sabato - 25 Settembre 2021
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Coronavirus: raddoppiano i casi settimanali (+115%) e risalgono ricoveri e terapie intensive

Ecco la radiografia il più precisa possibile della situazione che stiamo vivendo: tutti i numeri della pandemia

tuttu i numeri della pandemiaI numeri sono chiari: in una sola settimana (dal 14 al 20 Luglio) registrano un impennata dei nuovi casi (+115%) e un’inversione di tendenza sul fronte ospedaliero: +6% di ricoveri e +5% di terapie intensive. Ancora in calo i decessi (-27%). La campagna vaccinale mantiene il ritmo di 550 mila somministrazioni al giorno, ma le prime dosi crollano al 15%. Tra gli over 60 ben 2,2 milioni non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino e 1,8 milioni sono in attesa di completare il ciclo.

I dati arrivano dalla Fondazione indipendente Gimbe che ha da dire anche sul Green pass. «L’infuocato dibattito sui possibili utilizzi del green pass in Italia – ha affermato Cartabellotta presidente della fondazione,– annebbiato da posizioni politiche estreme, si sono registrate inaccettabili e opportunistiche distorsioni di evidenze scientifiche e dati nazionali sull’efficacia dei vaccini pubblicati dell’Istituto Superiore di Sanità e di sicurezza pubblicati dell’AIFA».

Ma il Green Pass serve o non serve? Secondo gli esperti della Fondazione Gimbe, in questa fase della pandemia il green pass può giocare un ruolo cruciale: è efficace nel limitare la circolazione del virus e permette il rilancio in sicurezza di alcuni settori, prevenendo il rischio di un ritorno a eventuali restrizioni. I problemi sono causati dalla difficoltà di ottenerlo.

I motivi? L’attuale indisponibilità di vaccini discrimina chi è in attesa della vaccinazione, anche per la mancata gratuità dei tamponi in diverse Regioni, mancano strumenti e risorse per verificare sistematicamente le certificazioni nei luoghi dove sono richieste, manca una legge sull’obbligo vaccinale per chi lavora in locali e esercizi dove viene richiesto il green pass.

Il “lasciapassare” infatti può avere un’applicazione immediata per i grandi eventi (sportivi, musicali, fieristici, congressuali) e mezzi di trasporto (aerei, navi e treni a lunga percorrenza), eventualmente anche per cinema e teatri, ma il suo utilizzo per ristoranti e soprattutto bar è più complesso e ancora più ardua una sua implementazione per il trasporto locale ed altri servizi essenziali (es. supermercati, farmacie, etc.).

Ancora numeri che tracciano una radiografia il più precisa possibile della situazione che stiamo vivendo. In questi giorni si è verificata un’inversione di tendenza con lieve incremento dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti Covid rimane per ora molto bassa, intorno al 2%. Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10% per l’area medica e al 5% per le terapie intensive: 7 le Regioni che non contano pazienti Covid in area critica. Si conferma un ulteriore lieve incremento degli ingressi giornalieri in terapia intensiva: la media mobile a 7 giorni è di 10 ingressi/die rispetto ai 7 della settimana precedente.

Si tratta di numeri determinanti per l’assegnazione dei colori alle Regioni. Secondo i tecnici Gimbe affidare un peso eccessivo (o addirittura esclusivo) agli indicatori ospedalieri per “colorare” le Regioni fa correre un “rischio non calcolato” per tre ragioni. La prima: fa perdere di vista il monitoraggio della circolazione del virus, la cui entità ha comunque un impatto ospedaliero proporzionale alla sua diffusione. La seconda: è un indicatore meno tempestivo in quanto la curva delle ospedalizzazioni segue con un certo ritardo quella dei nuovi casi. La terza: l’introduzione di eventuali provvedimenti restrittivi sarebbe tardiva e produrrebbe un miglioramento solo dopo alcune settimane.

«Se Governo e Regioni intendono abbandonare il parametro dei contagi – secondo Cartabellotta – servono soglie molto basse per gli indicatori ospedalieri: non oltre il 5% di occupazione da parte di pazienti Covid-19 per le terapie intensive e il 10% per i ricoveri in area medica per rimanere in zona bianca. Se invece l’intenzione è quella di innalzare tali soglie, oltre ad accettare i rischi sopra descritti, bisogna mantenere tra i parametri di monitoraggio il numero dei casi per 100.000 abitanti, aumentando l’incidenza settimanale sopra i 50 casi per conservare la zona bianca e definendo un numero standard di tamponi per 100.000 abitanti per evitare comportamenti opportunistici».

Tutti i numeri della pandemia

Vaccini: forniture. Al 21 luglio (aggiornamento ore 6.10) sono state consegnate 66.462.630 dosi: dopo il picco di consegne della settimana 28 giugno-4 luglio (5.669.727 dosi), nelle due settimane successive le forniture settimanali si sono attestate intorno a 2,6 milioni di dosi.

Vaccini: somministrazioni. Al 21 luglio (aggiornamento ore 6.10) il 62,1% della popolazione (n. 36.767.656) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+724.981 rispetto alla settimana precedente) e il 47,4% (n. 28.072.581) ha completato il ciclo vaccinale (+3.270.882 rispetto alla settimana precedente). Stabile nell’ultima settimana anche il numero di somministrazioni (n. 3.857.622), con una media mobile a 7 giorni di 549.282 inoculazioni/die .

Vaccini: copertura degli over 60. L’88% ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con un incremento settimanale irrisorio a livello nazionale (+0,4%) e nette differenze regionali: mentre Puglia, Umbria, Lazio, Lombardia e Toscana hanno superato il 90%, la Sicilia rimane ferma al 79%. In dettaglio:
* Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 4.098.799 (91,5%) hanno completato il ciclo vaccinale e 132.157 (2,9%) hanno ricevuto solo la prima dose.
* Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 4.781.739 (80,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 513.802 (8,6%) hanno ricevuto solo la prima dose .
* Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 5.061.234 (68%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.144.838 (15,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Variante delta. A fronte della diffusione di questa variante che si avvia a diventare prevalente, continuano a preoccupare i quasi 4 milioni di over 60 a rischio di malattia grave non coperti dalla doppia dose di vaccino. In dettaglio: 2,15 milioni (12%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose con rilevanti differenze regionali (dal 21% della Sicilia al 6,9% della Puglia) e 1,79 milioni (10%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda dose.

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