immancabili formaggi prodotti nelle cascine della zona. Chi ama i dolci può cercare le piccole pasticcerie artigianali del borgo, dove spesso si trovano biscotti preparati secondo ricette tradizionali.
Pregi
È vicino. Si gira tranquillamente in una giornata. Si spende poco. È ideale per famiglie, coppie, ciclisti e fotografi. Non serve organizzare nulla.
Difetti
Nelle domeniche primaverili e autunnali il borgo può essere molto affollato. Con il caldo intenso conviene arrivare entro le nove del mattino oppure nel tardo pomeriggio.
La curiosità
Sapete perché si chiama Morimondo? Secondo la tradizione il nome deriva dal latino Mori Mundus, cioè “morire al mondo”. Era il principio seguito dai monaci cistercensi, che lasciavano la vita mondana per dedicarsi al lavoro, alla preghiera e alla comunità. Oggi, quasi novecento anni dopo, quel nome sembra avere assunto un altro significato. Per qualche ora, passeggiando tra queste strade di mattoni, ci si dimentica davvero del mondo che corre là fuori.














