
La partita è ancora apertissima, ma da Roma arriva un segnale che lavoratori e territori aspettavano da settimane: il Governo non intende lasciare solo il Gruppo Bcs/Mosa. E soprattutto non vuole perdere uno dei marchi storici della meccanica italiana. Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è svolto il tavolo dedicato alla crisi del gruppo BCS, proprietario anche della storica Mosa di Cusago, azienda simbolo del territorio e punto di riferimento occupazionale per centinaia di famiglie del Sud Ovest milanese.
Un incontro considerato decisivo, al quale hanno partecipato istituzioni, sindacati, amministratori locali e rappresentanti dell’azienda, nel tentativo di costruire un percorso che possa evitare il peggio: la chiusura definitiva di una realtà industriale che tra gli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara occupa complessivamente poco più di 500 dipendenti. A dare il peso politico più forte al tavolo è stato l’intervento del ministro Adolfo Urso. “Il gruppo Bcs/Mosa non va soltanto salvato, ma rilanciato”, ha dichiarato il ministro, assicurando la piena disponibilità del Mimit a seguire il percorso di risanamento e a mettere in campo tutti gli strumenti necessari per garantire continuità produttiva e occupazionale.
Parole che hanno acceso una speranza concreta in una vertenza che nelle ultime settimane aveva fatto crescere forti preoccupazioni soprattutto tra i lavoratori della Mosa di Cusago, storica azienda profondamente radicata nel territorio. Dal tavolo romano è emerso inoltre un elemento considerato incoraggiante: sia il Ministero sia l’advisor incaricato dalla proprietà hanno confermato l’esistenza di diverse manifestazioni di interesse nei confronti del gruppo. Un segnale che lascia intravedere possibili scenari di rilancio industriale. Accanto al Mimit ci sarà anche Invitalia, che seguirà il percorso di risanamento e le eventuali operazioni future insieme al Ministero.
Nel frattempo i sindacati hanno chiesto una proroga di 60 giorni della procedura di concordato attualmente in corso. Una decisione cruciale arriverà il prossimo 5 giugno, quando il giudice dovrà stabilire se concedere più tempo per consentire la ricerca di soluzioni industriali concrete. Il Ministero ha già fissato un nuovo incontro per il 30 giugno, segnale evidente della volontà di monitorare passo dopo passo l’evoluzione della crisi. Presenti al tavolo anche i sindaci dei territori coinvolti. Per Cusago ha partecipato direttamente il primo cittadino, Gianmarco Reina, insieme al sindaco di Abbiategrasso Cesare Nai, mentre il sindaco di Luzzara si è collegato da remoto.
Tutti hanno espresso forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori ma anche la volontà comune di difendere un marchio che rappresenta un pezzo importante dell’industria italiana. Perché la vicenda Bcs-Mosa non riguarda soltanto un’azienda in difficoltà. Riguarda un territorio intero, la sua identità produttiva e centinaia di famiglie che oggi attendono risposte concrete. E in attesa delle prossime scadenze, tra i capannoni di Cusago resta sospesa la stessa domanda: se davvero esista ancora spazio, in Italia, per salvare la grande industria manifatturiera prima che sia troppo tardi.














