
“Chi non ce la fa con l’asino, se la prende con il basto”, il proverbio, di origine latina, fa da titolo a una lettera della Rsu (organismo sindacale che esiste in ogni luogo di lavoro pubblico e privato) inviata ai dipendenti del Comune di Corsico. Chi, non essendo riuscito a domare l’asino (i dipendenti comunali?) se la prende con il basto (secondo la Treccani: grossa e rozza sella di legno che si pone sul dorso delle bestie da soma per collocarvi o appendervi il carico)? L’indice è puntato contro alcuni amministratori pubblici corsichesi che adotterebbero delle “bad practices” (cattive abitudini) nei confronti dei dipendenti del comune, in particolar modo nei confronti del personale della Polizia locale.
La lettera è firmata dalla sindacalista Antonella Baldin. Lo scorso 27 febbraio c’è stata, su richiesta appunto dei suoi colleghi della Polizia locale corsichese, un’assemblea “per discutere del problema delle “bad practices” che si ripetono con cadenza sistemica e che afferiscono a una distorsione del rapporto tra amministratori e lavoratori dell’ente”. Si tratta di una denuncia che rivela lo stato delle relazioni tra chi governa e chi deve far funzionare la macchina comunale. Non contenta la lettera cita: “L’attenzione è stata posta prevalentemente su quegli atteggiamenti, non solo non previsti ma espressamente vietati dalla normativa vigente che rendono nei fatti indecifrabile la linea di demarcazione che divide negli enti locali le funzioni di indirizzo politico dalle funzioni amministrative”.
La questione sarebbe nata dalle segnalazioni di alcuni agenti e personale del comando di “diversi comportamenti che, ad essere magnanimi, si possono definire poco opportuni da parte di rappresentanti di organi di governo”. “È triste e doveroso – continua la lettera ricordare che problematiche analoghe sono già state riferite in passato”. Nel documento non si fanno nomi e nemmeno cognomi. Probabilmente il riferimento è alla denuncia dell’ex comandante Coppola, rimproverato da un assessore per una multa elevatale per aver parcheggiato in divieto di sosta. Passa il tempo, è la sintesi, e i comportamenti non cambiano.
E nemmeno le minacce contenute in una circolare inviata dal facente funzioni di segretario comunale al rispetto, da parte dei dipendenti, delle norme di legge nel rapporto lavoratori-amministratori. In sostanza, da una parte si lamentano ingerenze inopportune dei politici, dall’altra si minaccerebbero provvedimenti disciplinari. Il documento della Rsu prosegue: “Balenare sanzioni a carico dei lavoratori appare sintomatico di scarsa onestà intellettuale” e sottolinea “il rovesciamento atavico della realtà, così caro a questa amministrazione” che cercherebbe di “far passare l’idea che le colpe siano sempre e comunque a carico dei lavoratori, anche quando sono loro a denunciare presunte ingerenze”.
La chiosa è da manuale: “D’altronde se non vivessimo in questo clima giacobino così gravoso non si sarebbe proceduto ad affidare e rinnovare il servizio che mette alle calcagna dei lavoratori “presunti infedeli” investigatori privati con tanto di appostamenti per strada e Gps”. La lettera si chiuse con un prosaico: “Non è intenzione di questa Rsu fomentare polemiche, meno che mai di carattere politico. Il nostro interesse è la garanzia che il rispetto delle regole sia sempre al centro dell’azione amministrativa e che valga per tutti i soggetti in questione, nessuno escluso”.













