
Sempre più problematica la condizione del nuovo ascensore di via Gramsci 21 a Cesano Boscone. In quella scala della palazzina Aler abitano diversi disabili con gravi problemi motori, sono tutti piuttosto anziani e tre persone si muovono solo con la sedia a rotelle. Il palazzo ha circa 65 anni, è costruito sui modelli sovietici di moda negli anni ‘60 dello scorso millennio ed è alto sette piani. Il vecchio ascensore, che aveva la stessa età della palazzina, era letteralmente tenuto insieme con nastro adesivo e rivetti, ma ben poche volte si bloccava. Quello nuovo, con le porte elettroniche e lo specchio, governato da schede elettroniche, sembra invece ribellarsi al suo ruolo di pezza nuova adattata ad un vestito vecchio e continua a fermarsi.
Tre notti fa aveva passato il tempo ad aprire e chiudere le porte e domenica si è fermato. Il tecnico è intervenuto solo a pomeriggio inoltrato. Poi ieri sera si è arrivati all’apoteosi. Una signora è tornata a casa con la spesa appena fatta. Non si è fidata a salire sull’ascensore, quindi ha caricato le borse e poi è salita al suo piano e lo ha chiamato. Come se avesse vita propria l’ascensore si è bloccato poco prima di arrivare alla sua destinazione, la scheda elettronica non ha voluto aprire le porte imprigionando le borse della spesa. Nulla da fare, erano le 18 e 30 e l’ascensore aveva deciso che quella sera, in via Gramsci 21, non si poteva andare a cena.
Poco dopo, infatti, al piano terreno è arrivato un altro inquilino che abita a uno dei piani intermedi e che stava rientrando a casa. L’uomo cammina solo accompagnato e con una stampella. 10 minuti dopo è arrivata anche una disabile in carrozzina, accompagnata dalla sua assistente, che abita ad uno dei piani più alti e avrebbe dovuto rientrare a casa. In alto abita anche un signore che soffre di un problema di salute piuttosto grave e debilitante: è rimasto anche lui fuori di casa, per colpa dell’ascensore. Il caso ha voluto che fosse difficile anche trovare il numero di telefono dell’assistenza dell’azienda costruttrice Delvecchio, perché il numero di telefono è all’interno dell’ascensore, il quale si ostinava a tenere ben serrate le sue porte elettroniche.
I disabili, non potendo fare le scale, hanno dovuto aspettare ore tempo prima che arrivasse qualcuno ad aggiustare l’ascensore, in modo da liberare la spesa e permettere agli altri di rientrare in casa. Il tecnico ha dovuto, a ora tarda, salire sul tetto a terrazza della palazzina per azzerare e reimpostare i controller della cabina impazzita. L’ascensore è ripartito, per ora. Bisogna però essere sinceri: il montacarichi di via Gramsci non è la sola cosa che non funziona, al quartiere Tessera.
Un altro esempio di modernità che si rivolta contro i suoi abitanti la si può notare alla sera sulla Nuova Vigevanese. Sul largo viale, all’altezza delle due fermate dell’autobus 327, sia quella in direzione Milano sia quella in direzione Trezzano, le luci pubbliche sono spente. La notte, specie quelle invernali e senza luna, le due fermate sono immerse nell’oscurità così come le strisce pedonali sono illuminate solo dai fari delle auto in transito e dalle flebile luce del semaforo. Prima di attraversare, e soprattutto mentre si percorre il tratto senza marciapiedi che porta alla fermata del 327, è consigliabile iniziare a pregare. Perlomeno, se qualcuno, girando a destra nel buio, ti investe con l’auto, sei già pronto per il paradiso.













