
L’avviso è comparso negli androni degli edifici ALER di Rozzano e ha immediatamente fatto scattare la protesta. Il messaggio di Atmos, la società che dal 2021 gestisce la rete cittadina del teleriscaldamento, è diretto: se la situazione debitoria non verrà risolta, il prossimo inverno il servizio potrebbe essere interrotto. Una prospettiva che significa, per migliaia di famiglie, il rischio concreto di affrontare la stagione fredda senza riscaldamento. L’avviso attribuisce la situazione alla morosità accumulata dagli utenti e sostiene che il mancato pagamento delle bollette, comprese quelle arretrate, stia impedendo ad Atmos di svolgere regolarmente la propria attività. Ma nel documento c’è anche un’accusa rivolta direttamente ad ALER: secondo il gestore, l’ente non avrebbe rispettato la clausola di solidarietà prevista dagli accordi di gestione, che comporterebbe l’intervento di ALER sul debito complessivo.Una vicenda che ora rischia di trasformarsi in un braccio di ferro tra gestore e proprietario degli immobili, con gli inquilini regolari che temono di essere i primi a pagare le conseguenze dello scontro.
Cinquemila appartamenti coinvolti
La dimensione del problema è tutt’altro che marginale. Secondo i dati pubblicati da Atmos, la rete di teleriscaldamento del quartiere ALER è stata realizzata tra la seconda metà degli anni Sessanta e gli anni Settanta e oggi serve 95 utenze residenziali, corrispondenti a circa 5.000 appartamenti, oltre a 18 utenze destinate a servizi e attività terziarie. Atmos è subentrata nella gestione della rete nell’ottobre 2021, attraverso una convenzione con il Comune di Rozzano della durata di 48 anni. È quindi un sistema vasto e fortemente interconnesso, nel quale il problema della morosità di una parte degli utenti può avere conseguenze che vanno ben oltre il singolo appartamento. Ed è proprio questo il punto che ha fatto esplodere la polemica.
«Perché dobbiamo pagare noi per chi non paga?»

Sui social l’avviso ha provocato una raffica di commenti. Il sentimento più diffuso è quello di chi sostiene di aver sempre pagato regolarmente le proprie bollette e non accetta l’idea di poter rimanere senza riscaldamento per responsabilità altrui. «Non capisco perché chi ha sempre pagato debba essere penalizzato», scrive una residente. Altri chiedono invece che siano individuati e perseguiti direttamente i morosi, senza coinvolgere chi è in regola. «È inutile minacciare tutti», è il senso di uno dei commenti. «Cercate i morosi». Una posizione che si ripete in forme diverse: chi paga non vuole essere trattato come chi non paga. Ma nei commenti emerge anche un’altra questione, più complessa: quella delle famiglie che non riescono realmente a sostenere i costi del riscaldamento e degli arretrati. La morosità, infatti, non è necessariamente sinonimo di rifiuto di pagare. In alcuni casi può essere la conseguenza di una situazione economica diventata insostenibile. È una distinzione importante, soprattutto quando si parla di edilizia residenziale pubblica.
La domanda centrale: si può davvero lasciare al freddo un intero quartiere?
È la domanda che molti residenti stanno ponendo e che, a questo punto, richiede una risposta precisa. L’avviso di Atmos parla della possibilità di interrompere il servizio, ma resta da chiarire con esattezza quale sia la base contrattuale e normativa per un eventuale provvedimento che coinvolga un intero complesso residenziale a causa della morosità di una parte degli utenti. ARERA riconosce la morosità tra le questioni regolamentate nel settore del teleriscaldamento e dedica specifiche procedure alle sospensioni della fornitura. Questo, però, non consente di concludere automaticamente che Atmos possa interrompere indistintamente il servizio a migliaia di appartamenti regolarmente paganti per il debito accumulato da altri. È proprio questo uno dei punti che sarebbe necessario chiarire attraverso gli accordi che regolano il rapporto tra Atmos e ALER e le condizioni specifiche applicate alla rete del quartiere. La questione è quindi diversa dalla semplice sospensione della fornitura a un singolo utente moroso: qui si parla di una rete centralizzata che serve migliaia di appartamenti.
