domenica - 29 Gennaio 2023
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Rozzano, la Cassazione annulla la condanna per abusi di Don Mauro Galli: Il ragazzo ha taciuto per tre anni

Torna d’attualità il caso del parroco della parrocchia di Sant’Ambrogio condannato in primo e secondo grado a 5 anni e mezzo di reclusione per i presunti abusi su un ragazzino

rozzano-prete-pedofilokClamorosa decisione della Cassazione resa pubblica questa mattina: ha annullato la condanna in primo e secondo grado a 5 anni e mezzo, comminata a don Mauro Galli, l’ex coadiutore della parrocchia di Sant’Ambrogio a Rozzano imputato di violenza sessuale ai danni di un 15enne di cui era padre spirituale. Secondo i giudici della Suprema Corte, la violenza avrebbe avuto « tardivo disvelamento» perché raccontata dal ragazzo solo dopo tre anni. Per questo motivo ha ordinato “una complessiva rilettura del percorso argomentativo» alla Corte d’Appello.

L’ospite

I fatti sono noti. Il 198 dicembre del 2011 don Mauro Galli aveva ospitato l’allora 15enne in casa sua. Secondo l’accusa il giovane era stato costretto a subire le avances del sacerdote con il quale condivideva il letto. Il prete aveva ammesso di avere ospitato il ragazzo nel proprio letto, e per questo era stato trasferito da Rozzano a Legnano e affidato a due sacerdoti e a uno psicologo. Un anno dopo, Mario Delpini (attuale arcivescovo di Milano) lo aveva oggligato a rimanere lontano dal contatto con i minori, prima all’ospedale Niguarda come cappellano e poi a Roma in un istituto religioso di studi.

La denuncia tardiva

Nel 2014 il 15enne, per la prima volta, aveva denunciato  di aver dovuto resistere a pesanti approcci sessuali del sacerdote: denuncia dopo la quale la giustizia ecclesiastica nel maggio 2015 aveva sospeso don Galli da sacerdote. Secondo i giudici di primo e secondo grado, il silenzio del ragazzo era la conseguenza del «il suo stato di affermata totale soggezione nei confronti di don Galli». Tesi rigettata dalla Cassazione secondo la quale «non è adeguata giustificazione logica del silenzio la (residua) soggezione nei confronti di chi già tre anni prima, subito, aveva visto «nel breve volgere di qualche ora la distruzione della sua immagine pubblica e della sua stessa autorità ecclesiale, irrimediabilmente azzerate tanto nei rapporti con i superiori ecclesiastici (dai quali, ben presto informati e giustamente adirati, era stato emarginato), quanto nel giudizio della famiglia della persona offesa”.

Riesaminare la personalità

I giudici romani hanno anche suggerito “un riesame della personalità del giovane, connotata da aspetti narcisistici per conquistare in qualche modo il centro della scena” un riesame giustificato da “inesistenti attacchi asmatici, inventati choc anafilattici, e simulate possessioni demoniache”, che già prima della presunta violenza avevano indotto i genitori ad affidarsi a una psicoterapeuta. Secondo la Cassazione, “il peggioramento progressivo delle condizioni mentali acuitosi prima della seconda denuncia è legato all’incrinarsi dei rapporti con la fidanzata nonché agli insuccessi scolastici”. Sarebbe stata la “condizione di sgradito isolamento personale e i vari ricoveri ospedalieri nel 2013-2014” che avrebbero spinto il ragazzo (solo nel luglio 2014 e all’esito di un tentativo di suicidio) a svelare “il preteso abuso sessuale risalente al 2011”.

 

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