
A Cesano Boscone il sostegno all’affitto diventa terreno di scontro istituzionale. Dopo la pubblicazione delle graduatorie del bando comunale 2025 per il contributo alla locazione, il sindaco Marco Pozza punta il dito contro Regione Lombardia e contro il Governo nazionale, accusati di aver lasciato soli i Comuni di fronte a una crisi abitativa sempre più profonda.
I numeri parlano da soli. L’amministrazione comunale ha stanziato complessivamente 220 mila euro per sostenere le famiglie in difficoltà nel pagamento dell’affitto. Di questi, ben 213 mila euro provengono direttamente dalle casse comunali e da residui di bilancio, mentre dalla Regione sono arrivati appena 7 mila euro. Dal Governo centrale, sottolinea il sindaco, «non pervenuto» alcun contributo.
Numeri che, secondo Pozza, raccontano una sproporzione evidente tra le responsabilità e le risorse messe in campo dai diversi livelli istituzionali. «I Comuni – afferma – non possono trasformarsi nell’unico ammortizzatore sociale disponibile a fronte di una crisi nazionale che richiederebbe politiche di lungo periodo invece di interventi d’urgenza finanziati dai singoli territori».
I dati dell’istruttoria fotografano una situazione critica: 345 nuclei familiari hanno presentato domanda di contributo. Di questi, 320 sono risultati idonei e grazie allo sforzo economico dell’ente locale è stato possibile finanziare circa l’80% delle richieste, garantendo un sostegno a 253 famiglie. Gli assegni una tantum, compresi tra 660 e 1.000 euro, saranno erogati seguendo l’ordine crescente dell’Isee fino a esaurimento delle risorse disponibili. Il fenomeno, spiegano dal Comune, non riguarda soltanto l’edilizia residenziale pubblica, ma coinvolge anche famiglie con contratti a mercato libero e lavoratori che non riescono più a sostenere canoni ormai fuori scala rispetto ai redditi. Una crisi abitativa che si estende ben oltre le fasce tradizionalmente fragili.
Nonostante le critiche, l’amministrazione conferma la volontà di rendere strutturale la misura. «Il sostegno alla casa – ribadisce Pozza – resterà una misura stabile, con uno stanziamento di almeno 150 mila euro annui per il prossimo triennio». Una scelta politica chiara, che tuttavia riapre il tema dell’equilibrio tra autonomia finanziaria dei Comuni e responsabilità di Regione e Stato. Per il sindaco, l’obiettivo è conciliare la tenuta dei conti pubblici con la tutela di un diritto fondamentale come quello alla casa, che non può essere affrontato come una perenne emergenza locale. Ma il messaggio è altrettanto netto: senza un cambio di passo da parte dei livelli istituzionali superiori, i Comuni rischiano di restare soli a fronteggiare una crisi che ha ormai dimensioni strutturali.