Atmos accusa ALER: «Deve intervenire sul debito»
Nel documento affisso nei palazzi c’è poi un secondo elemento destinato a far discutere.Atmos sostiene che ALER non avrebbe rispettato la clausola di solidarietà prevista dagli accordi di gestione. In sostanza, secondo quanto contestato dal gestore, l’ente proprietario dovrebbe intervenire sul debito complessivo maturato dagli inquilini. È un’accusa pesante, perché sposta il problema dalla relazione tra singolo inquilino e gestore a quella tra Atmos e ALER. E infatti una delle domande che ora i residenti pongono è molto semplice: quanto deve realmente ALER ad Atmos? Al momento, il dato complessivo del debito richiamato nell’avviso non è stato reso noto nel materiale a disposizione. È una cifra che sarebbe fondamentale conoscere per valutare la dimensione reale della crisi e capire se si tratti di un problema finanziario circoscritto o di una situazione ormai strutturale.
ALER, però, ha strumenti contro la morosità
L’ente non è estraneo al problema. ALER Milano dispone di una procedura specifica per la gestione della morosità e prevede la possibilità per gli assegnatari di chiedere il pagamento del debito senza oneri aggiuntivi e di accedere a piani di rientro sostenibili in relazione alla situazione economica del nucleo familiare. Per il 2026 è inoltre previsto un contributo di solidarietà per il riscaldamento e i servizi, assegnato in via prioritaria agli assegnatari che abbiano provveduto o provvedano entro il 31 dicembre al pagamento almeno del canone di locazione. La questione, dunque, non è soltanto «chi paga e chi non paga». È anche capire quali strumenti siano stati utilizzati finora per recuperare i crediti, quanti siano gli inquilini realmente morosi, quanti siano invece quelli in difficoltà economica e quale sia l’ammontare complessivo degli arretrati.
Il Comune finisce nel mirino
Nel frattempo, sui social la polemica ha investito anche il Comune di Rozzano. Molti residenti chiedono all’amministrazione di intervenire per tutelare chi è in regola con i pagamenti e impedire che un eventuale contenzioso tra Atmos e ALER si trasformi in un problema per migliaia di famiglie. Il Comune, però, non è il proprietario degli alloggi ALER e non è il soggetto che gestisce direttamente i rapporti economici tra Atmos e ALER. Il suo ruolo diventa comunque politicamente rilevante perché si tratta di una parte consistente della popolazione cittadina e perché il rischio prospettato riguarda un servizio essenziale per la vivibilità dei quartieri. E la domanda politica è inevitabile: può una città come Rozzano arrivare all’inverno con la prospettiva di migliaia di persone senza riscaldamento?
Una partita da chiudere prima dell’inverno
Il tempo non è molto. La stagione del riscaldamento si avvicina e l’avviso affisso nei palazzi ha trasformato una questione contabile e contrattuale in un problema pubblico. Da una parte c’è Atmos, che sostiene di non poter continuare a garantire il servizio in presenza di una situazione debitoria che, secondo la società, compromette la propria attività. Dall’altra c’è ALER, chiamata a chiarire se e in quale misura debba intervenire in base alla clausola di solidarietà citata dal gestore. In mezzo ci sono migliaia di famiglie, comprese quelle che hanno sempre pagato puntualmente e che oggi si chiedono perché dovrebbero rischiare di rimanere al freddo. La vicenda non può essere ridotta a una guerra tra «morosi» e «onesti». Ci sono persone che devono pagare, persone che non riescono a farlo e un ente proprietario che deve far rispettare i propri contratti e recuperare i crediti. Ma c’è anche un gestore che deve garantire un servizio e un’amministrazione pubblica che non può ignorare l’allarme lanciato da una parte consistente della propria comunità. Prima che arrivi l’inverno, qualcuno dovrà mettere i numeri sul tavolo: quanto è il debito, chi deve pagare, cosa prevede davvero la clausola di solidarietà e, soprattutto, se e a quali condizioni sia giuridicamente possibile spegnere il riscaldamento di un intero quartiere. Perché la questione non è più soltanto economica. È diventata una questione di sicurezza sociale e di tutela di migliaia di famiglie.













