
A Trezzano sul Naviglio si accende il dibattito sul futuro degli asili nido comunali dopo la decisione dell’amministrazione di esternalizzare il servizio affidandolo a una cooperativa. Una scelta che coinvolge direttamente otto educatrici attualmente dipendenti del Comune e che sta sollevando perplessità tra le opposizioni, timori tra i genitori e interrogativi tra le stesse lavoratrici.
Alla base della decisione ci sarebbero difficoltà strutturali nella gestione del servizio. Il caso emblematico è quello del Nido Fogazzaro, ormai ridotto a sole due aule e già gestito in parte da una cooperativa e in parte da personale comunale. Nonostante una progressiva riduzione dell’organico, i costi restano elevati e, secondo l’amministrazione, non sostenibili nel lungo periodo. Inoltre, viene ritenuto impraticabile bandire nuovi concorsi per assumere personale, a causa della carenza di risorse umane ed economiche.
Per questo motivo, alle educatrici è stato prospettato un ventaglio di tre possibilità: essere ricollocate in uffici comunali, accedere alla mobilità per continuare a lavorare come educatrici in altri enti locali, oppure accettare l’assunzione da parte della cooperativa che si aggiudicherà l’appalto. Opzioni che però non convincono del tutto. Il passaggio a mansioni d’ufficio rappresenterebbe un cambiamento radicale, anche dal punto di vista umano e professionale. La mobilità, invece, potrebbe comportare trasferimenti non sempre desiderati. Infine, l’assunzione nella cooperativa consentirebbe di mantenere il proprio ruolo educativo, ma a fronte di condizioni economiche generalmente meno favorevoli rispetto a quelle garantite dal contratto pubblico.
Il sindaco Giuseppe Morandi ha spiegato che il confronto con le educatrici e i loro rappresentanti sindacali è già avvenuto e non avrebbe evidenziato particolari criticità, se non richieste considerate “accettabili”. «Non abbiamo adottato la scelta fatta dal Comune di Cesano Boscone pochi anni fa, che aveva trasferito tutte le insegnanti alla cooperativa vincitrice dell’appalto – ha dichiarato – ma offriamo tre soluzioni, lasciando la libertà di scegliere quella più adatta alle loro esigenze. Se vorranno, potranno restare dipendenti comunali, pur cambiando mansione dopo un percorso di riqualificazione. Abbiamo anche messo a disposizione uno psicologo per supportarle in questa fase».
La questione sarà al centro del prossimo Consiglio comunale, convocato per il 7 maggio, dove si preannuncia un confronto acceso tra maggioranza e opposizione, mentre famiglie ed educatrici restano in attesa di capire quale sarà il futuro del servizio e delle persone che lo rendono possibile.














