
Gli investigatori lo chiamano “cold case” un caso freddo. È quello dell’omicidio di Pietro Sanua, ucciso da un colpo di lupara il 4 febbraio del 1995 in via Di Vittorio a Corsico. Un delitto sin ora insoluto, circondato ancora da molti misteri. Qual è l’elemento che ha riportato quell’inchiesta alla ribalta della cronaca? La diffusione, 27 anni dopo, dell’identikit del presunto killer. Lo ha reso pubblico il Corriere della Sera in un articolo a firma Cesare Giuzzi.
L’identikit traccia i contorni di una figura con i tratti del viso marcati, senza barba e occhi scuri allungati. È un’immagine che emerge dal passato, ritrovata nel fascicolo dell’inchiesta riaperta su richiesta degli avvocati del figlio di Sanua, Lorenzo (era insieme al padre quando fu ucciso) e della moglie.

La mattina del 4 febbraio 1995 Pietro Sanua e il figlio erano in via Di Vittorio, a Corsico, sul loro furgone, pronti ad allestire il loro banco da ambulanti al mercatino che si tiene in quella strada. All’improvviso, due persone bloccarono il furgone e spararono con un fucile a canne mozze verso Pietro, uccidendolo.
L’omicidio fu subito classificato come un’esecuzione mafiosa, ma le indagini in tutti questi anni non hanno portato a una conclusione certa. L’ipotesi più accreditata ha sempre attribuito l’assassinio al mondo del racket degli ambulanti che allora faceva il bello e il cattivo tempo nelle assegnazioni delle piazzole, racket contro il quale Sanua si era schierato.
In questa fase, le indagini sono state affidate ad Alessandra Dolci capo della Direzione distrettuale antimafia. L’identikit, mai reso noto, potrebbe far avvicinare gli inquirenti alla verità. È il frutto della testimonianza di un uomo che la mattina del 4 febbraio aveva visto il presunto killer a Trezzano sul Naviglio a pochi metri di distanza dalla Fiat uno usata nell’agguato a Sanua, data alle fiamme.
Dopo 27 anni e un’indagine lunghissima che non ha mai permesso di trovare la verità, quella della diffusione dell’identikit potrebbe essere un piccolo passo verso la soluzione del caso. Certo riconoscere del disegno qualcuno che si è visto tanto tempo fa è difficile, ma non impossibile. Ne è convinta anche Alessandra Dolci che più volte ha assicurato di voler assicurare alla giustizia gli autori di un agguato scattato una livida mattina di febbraio e che da allora è rimasto ad alimentare i misteri e i segreti di spietati criminali.
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