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La relazione della Direzione investigative antimafia: Provincia di Milano, col Covid aumentano usura e riciclaggio

L’anno è stato caratterizzato dall’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus, un’epidemia che ha avuto effetti devastanti sulla tenuta del sistema economico

direzione-investigativa-antimafiaIl 24 febbraio 2021 è stata pubblicata sul sito della Camera dei Deputati e sul sito della Direzione Investigativa Antimafia la Relazione del 1° semestre 2020 sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigative antimafia. I dati costringono a riflettere. L’anno è stato caratterizzato dall’emergenza sanitaria provocata dal Covid– 19, un’epidemia che ha avuto effetti devastanti sul piano sia della salute delle persone, sia della tenuta del sistema economico.

PUBBLICITA’

banner-engel-volkers La qualità dell'abitareIn linea generale, i delitti di matrice mafiosa risultano tendenzialmente tutti in calo, così come le “attività criminali di primo livello”, fatta eccezione per l’usura, in aumento. Si tratta di un chiaro segnale di disagio economico e di mancanza di liquidità che ha avuto impatto anche nelle regioni più ricche del Paese lasciando anche qui spazio a canali di finanziamento illegali.

Di segno opposto le “attività criminali di secondo livello”, tra le quali il riciclaggio e il reimpiego di denaro vedono il primo semestre dell’anno staccare il precedente, a riprova della capacità di sfruttare la congiuntura economica negativa per infiltrare l’economia legale. Stabile anche il trasferimento fraudolento di valori, chiaro segno di un flusso di liquidità costante che necessita di essere impiegato al Nord.

Non è un caso se, come già rilevato in passato, il numero maggiore di segnalazioni di operazioni sospette non si riferisce ai territori di origine delle organizzazioni mafiose ma in particolare nei contesti dove l’economia si presenta più florida. Al riguardo la Lombardia, come da consolidata tendenza, si colloca in testa, per numero di s.o.s., nel ranking nazionale. Quello che segue è un abstract sulla Provincia di Milano

Milano e la sua provincia continuano a essere caratterizzate dalla marcata presenza di diverse forme di criminalità organizzata, nazionale e straniera, che si manifestano attraverso attività illecite tradizionali (estorsioni, usura, stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, armi, contraffazione, immigrazione clandestina), ma anche con reati fiscali, infiltrazione negli appalti, riciclaggio, reati ambientali e corruzione.

Nel capoluogo lombardo si registra una netta prevalenza della ‘ndrangheta rispetto alle altre organizzazioni, in particolare, di estrazione siciliana e campana. La prima, infatti, ha istituito nei comuni dell’hinterland vari “locali” – quelli di Milano, Bollate, Bresso, Cormano, Corsico (cui fanno capo Buccinasco, Cesano, Trezzano, Assago), Pioltello, Rho, Solaro e Legnano-Lonate Pozzolo – dotati di una certa autonomia, ma sempre fortemente legati alla casa madre del crimine reggino.

Alla gestione dei tradizionali settori illeciti (come il traffico internazionale di stupefacenti su vasta scala) si è progressivamente affiancata l’infiltrazione verso altri ambiti, soprattutto quello imprenditoriale, funzionale al reinvestimento e al riciclaggio dei capitali illecitamente acquisiti.

Sul punto è rilevante quanto espresso dal questore di Milano, Sergio Bracco:…La principale attività posta in essere dai sodalizi mafiosi resta il traffico internazionale di stupefacenti su vasta scala, che garantisce da sempre enormi introiti di denaro liquido poi utilizzato per infiltrare l’economia sana del territorio attraverso la concessione agli imprenditori locali di prestiti a tassi usurari e l’esercizio abusivo del credito, ma anche con la semplice acquisizione di attività imprenditoriali in situazione di sofferenza finanziaria… Su questo aspetto ha inciso fortemente il lockdown dovuto all’emergenza da Covid 19, che ha messo a dura prova soggetti economici che avevano prima un tenore di vita in equilibrio, in particolare i piccoli artigiani e le imprese legate alla ristorazione…”.

Inoltre, continua il questore“…Sempre più indagini dimostrano, al contempo, come l’acquisizione di provviste illecite da parte dei consorzi mafiosi provenga da reati di natura fiscale ed economico- finanziari, per il contrasto dei quali imprescindibile appare il ricorso a Banche Dati condivise tra le diverse Forze di Polizia che consentano di implementare in maniera omogena il contrasto investigativo agli aspetti patrimoniali…”.

Emblematica, nel semestre, la conclusione dell’operazione “Malefix”  eseguita dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria a carico di 21 persone ritenute contigue alle cosche De Stefano, Tegano e Libri, tratte in arresto per associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi e munizioni, reati aggravati dalle finalità mafiose.

