
Si chiama Domenico Trimboli ed ha 63 anni. Nato a Platì in Calabria, è residente a Cesano Boscone. Who is? Direbbero gli americani? E uno dei principali imputati in un filone dell’inchiesta sulla truffa sui fondi che vede coinvolta anche la Banca Progetto (non indagata). Secondo l’accusa Trimboli sarebbe “intestatario di quote di diverse società utilizzate per le truffe. E, in veste di amministratore della Tiemmeti S.r.l. e della Biemme S.r.l., si sarebbe interfacciato con le banche per tutti gli aspetti inerenti ai contratti di finanziamento, fabbricava fatture per operazioni inesistenti. Per lui, il gip Marco Formentin uno dei titolari dell’inchiesta, ha disposto gli arresti domiciliari.
Truffe ai danni dello Stato
Come riporta il “Corriere della Calabria”, l’operazione, coordinata dalla Procura di Monza su finanziamenti ad aziende legate alla ‘ndrangheta, avrebbe fatto luce su un’associazione a delinquere di carattere transnazionale finalizzata alla commissione di truffe ai danni dello Stato. Nell’ordinanza di arresto sono stati ricostruiti alcuni episodi legati alla “Biemme srl”, società nata nel 2010, attiva nel commercio all’ingrosso di imballaggi, amministrata da Domenico Trimboli dal 20 gennaio 2021, diventato poi socio unico dal 16 aprile dello stesso anno.
La scatola vuota
Gli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria avrebbero dimostrato – riporta il gip nell’ordinanza – come la “Biemme s.r.l., «fosse sostanzialmente una “scatola vuota”». Priva di sedi operative, senza mezzi operativi e dipendenti ma non solo. Lo società, infatti, avrebbe avuto una movimentazione bancaria assolutamente incompatibile con l’esercizio di impresa e nel 2020 non risulterebbe avere emesso fatture e pagato imposte. Ma, ciononostante, sarebbe riuscita ad ottenere almeno un paio di finanziamenti elargiti da “Banca Progetto”.
I finanziamenti
Come ricostruito dagli inquirenti, la società avrebbe ricevuto due finanziamenti da “Banca Progetto” con «esito positivo incondizionato». La prima richiesta risale al 5 novembre 2021 pari a 2,5 milioni di euro come finanziamento a valere sul Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, il Medio Credito Centrale delibera la concessione della garanzia statale e il 30 dicembre la società riceve il finanziamento di 684.250 euro. Ma, come ricostruito dagli inquirenti, dall’analisi dei conti sarebbe «emerso che l’importo ricevuto da Banca Progetto S.p.A., lungi dall’essere investito nella società, sarebbe stato distratto nella misura di 662.928,59 euro verso società riconducibili al sodalizio».
Il bis
Quella su riportata non è l’unica operazione. Poco più di un anno dopo la società di Trimboli richiede a Banca Progetto l’erogazione di un finanziamento con l’intervento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese per 2 milioni e 150 mila euro, ottenendo 2.114.525 euro il 5 settembre 2022 dai quali 1.912.497,43 euro – sempre secondo l’accusa – sarebbero stati distratti verso società riconducibili al sodalizio.
Gli artefizi
Dalle indagini della Procura di Monza, dunque, nel caso della “Biemme srl”, come in tutte le altre truffe, sarebbero stati architettati «diversi artifizi per la dissimulazione dell’assenza di mezzi di produzione» ma anche per la «falsificazione dei bilanci, e la simulazione di una realtà produttiva inesistente». Secondo l’accusa, inoltre, la società, a decorrere dall’assunzione della rappresentanza da parte di Domenico Trimboli, «non ha mai avuto mezzi di trasporti adatti allo svolgimento dell’attività dichiarata e non ha avuto dipendenti».
Nessun movimento
L’ultima dichiarazione attraverso il modello 770 che deve essere utilizzato per comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate le ritenute operate sui redditi di lavoro risale al 2016 e risulta intestataria di un’Audi e una Bmw in locazione. Inoltre, come ricostruito dall’accusa, dagli accertamenti bancari «emergerebbe l’assenza di movimentazioni di addebito tipicamente riconducibili all’esercizio di un’impresa» come il pagamento di forniture per utenze, di oneri fiscali e contributivi.
Bilanci falsi
Parte attiva l’avrebbe avuta tal Michele Migliore, accusato di aver falsificato i bilanci, e per questo finito in carcere. Già perché i ricavi per l’annualità 2020 sono stati indicati in 5.508.000 euro. Tuttavia, il portale fatture & corrispettivi per l’anno 2020 «non evidenzia l’emissione di fatture della società “Biemme Srl”. Inoltre, l’anagrafe tributaria non rileva il pagamento di alcuna imposta».














