lunedì - 25 Ottobre 2021
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“Mio padre era una persona perbene, un grande politico e, soprattutto, un uomo onesto”

Ecco il ricordo di Alessandra Tedeschi, la figlia dell’ex parlamentare trezzanese, gambizzato dalle Brigate Rosse, scomparso agli inizi di agosto

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Nella foto, Nadir Tedeschi, scomparso poche settimane fa, con la figlia Alessandra

È trascorso circa un mese dalla scomparsa di Nadir Tedeschi, ex parlamentare, che aveva con Trezzano un legame strettissimo. È scomparso nella città in cui ha vissuto gran parte della sua vita, la città che lo ha accompagnato durante tutta la sua carriera politica e professionale. È scomparso circondato dall’affetto dei suoi familiari e, soprattutto, della figlia Alessandra con cui, lui ultranovantenne, condivideva ancora progetti.

Ed è con Alessandra che pocketnews.it traccia il ritratto privato di un uomo pubblico che si è sempre speso in nome dei valori di solidarietà, accoglienza, attenzione verso gli altri, verso i più deboli, verso coloro che non hanno opportunità. In Parlamento, infatti, si è occupato di riforma sanitaria, di lavoro part time, diventando poi presidente di fondazioni come l’Istituto Clerici e Le Vele, che si occupano di formazione professionale, e di Sacra Famiglia, che assiste migliaia di pazienti, molti dei quali non autosufficienti.

Una vita intensa la sua, una vita che lo aveva messo nel mirino delle Brigate Rosse. Nel 1980 fu vittima di un attentato organizzato dalla colonna Walter Alasia, da cui ne uscì ferito alle gambe, mentre si trovava nella sede dell’allora DC di via Mottarone, a Milano. Quelli erano gli “Anni di piombo”. Ecco l’intervista.

Il portale della diocesi di Milano ha scritto di suo padre: “Ci sono persone che lasciano tracce di sé nella storia e un segno indelebile nei cuori delle persone che incontrano”, Nadir era “persona perbene e politico di valore”. E la definizione che meglio lo descrive?
“Il concetto di base è giusto ma credo che l’aggettivo più corretto sia: onesto. Era l’uomo politicamente più corretto al mondo: non si è mai arricchito e non è stato mai inquisito, in un momento in cui la maggioranza dei politici italiani era sotto accusa. Onesto è la definizione che meglio gli si addice”.

Suo padre è stato un sponente della sinistra dello Scudocrociato. Stretto collaboratore di Vittorino Colombo, fu eletto alla Camera già nel 1976. In quella stessa legislatura divenne correlatore della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale. Non male per un “debuttante” sulla scena politica italiana?
“In quel periodo, nonostante fosse “un debuttante” come dice lei”, ha ricoperto un ruolo importantissimo. Ha lavorato non solo sulla riforma sanitaria (su cui, negli ultimi anni, pensava si potesse “fare di più”), ma anche sulla legge che ha introdotto in Italia il lavoro part time che ha aperto le porte delle aziende a centinaia di migliaia di persone”.

navigliosportUn attivismo, il suo, che lo ha messo nel mirino del terrorismo. Quando e come ha saputo che suo padre era rimasto vittima di un attentato delle Brigate Rosse?
“Avevo 15 anni. In famiglia si respirava una certa tensione causata dal clima che circondava tutti coloro che avevano ruoli politici. Ci rendevamo conto che “poteva succedere”. Il clima non era dei migliori. In casa arrivavano telefonate strane, si aveva l’impressione che qualcuno ci controllasse. Ho saputo dell’attentato la mattina dell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Pasqua. Mi sono svegliata e ho visto mio fratello, che di solito a quell’ora dormiva ancora, già vestito. Mia madre era stravolta. Mio fratello ha detto solo: “Papà è vivo”. Allora ho capito che era successo qualcosa: gli avevano sparato”.

Quali conseguenze psicofisiche ha lasciato quell’episodio all’interno della vostra famiglia?
“Mia madre ha vissuto il post attentato con sollievo: suo marito era vivo e questo era l’importante. Mio padre invece ha vissuto quell’episodio come un’onta. Non amava ricordarlo, non si considerava un eroe: aveva capito la pochezza delle persone che lo avevano colpito. Lui, forse li ha perdonati, mio fratello, no! È stato un periodo difficile che dal punto di vista familiare abbiamo affrontato uniti, tutti insieme. Un periodo che ci ha permesso di scoprire chi erano i veri amici, alcuni dei quali ci hanno aiutato anche economicamente, e i voltagabbana”

Sul fronte politico nazionale, suo padre si era battuto per l’alleanza tra l’allora Pc e la Dc. L’idea di due forze popolari che si uniscono per risolvere i problemi della gente era un suo cavallo di battaglia. Un cavallo di battaglia che ha trovato una sintesi a livello locale con l’attuale coalizione che governa Trezzano?
“Decisamente sì”

Qual è l’eredità politica che ha lasciato?
“Quella di continuare un’attività politica e istituzionale estremamente attenta al servizio del bene comune”.

Un altro cavallo di battaglia di suo padre era la formazione professionale. Con Walter Damiani, fu promotore nella nascita della Fondazione Luigi Clerici, ente di formazione che ha la sua sede a Milano. Perché la fine di quell’esperienza lo aveva amareggiato?
“Lui amava vivere in pace con tutti. Alla fine del suo mandato ci sono state delle incomprensioni con una persona di cui si fidava, che considerava come un figlio e che invece lo ha deluso”.

Lasciata la Clerici, fondò assieme a Livia Annolfi la fondazione “Le Vele” caratterizzata da uno stretto rapporto con il mondo imprenditoriale. Un’altra sua intuizione: formazione e impresa, un ticket imprescindibile oggi se si vuole garantire l’accesso al lavoro da parte di chi affronta qualsiasi corso propedeutico a un’occupazione?
“Certo, il rapporto tra formazione professionale e imprese è un’altra intuizione di mio padre. Collaborare con le aziende significava per lui comprenderne le esigenze e organizzare dei corsi di formazione su misura, in modo da preparare personale che sia subito in grado di soddisfarle. È un’ulteriore eredità che ci ha lasciato”.

Il nuovo presidente della fondazione “Le Vele” ha annunciato di voler onorare la memoria di suo padre organizzando un evento nazionale che affronti temi legati al lavoro nell’attuale società. È il modo giusto per ricordarlo o si potrebbe fare di più?
“Mio padre è stato presidente della Fondazione “Le Vele” sino a un mese prima della sua morte. Per ricordarlo mi piacerebbe che gli venisse titolata la scuola di formazione professionale che, assieme al sindaco Fabio Bottero, sto cercando di aprire a Trezzano. Ecco, se ci riuscissi, invece di dedicargli una via o una piazza, vorrei che gli fosse dedicata la scuola: lui sarebbe più contento”.

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