
Da oggi la municipalizzata corsichese venderà quelle chirurgiche a 3 euro per ogni confezione da 5
Mascherine chirurgiche a 50 centesimi? Le farmacie Comunali di Corsico ne hanno annunciato la messa in vendita, da oggi, al prezzo massimo di 0,50 Euro + iva chiedendo se sia il caso di vendere “le scorte sin qui acquistate a prezzi superiori (chi pagherà la differenza?), né se la stessa disposizione si applichi ai grossisti o agli intermediari” che, almeno finora, hanno venduto le mascherine a prezzi non calmierati.
La precedenza
In un post pubblicato sul profilo della municipalizzata, il presidente Carlo Vaghi ha sottolineato come a Corsico, le farmacie da lui amministrate abbiano sempre venduto le mascherine a prezzi di costo in confezioni da 5 a 5 euro la busta, dando la precedenza ai residenti.
Delibera lacunosa
Vaghi poi ha messo nel mirino l’ordinanza del commissario della protezione civile Arcuri, allineandosi a quanto dichiarato da Assofarm, che l’ha definita “lacunosa”, perché lascia alle aziende, oltre che ai Comuni proprietari di Farmacie, che hanno comperato i dispositivi a prezzi superiori, l’onere di coprire le perdite, erodendo i ricavi della municipalizzata.
3 euro per 5 mascherine
Sperando che il provvedimento del Commissario sia corretto in futuro, Vaghi ha confermato che da oggi le mascherine chirurgiche saranno vendute a 3 euro per ogni confezione da 5. Ma che la questione investa tutto il sistema produttivo e commerciale di questi dispositivi si evince anche da una serie di prese di posizione.
Conseguenze controproducenti
A cominciare da alcuni rappresentanti del Consiglio regionale lombardo. Secondo Barbara Mazzali, del gruppo Fratelli d’Italia, per esempio “Garantire oggi le mascherine a un costo ragionevole sembra una buona idea, ma se si guarda dentro al “provvedimento del prezzo imposto” (50 centesimi l’una) le conseguenze potrebbero risultare controproducenti.
I rischi
Quali? Secondo la Mazzali “In questo momento con un prezzo imposto si rischia di lasciare senza mascherine buona parte della popolazione in quanto gli importatori seri smetterebbero di acquistare il materiale mentre le imprese, non ancora nel pieno dell’efficienza produttiva, sceglierebbero di non iniziare nemmeno a produrle perché non conveniente”.
Le importazioni
Il problema è che le aziende del Belpaese non sono ancora nella condizione di produrre tutte le mascherine che servono alla Nazione con costi contenuti mantenendo la qualità necessaria. Attualmente il fabbisogno viene coperto da imponenti importazioni e i costi d’acquisto all’estero, per le mascherine rispondenti ai requisiti previsti, sono maggiori rispetto al prezzo imposto dal Governo.
Le distorsioni
Certo, è assolutamente giusto evitare “distorsioni e speculazioni di mercato” come sottolineato dal commissario Arcuri, ma è altrettanto giusto evitare “effetti collaterali” che finirebbero con gravare sull’intera o su una parte della popolazione con effetti imprevedibili in tema di rifornimenti dei dispositivi.
Sgravi fiscali
Sempre secondo Barbara Mazzali, “misure come incentivi reali alle imprese per l’avvio della produzione e con sgravi fiscali, dazio e Iva zero all’importazione con procedure snelle di sdoganamento, Iva zero alla vendita, la possibilità di deduzione e/o detrazione dal reddito imponibile e la distribuzione gratuita dei presidi alle persone non abbienti aiuterebbero, insieme ai controlli sugli abusi, alla corretta distribuzione di ogni tipo di mascherina”.
Le altre voci
Sull’argomento anche il sindaco di Opera, Antonino Nucera, ha scritto a Giuseppe Conte. “Al di là delle boutades e delle disposizioni acchiappa consensi, bisogna fare i conti con la realtà. Obbligare le farmacie comunali a vendere mascherine sottocosto, significa semplicemente indorare la pillola rispetto ai nuovi costi che, inevitabilmente, ricadranno sulla collettività”.
Costi superiori
“Infatti – ha sottolineato il sindaco -, se Conte avesse il senso della realtà o avesse mai acquistato mascherine per comunità medio-piccole, saprebbe che i cosiddetti “beni strumentali utili a fronteggiare l’emergenza” sono costati a Comuni e Farmacie molto di più rispetto al prezzo imposto in ordinanza” .
Danno erariale?
“Fino ad ora – ha concluso -, l’Amministrazione e la Farmacia comunale hanno acquistato 66.000 mascherine, di vario genere e con vari fattori di protezione, per un totale di 64.640 euro. “Basta fare i conti per capire che il costo medio unitario è ampiamente superiore al prezzo di vendita imposto dal Commissario. E la differenza? Graverà sui cittadini? Verremo segnalati o denunciati alla corte dei conti per danno erariale? Attendo risposte che mi chiariscano questi interrogativi”.
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