venerdì, Marzo 13, 2026
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Nella rete della ’ndrangheta: dalla maxi-operazione “Millennium” emerge il ruolo della cosca Barbaro

Eseguite 97 misure cautelari – 81 in carcere e 16 ai domiciliari – in un’inchiesta che ridisegna la mappa della criminalità organizzata calabrese e delle sue ramificazioni nel Nord Italia

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Eseguite 97 misure cautelari – 81 in carcere e 16 ai domiciliari – in un’inchiesta che ridisegna la mappa della criminalità organizzata calabrese e le sue diramazioni in nord Italia

È una delle più vaste operazioni antimafia degli  ultimi anni quella condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di  Reggio Calabria nei giorni scorsi. Si chiama “Millennium”. Un nome non casuale, che indica come la ‘ndrangheta, sia capace di operare come una multinazionale del crimine, senza confini geografici o temporali. L’indagine, avviata nel 2018 e coordinata dal  procuratore Giuseppe Lombardo, ha portato all’esecuzione di 97 misure  cautelari (81 in carcere e 16 ai domiciliari) e coinvolge oltre 200 indagati in tutta Italia. Parte del meccanismo mafioso è riconducibile alla cosca Barbaro “Castani”, storicamente radicata a Platì, nel cuore dell’Aspromonte. L’inchiesta ha ricostruito l’organigramma del clan e accertato la sua influenza operativa nel torinese e nel milanese (Buccinasco e dintorni).

Una mappa criminale che unisce Calabria e Nord Italia

Come detto, l’inchiesta ha ricostruito in modo dettagliato l’organigramma e l’operatività della cosca e messo in evidenza come abbia esteso il proprio potere  ben oltre i confini calabresi, con ramificazioni accertate a Torino  (Volpiano) e Milano (Buccinasco), dove esercitava pressioni estorsive, imponeva la “messa a posto” e manteneva rigide regole mafiose. Contemporaneamente, l’operazione ha evidenziato il coinvolgimento di
altre cosche, tra cui quella degli Alvaro di Sinopoli, che gestiva una  “cassa comune” per sostenere i detenuti e le loro famiglie, e controllava il territorio attraverso estorsioni e infiltrazioni in appalti pubblici.

Il narcotraffico come impresa unitaria

L’aspetto più inquietante dell’indagine riguarda la gestione centralizzata del traffico internazionale di stupefacenti, organizzata  come un’unica impresa criminale. I tre “mandamenti” della ‘ndrangheta reggina (centro, ionico e tirrenico) hanno cooperato in modo strutturato per importare cocaina dal Sud America, soprattutto da Colombia, Brasile  e Panama. Grazie alla complicità di operatori portuali corrotti, la droga arrivava  nel porto di Gioia Tauro, punto nevralgico della logistica mafiosa. Da lì, gli stupefacenti venivano distribuiti su tutto il territorio nazionale, con centri operativi anche a Volpiano e Buccinasco.

Infiltrazioni ed estorsioni

Le indagini hanno permesso di accertare estorsioni sistematiche a danno  di imprenditori e aziende, con richieste che arrivavano fino al 3% del  valore degli appalti pubblici. Sono emerse anche infiltrazioni nelle amministrazioni pubbliche, dove alcuni funzionari conniventi fornivano informazioni strategiche su gare e finanziamenti. Un caso emblematico riguarda la vendita di mascherine e guanti all’Asp  di Reggio Calabria durante l’emergenza Covid-19, operazione che avrebbe visto la complicità di imprenditori legati all’organizzazione. Due imprese – attive nei settori della ristorazione e dell’edilizia –  sono state sequestrate con l’accusa di essere strumenti al servizio delle cosche.

Una struttura mafiosa moderna

Uno degli elementi centrali dell’indagine è la conferma dell’esistenza  di un organismo sovraordinato, noto come “Provincia”, con compiti di coordinamento tra i “locali” presenti sia in Calabria che nel resto d’Italia e all’estero. Questo organismo decide la nascita di nuovi gruppi, assegna incarichi e interviene nelle controversie interne. Tra i “locali” coinvolti, oltre a quelli calabresi di Sinopoli, Platì, Locri, Melicucco e Natile di Careri, spiccano anche quelli attivi nel Torinese con Volpiano e nel Milanese con Buccinasco, segno dell’espansione della ‘ndrangheta nelle aree economicamente più dinamiche del Paese.

Relazioni pericolose con la politica

Un ulteriore filone investigativo ha fatto luce su una rete di scambio politico-mafioso, con procacciamento illecito di voti finalizzato a rafforzare l’organizzazione. In particolare, alcuni indagati – oggi ai domiciliari – sono accusati di aver sostenuto in modo illecito la candidatura di una donna (poi non eletta) alle elezioni per il Consiglio  Regionale della Calabria.

Una rete che non conosce crisi

L’operazione “Millennium” ridisegna ancora una volta in modo drammatico la struttura  attuale della ‘ndrangheta, capace di agire come una vera holding del crimine: radicata nei paesi d’origine, ma pienamente integrata nei centri  economici e politici del Nord Italia. La vastità dell’inchiesta, che ha toccato Reggio Calabria, Milano, Roma, Torino, Bologna, Agrigento e Verona, – hanno sottolineato gli inquirenti – dimostra ancora una volta quanto sia urgente e necessario un contrasto sistemico e coordinato alla mafia più potente e meno visibile d’Europa.

 

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