giovedì - 30 Maggio 2024
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Tenta di estorcere danaro a due imprenditori: netturbino Amsa ammanettato dai carabinieri

“Dammi 30 mila euro, in contanti, altrimenti ti uccido”: è il contenuto delle telefonate che l’apprendista estorsore a fatto a una delle sue vittime

carabinieri

 

Lo scorso 22 aprile, il titolare di un panificio di Corsico ha ricevuto una telefonata minatoria da uno sconosciuto. Una voce gli ha intimato: “dammi 30 mila euro, in contanti, altrimenti ti uccido”, poi sono seguite le istruzioni per la consegna del denaro e la data entro la quale i soldi dovevano essere disponibili. Il panettiere non si è lasciato però intimidire e appena chiusa la telefonata ha chiamato i carabinieri della compagnia di Corsico e ha denunciato l’ estorsione. Una denuncia contro ignoti, perché non sapeva con chi avesse parlato.

Il telefono sotto controllo

Le indagini sono iniziate immediatamente. Dal recupero dei tabulati telefonici i carabinieri sono risaliti al numero dell’estorsore, intestato ad un prestanome e lo hanno messo sotto controllo. Intanto il panettiere, trascorso il termine entro il quale gli era stato chiesto di versare il denaro, ha ricevuto un’altra telefonata in cui era rimarcata la richiesta e le minacce. Al no deciso del panettiere, l’estorsore ha mollato la presa. Qualche giorno dopo, però, lo stesso uomo ha chiamato il titolare di una ditta di legnami di Corsico. “Dammi 10mila euro o ti incendio l’azienda”.

Seconda denuncia

Ha usato lo stesso telefono, che era già sotto intercettazione. Anche in questo caso la vittima non ha avuto paura e ha sporto denuncia. Con la registrazione della tentata estorsione, e con altre prove raccolte, i carabinieri hanno identificato il criminale. L’ultima telefonata alla seconda vittima è stata quella che ha determinato l’intervento diretto. Il 10 maggio i carabinieri della sezione operativa del Nucleo Radiomobile della compagnia di Corsico si sono recati a casa sua e lo hanno arrestato.

Dopolavoro criminale

Si tratta di un 58enne che lavora come netturbino all’Amsa, l’impresa di raccolta dei rifiuti. Durante il suo lavoro aveva avuto occasione di conoscere le due aziende che ha deciso di ricattare. Ora il netturbino è in carcere. Ha giustificato la sua improvvisa conversione alle attività criminali nel dopolavoro con il bisogno di denaro. Sembra infatti che la sua famiglia, nel complesso, abbia una posizione debitoria piuttosto pesante.

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