
Tutti contro tutti. Come in un film horror, in cui la vittima designata è Trezzano: una città tradita, pugnalata alle spalle da ripicche personali, vendette, resa dei conti tra fazioni, senza alcun rispetto per la città (leggi qui). É stato questo il Consiglio comunale tenutosi ieri sera, che avrebbe dovuto approvare il bilancio di previsione 2026-2028 e il Dup, il documento di programmazione che disegna gli interventi che si ipotizza di realizzare per rendere un luogo il più vivibile possibile. Niente di tutto questo è avvenuto. Si è cominciato con l’ennesimo pasticcio sulla surroga di Salvatore Mento con Ivano Padovani e sulla sostituzione dei membri delle varie commissioni. Il documento citava nomi che dovevano essere cancellati, come quello di Malacarne fuoriuscito da Forza Italia e dichiaratosi indipendente. Ma questo è il meno.
Padovani ha spiegato i motivi per cui ha aderito al gruppo di Russomanno, ex capogruppo di Fratelli d’Italia defenestrato con un maldestro “colpo di stato” che ha provocato il terremoto politico che ha investito la maggioranza di centrodestra al governo della città (leggi qui). I colpi di scena sono cominciati poco dopo, quando i consiglieri di maggioranza, uno dopo l’altro hanno iniziato ad abbandonare l’aula, lasciando alla fine da solo il sindaco Giuseppe Morandi (che alla fine è uscito pure lui). La processione verso chissà quali lidi è durata sino a quando è venuto a mancare il numero legale. Così il segretario comunale è stata costretta a chiudere la seduta.
Ha iniziato Mario Malacarne, ex Forza Italia, che ha puntato il dito contro il sindaco per aver sostituito Piero Argirò (leggi qui) dalla carica di assessore poche ore prima dell’approvazione del bilancio che lo stesso Argirò ha predisposto e che avrebbe avuto il diritto di illustrare. “La sostituzione – ha sottolineato Malacarne – è avvenuta senza alcuna discussione e condivisione. Una scelta che ha incrinato la fiducia nei confronti del sindaco”. In chiusura del suo intervento ha annunciato il suo voto contrario a qualunque proprosta fatta dalla maggioranza.
Il film è stato un susseguirsi di colpi di scena. Samantha Beccia, capogruppo di Fratelli d’Italia, dopo aver ribadito il sostegno politico al sindaco, ma anche solidarietà all’ex assessore Argirò di cui è stata vice in commissione Bilancio, ha detto che lei e i suoi compagni di partito avrebbero lasciato l’aula perché “è necessario fare chiarezza su modi e motivi che hanno portato alla crisi di maggioranza, alla sostituzione di Argirò, e alle soluzioni che sono state adottate per tentare di risolverla (per esempio la new entry Luisella Pirani nominata assessore senza avere una rappresentanza in consiglio e via via discorrendo).
La seduta è poi diventata un ritornello che hanno cantato quasi tutti. Anche Stefano Amente di Noi moderati ha espresso stima nei confronti di Argirò. E poi, dopo avre ribadito fiduca nel sindaco, ha chiesto chiarimenti sulla crisi e sulle soluzioni adottate. “Al momento – ha detto – non sussistono condizioni per affrontare alcuna discussione sul bilancio”. Dopo di che ha lasciato aula e si è accomodato tra i meloniani di Beccia. É stato Claudio Albini, capogruppo Pd, quello che ha messo le carte sul tavolo. Rivolgendosi direttamente al sindaco Giuseppe Moranti, lo ha invitato a prendere atto di non avere una maggioranza e quindi di agire di conseguenza dando le dimissioni. Albini ha parlato di uno spettacolo indegno.
A questo punto, visto l’esodo dei componenti della maggioranza, compresi lo stesso sindaco e il presidente del Consiglio Teresa Carnovale, verso altri lidi, è stata chiesta la verifica numero legale. Dopo un paio di nuovi inciampi, alle18,36 in aula erano presenti solo 7 consiglieri. Un numero insufficiente per procedere. Della città e dei suoi problemi se ne parlerà un’altra volta. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Villa Zina del M5stelle ha scritto in un post: “Dopo settimane di incertezze, ancora una volta il centrodestra dimostra l’incapacità di governare. I cittadini di Trezzano restano in balia di un sindaco che non ha più i numeri per sostenere il governo della città”. “Questa sera si è scritta una pagina vergognosa” è stato invece il commento di Leonardo Bertino, segretario del Pd cittadino. Un fine anno che Trezzano non meritava.










