giovedì - 15 Aprile 2021
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L’appello disperato di una madre: “Date un tetto ai miei due figli”

Raffaella Petrachi, 31 anni, mamma di due bimbi di 6 anni e di 2 anni, Asia e David, dal 15 gennaio corre il rischio di ritrovarsi in mezzo alla strada

Cesano_madre_sfrattataLa sua è una storia che lascia sconcertati. Ha due figli e dal prossimo 15 gennaio corre il rischio di rimanere per strada al gelo con i suoi bambini, di 6 e due anni. Come altre storie simili alla sua ha partecipato a bandi per l’assegnazione di una casa popolare e pur essendo in buona posizione non le hanno assegnato un alloggio. Il motivo? Mistero. Il meccanismo si è inceppato e lei è disperata.

Si chiama Raffaella Petrachi, 31 anni, mamma di due bimbi di 6 anni e di 2 anni, Asia e David. È disoccupata. Ha poche risorse. Vive con il reddito di cittadinanza e qualche lavoretto saltuario: aiuta le persone anziane a fare le commissioni, porta giù i loro cani, pulisce le loro case. Separata dal marito, due anni fa è stata sfrattata da un appartamento privato ubicato in via Rossini a Cesano Boscone.

In quel periodo era incinta del secondo figlio. La prima aveva solo quattro anni. Trovandosi in difficoltà, aveva chiesto aiuto al comune di Cesano Boscone. “Con scarsissimi risultati!” ricorda oggi. Un’amica l’aveva ospitata, in attesa di un bando per l’assegnazione di una casa di edilizia pubblica, con l’impegno che quando l’amica ne avesse avuto bisogno, Raffaella e i suoi figli si sarebbero trasferiti.

Ad ottobre 2019, la giovane finalmente partecipa al bando per le case popolari disponibili al quartiere Tessera. Nel gennaio 2020 viene chiamata dai funzionari dell’ex Istitutocase popolari che le chiedono di fornire la documentazione sua e dei bambini. Illusa che la situazione si sarebbe presto risolta favorevolmente, iscrive la figlia alla scuola primaria Gobetti. Arriva anche la seconda chiamata: i funzionari Aler la vogliono rivedere.

half banner Testori-unipolsai-001Dopo aver consegnato e firmato una montagna di documenti è quasi convinta che finalmente dopo 2 anni avrà la sua casa. Invece… Comincia il silenzio… Cominciano le risposte evasive: “Stiamo assegnando bisogna solo aspettare”. Il balletto dura sino a tre mesi fa quando emerge l’amara verità: occupa l’ottava posizione in “graduatoria indigenti”, ma purtroppo ci sono solo sei appartamenti per quella tipologia di persone.

“Era una bugia – dice ancora – perché la nona, indigente come me, ha avuto casa”. Non solo. Sempre all’Aler dicono di averle inviato una raccomandata nella vecchia casa (dove ovviamente non viveva) con la quale l’avrebbero informata che non le avevano assegnato casa e che però era buona per il ripescaggio! Ripescaggio?

Sollecita allora l’intervento del comune di Cesano Boscone, ma essendoci il lockdown, non ottiene risposte. Poco prima di Natale incontra il sindaco Simone Negri che le suggerisce come soluzione temporanea la sistemazione in una “casa di accoglienza”. La situazione però precipita: l’amica che la ospita ha bisogno della casa. Il 28 dicembre alla domanda “quanto tempo ho per organizzarmi”, la risposta è: “il 15 gennaio!”

Spaventata dalla prospettiva di finire in mezzo alla strada con i suoi due figli, ricontatta il sindaco di Cesano, lancia appelli su Facebook raccontando il proprio dramma e chiedendo aiuto hai cesanesi. Nulla, nessuno la soccorre. Nessuno l’aiuta. Purtroppo, essendo madre sola con due minori a carico e senza busta paga, nessuno le affitta nulla, nemmeno uno scantinato.

Risente il sindaco che le risponde di stare tranquilla che “tutto si sistema” ma passano i giorni e non nessuno si fa vivo, né un assistente sociale né nessun altro. Fino a ieri, quando il direttore del servizio welfare le comunica che nemmeno la soluzione della casa famiglia è percorribile perché “lei e i suoi figli non hanno alcun tipo di problema, non subiscono abusi”. È che comunque “non si rende conto che per il comune è un costo di 80euro al giorno e di farsi un po’ i conti!”

Il funzionario comunale le aggiunge che “deve aspettare risposta da Aler cui hanno scritto qualche giorno prima ma non è ancora arrivata alcuna comunicazione perché la signora che si interessa a queste cose è in ferie”. “Detta così non è brutta come viverla – è l’amara riflessione di Raffaella Petrachi – ma per chi si trova  in questa condizione, l’umiliazione, la delusione, la sofferenza regnano sovrane”.

“È una vergogna assurda, – continua – mi sono umiliata chiedendo aiuto, ci ho messo la faccia ma non ho ottenuto alcunché. Mia figlia è quella che mi preoccupa più di tutto, ha crisi di pianto, è nervosa, sta assorbendo come fosse una spugna i miei problemi e vederla così mi fa stare troppo male. Ogni giorno mi chiede quando avrà una casa. Io le ho detto che ci tocca lottare perché noi siamo forti e non ci arrendiamo… Ma la verità è che io dentro di me sento di aver perso…”.

“I problemi della signora Petrachi – ha risposto il sindaco Simone Negri, sollecitato da pocketnews.it sulla vicenda – sono noti al comune da anni. La sua è una situazione in bilico. In questi giorni stiamo approfondendo con Aler se può accedere o meno a un appartamento di edilizia popolare. Purtroppo lei rientra nella categoria “indigenti” che secondo le ultime disposizioni ha diritto solo al 20% delle case messe a bando”.

“Posso garantire – ha assicurato il sindaco – che la strada non è chiusa, ma è necessario capire quale direzione imboccare. Personalmente ho saputo solo da pochi giorni che deve lasciare l’appartamento che la ospita il 15 gennaio. È difficile trovare una soluzione in così pochi giorni. Il Comune ha un alloggio temporaneo per i casi di emergenza e più difficili, ma è pieno”.

“Stiamo anche verificando – ha concluso Negri – la possibilità del “supporto parentale”, una norma che obbligherebbe i parenti, genitori o possibili congiunti, a ospitare la figlia con i nipoti. La preoccupazione nei confronti della signora Petrachi e dei suoi figli c’è, ma l’impressione è che il meccanismo per trovare una soluzione si sia inceppato e non si è ancora riusciti a rimetterlo in moto”. Intanto però il 15 gennaio incombe e il freddo si fa sempre più intenso.

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