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Rozzano, Davigo e Spataro a Cascina Grande: «La sicurezza si costruisce anche creando comunità sane»

Al centro del confronto promosso con i cittadini del Comitato di Gratosoglio e di Rozzano Unita il tema della legalità, del degrado e della prevenzione. Dalla richiesta di interventi nei quartieri alla critica di una politica che, secondo gli organizzatori, punta troppo sulla repressione e poco sulle cause dell'insicurezza.

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Nella foto, l’intervento di Piercamillo Davigo, all’incontro sulla sicurezza tenutosi ier sera a Rozzano

 

 

La sicurezza non si affronta soltanto con più controlli e sanzioni. Servono anche quartieri curati, spazi pubblici restituiti alla comunità, scuole capaci di educare alla legalità e occasioni di incontro per giovani e famiglie. È attorno a questo tema che si è sviluppato, ieri sera al centro culturale Cascina Grande di Rozzano, un incontro dedicato a sicurezza, legalità e prevenzione, con la partecipazione dei magistrati Piercamillo Davigo e Armando Spataro e dei cittadini del Comitato di Gratosoglio e di Rozzano Unita. L’iniziativa si è inserita in un contesto in cui il tema della sicurezza è particolarmente presente nel dibattito cittadino. Nelle ultime settimane Rozzano è stata interessata da ripetuti servizi straordinari delle forze dell’ordine, disposti per contrastare fenomeni di illegalità e degrado e rafforzare il presidio delle aree considerate più critiche. Ma accanto alla richiesta di interventi immediati emerge anche una questione più ampia: quale strategia può contribuire a rendere una città davvero più sicura nel tempo?

Il nodo del rapporto tra cittadini e istituzioni

Nel resoconto diffuso a margine dell’incontro, gli organizzatori hanno posto l’accento sulla distanza che continua a separare i cittadini dalle istituzioni, dal governo alle amministrazioni locali, dal Parlamento alla magistratura. Una distanza che, secondo la riflessione proposta, la politica dovrebbe riuscire a ridurre, ma che rimane ancora significativa. La sicurezza, si sottolinea, è un tema sul quale la politica interviene spesso quando cresce la paura. Il rischio è che il confronto si trasformi nella ricerca di un responsabile da indicare, attribuendo le colpe a determinate categorie di persone o agli stessi magistrati, anziché affrontare le cause dei problemi. Nel post che accompagna l’iniziativa viene richiamato anche il ricorso ai decreti sicurezza: «Ma 8 decreti sicurezza non hanno cambiato di una virgola la situazione», è l’affermazione che esprime una valutazione critica sull’efficacia delle misure adottate. Un giudizio che riporta al centro una domanda: quanto possono incidere gli interventi repressivi se non sono accompagnati da politiche capaci di prevenire il disagio e ridurre le condizioni nelle quali attecchisce l’illegalità?

Quartieri, scuole e prevenzione

Un altro punto centrale del messaggio diffuso dagli organizzatori riguarda la necessità di intervenire sulle condizioni concrete dei quartieri. Tra le priorità indicate figurano il recupero delle aree abbandonate, il contrasto al degrado, una maggiore attenzione alle scuole e il ritorno di risorse e servizi nei luoghi in cui i cittadini vivono quotidianamente. L’idea è che la sicurezza non coincida esclusivamente con la presenza delle forze dell’ordine, pur importante, ma dipenda anche dalla qualità degli spazi pubblici, dalle opportunità di aggregazione e dalla capacità delle istituzioni di non lasciare indietro intere zone della città. Restituire un’area alla comunità, creare occasioni d’incontro per ragazzi e famiglie, investire nell’educazione e promuovere il rispetto delle regole sono interventi che richiedono tempo, ma che possono affiancare l’azione di contrasto ai reati. È questa la prospettiva di prevenzione richiamata nel resoconto dell’appuntamento.

«La politica non può essere delegata agli altri»

La riflessione si chiude con un richiamo alla responsabilità collettiva. Se le istituzioni faticano a rispondere alle esigenze dei cittadini, sostengono gli organizzatori, non basta limitarsi alla protesta o alla richiesta di nuove misure: occorre anche recuperare partecipazione e fiducia nella politica. «Dobbiamo tutti smetterla di considerare la politica una brutta parola e una cosa che deleghiamo ad altri», si legge nel secondo messaggio diffuso a commento dell’iniziativa. Un invito a considerare la partecipazione civica parte della soluzione, soprattutto quando le comunità chiedono risposte su questioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana. All’incontro hanno partecipato, oltre a Davigo e Spataro, Marco Ferrario, Cristina Lenoci e Simone Pignier. Il messaggio è dunque quello di una sicurezza da costruire su più fronti: contrastare i comportamenti illegali, ma allo stesso tempo investire nella prevenzione, nella cura dei quartieri e nella ricostruzione del rapporto tra cittadini e istituzioni. Perché una città più sicura non è soltanto quella in cui si interviene quando un problema si manifesta, ma anche quella che lavora per evitare che quel problema si ripresenti.

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