
Per gli ospiti della Fondazione Sacra Famiglia non era soltanto il bagnino della spiaggia. Era Fabrizio. Un volto amico, una presenza rassicurante, un uomo capace di entrare in acqua con una carrozzina, di aiutare chi aveva più bisogno e di regalare un sorriso. Oggi, sulla spiaggia di Andora, una Messa lo ricorderà a una settimana dalla tragedia che gli è costata la vita. Fabrizio Valente aveva 62 anni ed era nato a Cesano Boscone. Da dodici estati, quando arrivava la bella stagione, indossava il costume, metteva il fischietto al collo e diventava il “bagnino Fabrizio”. Dal 15 maggio al 15 settembre era una presenza fissa sulla spiaggia della Marina di Andora, una delle due sedi liguri della Fondazione Sacra Famiglia, insieme a Loano. Il 25 agosto il suo ultimo tuffo è stato quello nel tentativo di salvare due persone in difficoltà in mare. Un gesto istintivo, coerente con una vita trascorsa dalla parte degli altri, che questa volta non gli ha lasciato scampo.
Un volto conosciuto a Cesano Boscone
Nato nella periferia milanese, Fabrizio era diventato negli anni una figura conosciutissima tra le persone che la Sacra Famiglia accompagnava al mare durante le colonie estive. Aveva un fisico imponente, scolpito anche da una lunga passione per la disciplina e lo sport, ma chi lo conosceva ricorda soprattutto il carattere. Per tutti era il “gigante buono”: grande nelle dimensioni, ancora più grande nella disponibilità verso gli altri. Sulla spiaggia di Andora si prendeva cura degli ospiti della Fondazione, molti dei quali persone con disabilità e fragilità importanti. Li accompagnava in acqua, li aiutava negli spostamenti, ascoltava le loro richieste. Un lavoro che nel tempo era diventato qualcosa di più di un semplice incarico estivo. Era diventato un rapporto umano. «Fabrizio era un uomo sensibilissimo, attento alle fragilità dei nostri ospiti con i quali entrava facilmente in empatia, mettendosi subito a disposizione per qualsiasi loro richiesta», ha ricordato monsignor Bruno Marinoni, presidente della Fondazione Sacra Famiglia.
L’ultimo tuffo
Il 25 agosto, poco dopo aver visto due persone in difficoltà in mare, Fabrizio si è gettato in acqua per tentare di salvarle. Un gesto rapido, istintivo. Ma il tentativo di soccorso si è trasformato in una tragedia. Il 62enne è morto durante le operazioni di salvataggio, mentre un collega, Werther Secchi, è riuscito a riportare a riva la moglie dell’uomo che era in difficoltà, evitando che le vittime fossero tre. Da quel momento la spiaggia di Andora, quella che per dodici anni era stata il suo luogo di lavoro e di incontro, è diventata anche il luogo del dolore. Ed è proprio lì che oggi, a sette giorni dalla sua morte, sarà celebrata una Messa in sua memoria. «Ha speso la vita ad aiutare gli altri, e così l’ha conclusa. Lo affidiamo a Dio e ci stringiamo attorno alla figlia e ai suoi cari in questo momento di dolore e smarrimento», ha detto monsignor Marinoni.
«Non era solo un bagnino, era un amico»
Il ricordo di Fabrizio attraversa tutta la Fondazione. «Ricorderemo sempre la sua energia incrollabile, la simpatia che sapeva illuminare le giornate e la sua immensa generosità verso tutti», ha scritto il direttore delle sedi liguri, Marco Arosio. «Fabrizio non era solo un bagnino, ma un amico che ha lasciato un segno profondo con il suo impegno e la sua umanità». Parole che raccontano bene il rapporto costruito negli anni con gli ospiti della Sacra Famiglia. Per molti di loro, infatti, l’estate ad Andora significava anche incontrare Fabrizio. Una persona che sapeva trasformare un gesto quotidiano in un momento di attenzione: una mano tesa, un aiuto per entrare in acqua, una battuta, un sorriso. È probabilmente questo il ricordo che resterà più a lungo tra chi lo ha conosciuto.
Anche Tajani per la medaglia al Valor Civile
La storia di Fabrizio ha superato rapidamente i confini della spiaggia di Andora e della Fondazione.Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato il 62enne definendone la vicenda una storia di sacrificio, disciplina e coraggio e ha annunciato il proprio sostegno alla proposta del presidente della Federazione italiana Nuoto, Paolo Barelli, per il conferimento della medaglia al Valor Civile. Un riconoscimento che, se arriverà, accompagnerà la memoria di un uomo che quel giorno ha fatto quello che aveva fatto tante altre volte: si è messo a disposizione di qualcuno che aveva bisogno di aiuto.
Dalla spiaggia alla “Classica del Sorriso”
Il suo nome continuerà a essere ricordato anche attraverso un’iniziativa che unisce sport, solidarietà e inclusione. Il 17 settembre la carovana di “Fra’ Bike”, composta da 200 partecipanti in sella a biciclette speciali progettate per abbattere le barriere, percorrerà i 48 chilometri della “Classica del Sorriso”, sulla strada che da Andora conduce verso Sanremo. Alla manifestazione è prevista anche la partecipazione del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Sarà un altro modo per ricordare Fabrizio, attraverso quei valori che aveva fatto propri: lo sport, l’energia, l’attenzione agli altri e soprattutto la capacità di aiutare senza chiedere nulla in cambio.
Il “gigante buono” resta sulla spiaggia
Fabrizio Valente aveva una vita particolare. Durante l’inverno si occupava anche della produzione di fuochi d’artificio; d’estate, invece, diventava il bagnino della Sacra Famiglia. Due attività apparentemente lontanissime, unite però dalla stessa energia che chi lo conosceva gli riconosceva. Oggi ad Andora saranno soprattutto le persone che con lui hanno condiviso dodici estati a salutarlo. Gli ospiti della Fondazione, gli operatori, i colleghi, gli amici. E tra loro ci saranno anche le persone che Fabrizio accompagnava in acqua e proteggeva ogni estate. Per loro non sarà facile vedere quella spiaggia senza il suo sorriso. Perché Fabrizio non era soltanto l’uomo che vigilava sul mare. Era diventato parte di quelle giornate, di quelle vacanze, di quei piccoli gesti che per chi vive una fragilità possono significare moltissimo. Il “gigante buono” nato a Cesano Boscone ha lasciato la sua ultima impronta proprio sulla sabbia della spiaggia che per dodici anni aveva considerato casa. E lì, oggi, sarà ricordato.













