
Doveva essere un momento di confronto tra amministrazione e famiglie, ma si è trasformato in un caso politico, l’ennesimo. La serata dedicata al piano scuola organizzata dal Comune di Trezzano sul Naviglio ha registrato una partecipazione minima: circa 30 persone in totale, tra amministratori e addetti ai lavori, con appena una manciata di genitori presenti su una platea potenziale di circa 4mila. Un dato che ha suscitato imbarazzo e polemiche, sottolineato anche dall’assessore all’Istruzione Mattia Di Bisceglie, che ha comunque illustrato nel dettaglio il piano messo a punto dalla giunta guidata dal sindaco Giuseppe Morandi.
Il piano: più risorse e nuovi servizi
Al netto delle tensioni politiche, il piano scuola presenta numeri di un certo peso e alcune novità significative. Tra gli interventi principali spicca l’aumento delle risorse per l’assistenza agli alunni con disabilità, che passa da 730mila a oltre 900mila euro. Crescono anche i fondi complessivi per i servizi scolastici, che raggiungono circa 600mila euro annui. Più che raddoppiato il budget per il pre e post scuola, salito da 80mila a 170mila euro: una scelta motivata dall’ingresso di nuovi operatori per garantire maggiore sicurezza e qualità del servizio. Una parte dei costi, pari al 60%, sarà coperta dalle famiglie che ne usufruiranno.
Tra le novità più attese c’è la riorganizzazione della ristorazione scolastica. Entro il 20 aprile entrerà in funzione un nuovo centro cottura a Trezzano, che sostituirà quello di Rozzano, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei pasti. Cambieranno anche i menù, con l’introduzione di nuove proposte come lasagne, hamburger e kebab di pollo. Le famiglie potranno monitorare i pasti attraverso l’app “Menu in chiaro”, mentre verrà introdotta la “bag salva spreco”, che consentirà agli studenti di portare a casa gli alimenti non consumati.
Sul fronte dei costi, dopo le proteste degli anni passati, è prevista una revisione delle fasce Isee che dovrebbe portare a una riduzione media delle tariffe del 20% a partire da settembre. Completano il quadro il potenziamento dei centri estivi e invernali, borse di studio per gli studenti meritevoli, nuovi arredi scolastici (con un investimento rilevante) e la digitalizzazione delle cedole librarie.
Il nodo dei progetti educativi
Tra i punti più discussi, la gestione dei progetti educativi finanziati dal Piano per il diritto allo studio (circa 64mila euro). L’amministrazione ha proposto un “catalogo” delle attività, definendole come interventi extracurricolari. Una visione contestata da parte del mondo scolastico e dell’opposizione, secondo cui queste attività fanno invece parte integrante della didattica e del percorso formativo, e dovrebbero quindi restare nella piena autonomia delle scuole e dei docenti.
Sala vuota e scontro politico
Ma più dei contenuti, a far discutere è stata la scarsa partecipazione. Assenti le dirigenti scolastiche, quasi tutti gli insegnanti e la stragrande maggioranza dei genitori. Un’assenza che ha trasformato quello che doveva essere un momento di dialogo in un’occasione mancata. Durissimo il commento del capogruppo del Partito Democratico, che ha criticato anche i toni della serata, definiti a tratti autocelebrativi. Nel mirino, oltre alla gestione dell’incontro, anche alcune scelte dell’amministrazione e la visione complessiva del rapporto tra Comune e scuola.
Secondo l’esponente dem, gli interventi più rilevanti riguardano servizi e organizzazione per le famiglie, mentre resterebbe in secondo piano il cuore dell’attività scolastica: la didattica e l’offerta formativa. Critiche anche al “catalogo” dei progetti, visto come un possibile tentativo di interferire con l’autonomia delle scuole. Non sono mancati momenti di tensione durante il dibattito, con interventi critici da parte delle poche insegnanti presenti in sala, in particolare sul tema delle manutenzioni e sulla gestione del confronto.
Un confronto mancato
Alla fine, la serata lascia in eredità più interrogativi che certezze. Da un lato un piano che introduce investimenti e novità concrete, dall’altro una partecipazione quasi nulla e un clima di scontro che rischia di allontanare ulteriormente le famiglie. Per un tema centrale come la scuola, il dato più significativo resta forse proprio questo: l’assenza del pubblico a cui quell’incontro era rivolto. Un vuoto che pesa quanto – se non più – delle polemiche politiche.













