HomeAttualitàData center, la grande corsa all’energia cambia il volto del Sud Milano

Data center, la grande corsa all’energia cambia il volto del Sud Milano

Da Lacchiarella a Trezzano, passando per Zibido e Badile: nuove stazioni elettriche, elettrodotti e grandi consumatori ridisegnano il territorio del Sud Milano. I residenti chiedono di poter incidere sulle scelte, ma ....

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Nella foto, un mega datacenter progettato dalla Wired, colosso del settore

Prima arrivano i data center. Poi, insieme alla crescita della domanda elettrica, arrivano le nuove infrastrutture necessarie per alimentarli: grandi stazioni di trasformazione, elettrodotti, raccordi alla rete nazionale. Nel Sud Milano questa trasformazione comincia ad assumere contorni molto concreti. Da Lacchiarella a Zibido San Giacomo, fino a Trezzano, sono infatti diversi i progetti che stanno aprendo un confronto sempre più acceso tra Terna, amministrazioni comunali e cittadini. La nuova stazione elettrica “Lacchiarella Ovest”, destinata a interessare anche il territorio della frazione di Badile, è al centro dello scontro tra Terna e il Comune di Zibido San Giacomo. L’amministrazione ha chiesto di valutare una localizzazione alternativa, ma la società ha respinto la richiesta definendola «inaccoglibile e non idonea». A pochi chilometri di distanza, a Trezzano sul Naviglio, un’altra grande infrastruttura elettrica sta suscitando una forte opposizione.

La “Fornace” di Trezzano: 67 mila metri quadrati

Terna ha proposto la realizzazione della nuova stazione elettrica 380/220 kV “Fornace” nella zona della Marchesina, su un’area di circa 67 mila metri quadrati all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. Il progetto comprende anche l’installazione di chilometri di nuovi elettrodotti aerei e la demolizione di alcune linee esistenti. La vicenda è diventata uno dei temi più delicati per l’amministrazione trezzanese. Il Consiglio comunale ha assunto una posizione nettamente contraria alla realizzazione della stazione nell’area individuata, chiedendo di valutare alternative e di tutelare maggiormente il territorio. Il Comune ha ribadito il proprio «secco NO alla sottostazione» anche nel confronto istituzionale avviato in Regione Lombardia a giugno. L’amministrazione ha chiesto che, qualora l’opera dovesse comunque essere realizzata, venga individuata una collocazione lontana dal Parco e dalle abitazioni. Visto quel che è accaduto con Zibido, le speranze che la richiesta venga accolta non sono molte.

Il punto comune: la fame di energia

Lacchiarella e Trezzano sono due vicende diverse, con procedimenti e localizzazioni differenti. Ma raccontano entrambe una stessa trasformazione: la crescita della domanda di energia sta imponendo nuove infrastrutture in territori dove fino a poco tempo fa la questione sembrava lontana. A determinare questa pressione contribuisce anche l’espansione dei data center, strutture che necessitano di una disponibilità elettrica enorme e soprattutto continua. Terna ha evidenziato la crescita delle richieste di connessione alla rete da parte dei data center: a dicembre 2024 le richieste complessive avevano raggiunto circa 30 GW. Numeri che spiegano perché il gestore della rete stia pianificando nuovi interventi e potenziamenti. La Lombardia è uno dei territori maggiormente coinvolti da questa corsa. E il Sud Milano, per posizione geografica, disponibilità di aree e vicinanza alla rete e ai grandi assi infrastrutturali, è diventato uno dei territori osservati con maggiore interesse.

A Trezzano il nodo è il Parco Agricolo Sud

Nel caso di Trezzano c’è però un elemento che rende la questione particolarmente sensibile: l’area individuata per la nuova stazione ricade nel Parco Agricolo Sud Milano. È proprio questo uno dei punti sui quali l’amministrazione vuole mantenere alta l’attenzione. Durante l’incontro regionale del 25 giugno, al quale hanno partecipato Regione Lombardia, Parco Agricolo Sud, Arpa e rappresentanti del Comune, è emersa la volontà di acquisire e approfondire la documentazione progettuale. Il Comune ha riferito che, al momento dell’incontro, gli enti presenti non avevano ricevuto formalmente da Terna la documentazione relativa alla costruzione della sottostazione. Regione Lombardia si è quindi impegnata a richiedere gli atti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il confronto dovrà ora entrare nel merito degli impatti dell’opera, delle alternative localizzative e delle eventuali compensazioni.

