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Trezzano: Rolex, lingotti d’oro e una pistola rubata nel covo segreto della banda che colpiva gli orefici

Nel garage sotterraneo nascosti orologi di lusso, gioielli, contanti, targhe clonate e un'arma pronta all'uso. I carabinieri hanno smantellato la base logistica di una banda accusata di aver colpito aziende orafe tra Lombardia, Veneto, Toscana e Marche.

carabinieriSembrava un normale box interrato come tanti altri. In realtà era il quartier generale di una banda specializzata in furti ai danni di aziende orafe, una base logistica dove venivano custoditi gioielli, lingotti d’oro, orologi Rolex, denaro contante e persino una pistola rubata pronta all’uso. È a Trezzano sul Naviglio, nei box ricavati sotto il parcheggio di via Dante, che i carabinieri hanno scoperto il covo del gruppo criminale accusato di aver messo a segno una lunga serie di colpi tra Lombardia, Veneto, Toscana e Marche, accumulando un bottino dal valore complessivo superiore ai 500 mila euro.

L’operazione, coordinata dalla Procura di Vicenza e condotta dai militari della Compagnia di Bassano del Grappa, in collaborazione con la Polizia locale trezzanese, ha portato alla denuncia di tre cittadini albanesi di 37, 40 e 44 anni, già arrestati lo scorso 26 febbraio proprio nel Milanese, quando gli investigatori erano riusciti a individuare il loro nascondiglio. La scoperta del garage di Trezzano ha rappresentato la svolta decisiva delle indagini. Durante la perquisizione, i carabinieri si sono trovati davanti a un vero e proprio deposito della refurtiva. All’interno del box erano custoditi 53 mila euro in contanti, monili di pregio, orologi di lusso, lingotti e numerosi oggetti provenienti dai furti messi a segno nei mesi precedenti.

Ma non solo. Gli investigatori hanno sequestrato anche una pistola semiautomatica Heckler & Koch con relative munizioni. L’arma è risultata rubata e il suo ritrovamento aveva fatto scattare immediatamente l’arresto in flagranza dei componenti della banda. I tre si trovano tuttora detenuti nel carcere di San Vittore. Le indagini hanno permesso di ricostruire un’attività criminale sviluppata tra novembre 2025 e febbraio 2026. Tra i colpi attribuiti al gruppo figurano almeno tre assalti compiuti nell’Aretino, per un valore complessivo di circa 110 mila euro, un furto nel Veronese che aveva fruttato lingotti d’oro e orologi Rolex, oltre ad altri episodi registrati nelle province di Vicenza e nelle Marche.

La banda si muoveva con un’organizzazione estremamente collaudata. Per gli spostamenti venivano utilizzate auto di grossa cilindrata intestate a prestanome. Per eludere i controlli e ingannare i sistemi di videosorveglianza comunali e autostradali, i veicoli venivano equipaggiati con targhe clonate. Secondo gli investigatori, i criminali riproducevano targhe appartenenti ad automobili identiche per modello e colore, rendendo più difficile il lavoro delle forze dell’ordine.

Un sistema sofisticato che aveva consentito al gruppo di operare in diverse regioni senza destare sospetti, almeno fino all’intervento dei carabinieri. L’attività investigativa si è conclusa con il recupero dell’intera refurtiva accumulata nel corso dei mesi. Un risultato importante sia per il valore economico dei beni recuperati sia per il danno arrecato a un’organizzazione che aveva fatto delle aziende orafe il proprio obiettivo privilegiato. Per Trezzano resta il dato più sorprendente dell’intera vicenda: dietro la serranda di un anonimo garage sotterraneo si nascondeva il tesoro di una banda che aveva colpito mezza Italia, accumulando oro, gioielli e orologi di lusso per oltre mezzo milione di euro.

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