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Parla il Capitano dei carabinieri Rosati: tutto su sicurezza, criminalità e legalità nei comuni del Sud ovest milanese

A soli 34 anni è a capo del Comando dei Carabinieri di Corsico, che controlla il territorio di una decina di comuni, compresi Assago, Buccinasco, Cesano boscone, Cusago, Rozzano e Trezzano

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Nella foto, il capitano Fabrizio Rosati, 34 anni, a capo del Comando dei Carabinieri di Corsico

Ha appena 34 anni e da 19 è arruolato nell’Arma dei Carabinieri. Nel 2010 è entrato nell’Accademia di Modena, poi, finito il corso, è stato assegnato al XIII Reggimento dei Carabinieri di Gorizia, un’unità di elité impiegata all’estero nella scorta agli ambasciatori e nel training delle forze di polizia dei Paesi alleati. È stato in Afganistan e in Libia prima di assumere il comando del provinciale di Foggia. Si chiama Fabrizio Rosati, grado Capitano, e, dall’agosto 2023, è il responsabile del Comando dei Carabinieri di Corsico, che controlla il territorio di una decina di comuni del Sud ovest milanese. Questa è l’intervista che ha rilasciato a pocketnews.it

Quale è stato il caso più importante di cui si è occupato da quando ha assunto il comando a Corsico?
“Quello di Manuel Mastrapasqua, il commesso ucciso a Rozzano dal diciannovenne Daniele Rezza per un paio di cuffiette. Eravamo sulle tracce del suo assassino quando questi si è costituito”.

Il caso irrisolto?
“Tutti i casi di cui ci siamo occupati sono risolti, non per merito mio ma dei miei collaboratori. In tutti i casi in cui si è commesso violenza sono state chiarite le responsabilità, alcuni rapidamente, altri meno. Anche l’indagine a Rozzano relativo a una serie di aggressioni sfociate in tentati omicidi o lesioni personali aggravate avvenute principalmente con machete, commesse da nordafricani irregolari. Il lavoro per identificarli è stato complesso e ha permesso di individuare e arrestare quattro soggetti. L’inchiesta non ci ha ancora consentito di individuare il movente, però abbiamo preferito concentrarci sugli autori delle aggressioni prima che queste ultime sfociassero in omicidi”.

All’interno dei comuni del comprensorio, c’è una sensazione di insicurezza generalizzata (le continue risse nel centro di Corsico, la microcriminalità a Rozzano, i vandalismi a Buccinasco e Trezzano). Cosa dovrebbero fare le amministrazioni locali per garantire una maggiore sicurezza ai propri residenti?
“Nel territorio di competenza del mio comando non c’è qualcosa che si possa imputare alle amministrazioni locali. Tutte sono molto attive. Certo, le iniziative dipendono dagli indirizzi che ogni singola amministrazione si dà. In quest’ambito non c’è una soluzione comune, che vada bene in ogni realtà: tutte, però, sono estremamente sensibili e attive di fronte alle criticità. Il nostro è un territorio che risente dei problemi derivanti dall’essere parte della periferia di una grande città come Milano. Ci sono comuni, diciamo più ricchi, che ne risentono meno, altri in cui i reati predatori sono molti di più. Sono connessi agli ambienti sociali di ognuno e non esiste una formula magica per risolverli”.

Cosa potrebbero o dovrebbero fare in più le forze dell’ordine?
“Bella domanda. La sicurezza non è un dato quantificabile, è una sensazione molto soggettiva che varia da individuo a individuo. Il nostro lavoro quotidiano è cercare di esserci sempre. Anche nei momenti in cui si verificano criticità, l’Arma dei carabinieri c’è, è un punto saldo. Fa tutto il possibile per cercare di scoprire gli autori dei reati e soprattutto si impegna a rendere sicure le città con un un’attività di prevenzione: più pattuglie in campo, più presenza sul territorio. La sicurezza è una percezione. In alcuni casi è fondamentale il rapporto umano che si riesce a stabilire con la vittima, soprattutto con chi subisce violenze di genere”.

La sensazione di insicurezza però è alimentata da troppi episodi che sembrano non avere riscontri giudiziari…
“Posso assicurarle che ogni giorno lavoriamo per garantire la sicurezza della popolazione. E il nostro compito istituzionale. Se oltre ai fatti di cronaca si pubblicassero le sentenze che derivano da quei fatti se ne avrebbe maggiore consapevolezza. Ogni evento in cui vengono accertate responsabilità penali ha una sentenza e quella sentenza, prima o poi, applicata. Anche i criminali di più alto rango sono consapevoli che finiranno in galera: molti hanno un borsone sempre pronto con alcuni indumenti personali. Ci è capitato anche nelle scorse settimane di arrestare persone su cui pesavano sentenze definitive, persone che adesso stanno pagando per quel che hanno fatto. Purtroppo, nessuno lo sa”.