Una stazione per quattro data center?

Sul rapporto tra la “Fornace” e i data center esiste un elemento che merita particolare attenzione. In un atto del Consiglio regionale lombardo relativo alla nuova stazione di Trezzano si legge che l’impianto sarebbe destinato ad alimentare quattro data center nei Comuni limitrofi, tra cui Cusago, Buccinasco e Assago. Lo stesso documento riferisce che il progetto interessa un’area agricola di circa 67 mila metri quadrati.  Il dato significativo è: la crescita dei grandi consumatori elettrici sta contribuendo a generare una domanda di nuove infrastrutture di rete. Ed è questa la vera dimensione della trasformazione in corso.

Da Lacchiarella a Trezzano, una cintura elettrica

Messa sulla carta, la geografia dei progetti restituisce un quadro significativo. A Lacchiarella Terna prevede la nuova stazione “Lacchiarella Ovest”, con ricadute anche su Badile. A Trezzano è stata proposta la “Fornace”, destinata a occupare un’area di circa 67 mila metri quadrati. Nel frattempo, nell’area metropolitana milanese, Terna ha già avviato altri interventi sulla rete proprio in relazione alla crescita della domanda dei nuovi data center. Non si tratta quindi di episodi isolati. È la rete elettrica che si sta adeguando alla nuova geografia dell’economia digitale.

Il paradosso: infrastrutture «invisibili» che diventano molto concrete

Il mondo dei data center viene spesso raccontato come un’economia immateriale: cloud, intelligenza artificiale, server, dati. Ma per far funzionare quella realtà servono infrastrutture tutt’altro che immateriali. Servono grandi edifici, sistemi di raffreddamento, gruppi di continuità, collegamenti in fibra e soprattutto enormi quantità di energia disponibile 24 ore su 24. E quando la rete esistente non è sufficiente, servono nuove stazioni elettriche e nuovi elettrodotti. È qui che il digitale incontra il territorio. Un servizio cloud può essere utilizzato da Milano, Londra o Singapore. Una stazione elettrica, invece, deve essere costruita in un punto preciso. Occupa terreno, modifica il paesaggio, richiede linee e infrastrutture e diventa parte permanente del territorio.

Chi decide dove mettere le nuove centrali?

È questa la domanda che accomuna le comunità di Zibido e Trezzano. Nel caso di Zibido, il Comune ha chiesto a Terna di valutare un’altra localizzazione per la “Lacchiarella Ovest”. La risposta è stata negativa, anche se la società ha confermato la disponibilità a discutere misure di mitigazione. A Trezzano, invece, il Comune ha assunto una posizione di contrarietà alla localizzazione proposta e ha chiesto che venga valutata un’area lontana dal Parco e dalle abitazioni. Il problema è quindi anche istituzionale: quanto può incidere un Comune quando l’opera viene considerata di interesse pubblico e inserita nella rete nazionale? È una questione destinata a riproporsi ogni volta che un grande investimento privato genera una domanda energetica che richiede nuove infrastrutture pubbliche o di interesse nazionale.

Il costo della trasformazione

La partita non riguarda soltanto l’energia. Riguarda il consumo di suolo, il paesaggio, la tutela delle aree agricole, la distanza dalle abitazioni, le compensazioni e il rapporto tra benefici economici e costi territoriali. I Comuni chiedono di poter partecipare alle decisioni. Terna deve garantire una rete capace di rispondere alla domanda crescente. Gli investitori hanno bisogno di tempi certi e di potenza elettrica disponibile. Sono esigenze tutte legittime, ma non necessariamente coincidenti. Per questo Lacchiarella, Zibido San Giacomo, Badile e Trezzano sul Naviglio rappresentano soltanto l’inizio di una discussione destinata ad allargarsi a tutto il Sud Milano. Perché la vera domanda, alla fine, non è soltanto dove costruire il prossimo data center. È anche dove costruire tutto ciò che serve per alimentarlo e chi dovrà sopportarne l’impatto. Chi è disponibile a pagarne il costo?

 

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