
Quella che stiamo per raccontare, più che una storia è un paradosso. Il paradosso di una burocrazia che non riesce a risolvere i problemi che affliggono le persone comuni (specie quando poi sono disabili) e anzi tendono a esasperarli. È la vicenda della famiglia Piccirillo. Il padre, Biagio, ex dipendente comunale del reparto manutenzione, è disabile all’85 per cento, la madre Maria Assunta lo è al 100 per cento. Il figlio Amedeo non sa più a che santo votarsi per garantire loro un tetto dignitoso dove possano vivere.
La tragedia
Un tetto, la famiglia Piccirillo lo aveva. Abitava da quarantaquattro anni in via Di Vittorio al numero 4 a Corsico, al quinto piano, in una casa di proprietà del Comune. Affitto e spese pagate regolarmente. Lo scorso 18 settembre, una tragedia ha segnato le loro vite. Un incendio, sviluppatosi per cause che non sono state ancora chiarite, ha distrutto l’appartamento che si trova al sesto piano, proprio sopra quello in cui vivevano. Le fiamme dopo aver ucciso l’inquilino che vi ci dormiva, avevano costretto i vigili del fuoco a far evacuare tutti gli abitanti dell’intera scala. Con il divieto tassativo per coloro che abitavano al quinto e settimo piano di rientrare. Case inagibili, la sentenza.
Comincia l’Odissea
È quello l’inizio del loro calvario. Le prime due notti, Biagio, Maria Assunta e Amedeo le hanno trascorse dormendo nella loro auto parcheggiata sulla piazzola di un autogrill. Poi è cominciato un girovagare che non è ancora terminato. Una vera e propria Odissea. Prima sono stati alloggiati per un paio di giorni in un appartamento confiscato alla criminalità in via Tobagi a Buccinasco, poi per un mese a spese del comune in un hotel, il Bell Stay, che sorge sulla Tangenziale ovest nel territorio di Assago. Un bel giorno, il portiere dell’albergo dice loro che devono lasciare la camera perché i fondi per pagarla sono finiti.
Soluzione inagibile
A malincuore lasciano l’hotel e chiedono ospitalità a un amico. Intanto dal Comune fanno sapere che ci sarebbe un appartamento nella stessa via Di Vittorio. Detto fatto. Ma solo nelle intenzioni. La famiglia fa un sopralluogo e scopre che l’immobile è inagibile. Mancano le tapparelle, i lavandini sono scardinati mancano anche alcune finestre. Tre funzionari comunali tentano di convincerli ad accettare quella soluzione “sino a quando i lavori di ripristino della vostra casa non saranno ultimati”. Peccato che, in quelle stanze, solo pochi mobili e suppellettili sarebbero potuti entrare.
3mila euro al mese
I Piccirillo rifiutano. Il problema della loro collocazione si ripropone. Tornano nella casa di via Tobagi, quella sequestrata alla criminalità, con l’impegno da parte loro e del Comune a trovare una diversa soluzione. I tre propongono di contribuire al pagamento di una pensione con l’affitto che pagavano per la casa di via Di Vittorio. È stato sufficiente un sondaggio per capire che quella cifra era insufficiente: la richiesta minima è stata di 100 euro a notte. Il che moltiplicato per 30 giorni, fa 3mila euro al mese. Impossibile da sostenere senza il contributo pubblico. Che però non è disponibile.
Il paradosso dei paradossi
Tutto finito? Nemmeno per sogno. Nei giorni scorsi alcuni funzionari comunali si sono presentati in via Tobagi e hanno intimato ai Piccirillo di sgomberare l’appartamento, minacciando “gravi conseguenze” se l’ordine non sarà rispettato. Usciti i funzionari, Amedeo e i suoi genitori si sono rivolti a un avvocato. “Di qui non ce ne andiamo!” hanno ribadito. “Chiediamo solo di avere un tetto stabile sulle nostre teste, in attesa che i lavori in via Di Vittorio siano ultimati. Per rimanere qui siamo disponibili a pagare l’affitto, lo stesso che pagavano per la nostra casa di via Di Vittorio”. Il paradosso dei paradossi è che stando ai loro vecchi vicini di casa, di lavori in quell’appartamento non se ne è vista nemmeno l’ombra.
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