
Anche Corsico entra nel coordinamento regionale e nazionale dei comitati territoriali «No Data Center». A ufficializzare l’adesione è Corsico Solidale, che ha scelto di partecipare alla mobilitazione nata attorno alla crescente diffusione dei grandi centri di elaborazione dati e alle conseguenze che, secondo i promotori, questa espansione può avere sui territori. Una presa di posizione che arriva mentre anche Corsico si trova direttamente coinvolta nel fenomeno. Nel territorio comunale sono infatti previsti due data center: uno è in fase di costruzione nell’area dell’ex Mercegaglia, in via Canova, mentre un secondo impianto è previsto dal PGT nell’area dell’ex Masotina-Sinextra. Ed è proprio sulla disponibilità di informazioni che Corsico Solidale concentra una parte delle proprie critiche: «Sono scarse o nulle al riguardo», sostiene il gruppo, spiegando così la decisione di aderire alla rete dei comitati.
La mobilitazione parte dai territori
Il coordinamento nazionale nasce dalla volontà di mettere in rete le realtà che in diverse parti d’Italia stanno contestando o chiedendo maggiore trasparenza sui progetti relativi ai data center. Il punto di partenza del manifesto è una distinzione che i promotori considerano fondamentale: la contestazione non riguarda la tecnologia, la digitalizzazione o l’intelligenza artificiale in quanto tali, ma il modello economico e territoriale attraverso il quale questa trasformazione viene realizzata. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro», è il messaggio del manifesto. «Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Una posizione che chiama direttamente in causa gli enti locali e le comunità chiamate a convivere con gli impianti.
Lombardia al centro della partita
Secondo i promotori della mobilitazione, la Lombardia è oggi una delle aree italiane maggiormente interessate dalla corsa alla realizzazione dei data center, con oltre la metà delle richieste di nuovi impianti. Il tema, sostengono i comitati, non riguarda soltanto il numero delle strutture, ma soprattutto la loro crescente dimensione. Accanto ai data center tradizionali vengono infatti progettati impianti con potenze nell’ordine di 25, 30 e 40 megawatt, spesso organizzati in grandi campus. È questa scala a preoccupare. Nel mirino finiscono il consumo di suolo e acqua, la crescente domanda di energia elettrica e le infrastrutture necessarie per alimentare i nuovi impianti: nuove linee, stazioni elettriche e sistemi di accumulo. Il manifesto richiama inoltre possibili problemi legati a emissioni, rumore e isole di calore, chiedendo che gli effetti sulla salute pubblica e sulla qualità della vita siano considerati nella pianificazione. Si tratta, va sottolineato, di posizioni e preoccupazioni espresse dai comitati promotori, che chiedono alle istituzioni di affrontarle prima che i nuovi insediamenti vengano definitivamente realizzati.
«La tecnologia non è neutrale»
La richiesta del coordinamento è quindi quella di aprire una discussione più ampia sulle modalità con cui l’Italia sta affrontando la crescita dell’economia digitale. La domanda posta è semplice: chi decide dove costruire i data center, chi beneficia maggiormente del loro sviluppo e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali? Da qui la richiesta di una pianificazione che non sia affidata esclusivamente alle esigenze degli operatori economici e del mercato, ma che coinvolga anche amministrazioni e cittadini. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi», si legge nell’appello. Per Corsico il tema assume una dimensione particolarmente concreta. I due progetti indicati nel territorio comunale rendono infatti il dibattito tutt’altro che astratto.
Tre appuntamenti tra settembre e ottobre
La rete dei comitati ha già fissato un calendario di iniziative. Il primo appuntamento è previsto per sabato 12 settembre, con banchetti informativi organizzati nei diversi territori. Il 26 settembre, a Milano, si terrà invece un convegno regionale dedicato ai data center e sarà lanciata ufficialmente la rete regionale. L’appuntamento è alla Sala Convegni dell’Arci Milano, in via Bellezza 16. Il percorso culminerà quindi il 10 ottobre, alle 15, con una manifestazione regionale contro i data center a Milano. L’obiettivo dichiarato è costruire una rete capace di collegare le diverse realtà locali che stanno affrontando la realizzazione di data center e delle infrastrutture energetiche collegate.
La partita di Corsico
L’adesione di Corsico Solidale aggiunge quindi un nuovo tassello al dibattito che interessa il territorio sud-occidentale milanese. Da una parte ci sono le esigenze della trasformazione digitale, della crescente domanda di capacità di calcolo e delle infrastrutture necessarie per sostenerla. Dall’altra ci sono i Comuni e le comunità locali, che chiedono di conoscere con maggiore precisione dimensioni, consumi, infrastrutture necessarie e ricadute dei singoli progetti. Nel caso di Corsico, la presenza di un impianto già in costruzione nell’area ex Mercegaglia e di un secondo previsto nell’area ex Masotina-Sinextra rende il confronto particolarmente significativo. La domanda posta da Corsico Solidale, aderendo al coordinamento, è dunque destinata a entrare nel dibattito cittadino: quanto deve essere coinvolto un territorio nelle decisioni che ne possono modificare in modo significativo il consumo di energia, di suolo e di infrastrutture? È su questo terreno che i comitati intendono giocare la loro partita. Non contro il digitale, precisano, ma contro quello che definiscono uno sviluppo «irrazionale» dei data center. E chiedono che, prima di decidere dove costruire il futuro digitale, a parlare siano anche i territori che quel futuro dovranno ospitarlo.