Tra gli indagati figura il figlio del boss storico dei De Stefano, residente a Milano e titolare de facto di un rinomato locale della movida milanese, il quale avrebbe rappresentato gli interessi economici della ‘ndrangheta reggina nell’Italia settentrionale, attraverso un’opera di mediazione per la ricomposizione delle frizioni registrate nel cartello De Stefano-Tegano, coinvolgendo in talune dinamiche anche la cosca Libri.

Stabilitosi nel capoluogo lombardo ma restando in costante rapporto con la casa madre reggina, il boss avrebbe continuato a fornire il suo contributo all’associazione mafiosa facendo la spola tra la Lombardia e la Calabria, senza mai perdere di vista le esigenze della ‘ndrina. In tal modo ha assunto un ruolo di primo piano nell’ambito della cosca divenendo il braccio destro del fratello non solo nell’area milanese ma anche nelle interlocuzioni con altri esponenti della ‘ndrangheta reggina.

Sempre nel tema attinente alle infiltrazioni ‘ndranghetiste in Lombardia, l’8 febbraio 2020, a Legnano, i Carabinieri di Milano hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto, disposto dalla Dda di Milano, nei confronti di un soggetto contiguo al locale di Legnano-Lonate Pozzolo, proiezione della cosca Farao Marinicola di Cirò.

Un’ulteriore conferma della presenza nel milanese della ‘ndrangheta arriva anche dall’aggressione dei patrimoni illeciti. Il 5 marzo 2020 la Dia di Milano ha eseguito un sequestro a carico di un sorvegliato speciale originario di Platì (Rc). Il provvedimento ha riguardato 2 immobili siti in provincia di Milano, del valore di 250 mila euro.

Il 28 maggio e il 12 giugno 2020 altri due sequestri sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato milanese nei confronti di un esponente di spicco del clan Morabito-Palamara- Bruzzaniti. Le misure hanno riguardato il capitale sociale e l’intero patrimonio di 3 imprese di costruzioni di Garbagnate Milanese e di un bar ubicato all’interno della locale stazione ferroviaria, per un valore complessivo di circa 1 milione e 300 mila euro.

All’uomo, condannato per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, il 22 ottobre 2019, erano già stati sequestrati 6 immobili, 3 società, un autoveicolo e diversi conti correnti, per un valore totale stimato in circa 3 milioni di euro. Il soggetto, ritenuto braccio destro di un esponente di vertice della cosca Novella-Gallace,è stato assassinato per le sue ambizioni secessioniste dalla casa madre, sarebbe stato tra gli esecutori materiali dell’omicidio di un esponente della cosca cirotana, commesso a Legnano, nella notte tra il 26 e il 27 settembre del 2008.

Per quanto concerne l’operatività della criminalità di matrice siciliana nella provincia meneghina, il 5 febbraio 2020 i Carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese hanno eseguito, tra le province di Milano e Varese, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’autorità giudiziaria di Lodi nei confronti di tre soggetti, ritenuti responsabili di un tentativo di estorsione ai danni di una società immobiliare di San Giuliano Milanese.

Il provvedimento è scaturito da un’indagine avviata nel marzo 2019 dopo  minacce e incendi a scopo estorsivo subiti da un imprenditore titolare della società. L’indagine ha fatto luce su un clan attivo in quel comune e zone limitrofe, i cui componenti, due dei quali originari di Gela ma residenti a Busto Arsizio e a Melegnano, si sarebbero resi responsabili anche delle minacce pronunciate da uno degli indagati che, presentandosi come appartenente alla stidda e con marcato accento gelese, intimava di preparare 150 mila euro in contanti.

Ulteriori spunti si ritrovano nell’inchiesta “Mani in pasta”, conclusa dalla Guardia di finanza di Palermo il 12 maggio 2020 con l’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti di 91 soggetti, a vario titolo indiziati di associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, usura, traffico di stupefacenti, frode sportiva e truffa.

Le indagini hanno riguardato esponenti della famiglia Fontana, riconducibile al mandamento palermitano dell’Acquasanta -Arenella, radicata a Milano da alcuni decenni. Cosa nostra era già pronta a sfruttare la crisi generata dall’emergenza sanitaria prestando soldi a usura, interessandosi ad aziende sull’orlo della crisi e offrendo assistenza sotto qualsiasi forma, anche alimentare. Sono stati sottoposti a sequestro beni per un valore di circa 15 milioni di euro, nonché cavalli da corsa.

L’arresto di 10 affiliati o contigui alle famiglie palermitane di Pagliarelli, Porta Nuova, Brancaccio – Corso dei Mille e Palermo Centro, indiziati di associazione di tipo mafioso e riciclaggio per illeciti si sono scoperti collegamenti con la gestione di società attive nel settore dei giochi e delle scommesse. Il 15 giugno successivo è stato eseguito il sequestro preventivo di una società che si occupava della gestione di 2 centri scommesse con sede a Milano.

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