Qual è il contributo che potrebbero o dovrebbero dare le diverse Polizie locali?
“Le Polizie locali hanno molti compiti e sono un punto di riferimento importante. Cerchiamo di collaborare quanto più possibile per valorizzare competenze specifiche, senza sovrapposizioni ma mettendo in evidenza i compiti e le prerogative di ciascuno. Come è avvenuto due settimane fa durante un’operazione congiunta in cui è emersa una serie di irregolarità che hanno portato alla chiusura di una discoteca abusiva. Il coordinamento è fondamentale per dare il massimo nei confronti dei cittadini”.

Sino a qualche tempo fa si diceva che la grande mafia “abitasse” a Trezzano, la ‘ndrangheta faceva il bello e il cattivo tempo a Buccinasco, Corsico e Cesano, che la manovalanza si reclutava a Rozzano. È ancora così?
“Sicuramente, il Sud ovest è un’area in cui c’è una forte presenza di criminalità organizzata. E sicuramente, metropoli e sue periferie permettono il proliferare di grandi organizzazioni criminali, ma, riferendomi alla sua domanda, non possiamo dire sia ancora così. Si parla con sentenze in mano. Certo, in questo territorio c’è una presenza documentata, ma qui, i clan non possono avere gli stessi comportamenti dei territori di origine. Quando si dice “manovalanza a Rozzano” forse ci si riferisce alla situazione socio economica che la città da sempre vive, tanto da essere stata inserita nel decreto Caivano. L’emarginazione può certamente attivare manovalanza, ma non esiste l’equazione che il disagio di un giovane lo conduca nelle mani della criminalità organizzata. È più probabile che si adatti al piccolo spaccio o a reati predatori”.

Mentre molti eredi dei clan della ‘ndrangheta continuano sulle orme dei loro parenti più stretti, che fine hanno fatto i rampolli di terza generazione della grandi famiglie mafiose trezzanesi? Si sono integrati o rappresentano ancora un pericolo per la società?
“Il pericolo che un individuo rappresenta per un territorio viene certificato da una o più sentenze con relativa condanna. Sarebbe diffamatorio la rappresentazione: se è figlio di un criminale, è un criminale. Non si indaga una persona, ma un fatto e si vede cosa emerge attorno a quel fatto. Non si può mai partire dal presupposto che una persona sia un delinquente: è quel che fa che lo qualifica. Si parte da ciò che accade e si individuano le responsabilità, se fosse il contrario sarebbe sbagliato”.

Le più recenti evidenze investigative confermano il particolare spessore criminale della “locale” della ‘ndrangheta di Corsico nella gestione del traffico internazionale di droga e mille altre attività illegali. Chi è attualmente il capo?
“Non posso rispondere. Il processo è ancora in corso e sino alla sua conclusione c’è la presunzione d’innocenza”

Secondo numerosi rapporti della direzione investigativa antimafia, “la ‘nadrangheta non spara più”, adesso è “sommersa”, agisce sott’acqua, e tenta di fare affari stabilendo rapporti con le amministrazioni locali e imprenditori senza scrupoli. Quali sono, se ci sono, le situazioni più rischio nel nostro territorio?
“Vero, il report annuale indica questo fenomeno: c’è la tendenza dei clan a cercare vie meno palesi per fare affari, modalità che espongono meno. Per quel che riguarda la mia esperienza, posso affermare che in questo territorio c’è una diffusa predisposizione alla legalità. Non ho risultanze evidenti che, al momento, indichino infiltrazioni della criminalità nelle amministrazioni locali della zona. Non sempre la criminalità ha bisogno di infiltrarsi. Tutto dipende dai singoli territori. Si tratta di un trend nazionale non necessariamente ripetibile a livello locale. Io verifico una grossa sensibilità in favore della legalità. Ci sono alcuni Comuni che diventano parte lesa in alcuni processi che riguardano i loro confini, altri che gestiscono al meglio i beni sottratti ai clan e cercano di respingere eventuali tentativi di infiltrazione”.

Sempre secondo la procuratrice antimafia Alessandra Dolci, la nuova criminalità organizzata passa alle maniere forti solo quando non riesce a raggiungere i propri obiettivi. A che punto è l’indagine sulle minacce al sindaco di Buccinasco di qualche settimana fa? Sono minacce reali?
“La denuncia è stata presentata alla Polizia locale di Buccinasco ed è coperta da segreto istruttorio”.

Oltre al riciclaggio in attività commerciali, le mafie sembrano interessate anche alla gestione degli impianti sportivi. Con gli impianti sportivi, la criminalità fa i soldi? Nei comuni della circoscrizione ci sono situazioni a rischio?
“Abbiamo avuto il caso di un soggetto vicino al crimine organizzato che aveva realizzato dei campi di padel. Su nostro imput, la prefettura ha tolto tutte le autorizzazioni e adottato un provvedimento interdittivo. Certo, è una tendenza che può essere riscontrata anche nel nostro territorio, ma non in maniera così importante. Al momento, non risultano situazioni a rischio”.

Le famiglie che mandano i propri figli sui campi di calcio, possono stare tranquille?
“Possono stare tranquille anzitutto perché c’è l’Arma dei carabinieri. Siamo intervenuti in qualunque situazione dove si siano verificate anomalie. Siamo intervenuti e continuiamo a monitorare queste attività”.

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