lunedì - 26 Settembre 2022
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’Ndrangheta: tutte le infiltrazioni dei clan nell’economia e nelle istituzioni della Lombardia

Lettura istruttiva della Relazione della Direzione Investigativa Antimafia sulle infiltrazioni dei gruppi criminali nella Regione e nei comuni del Sud ovest Milanese

dia-arrestoÈ stata pubblicata sul sito web del Senato della Repubblica  e su quello della Direzione Investigativa Antimafia,  la Relazione del 1° semestre 2021 sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia. Il documento traduce sul piano dell’analisi gli elementi investigativi raccolti anche da tutte le forze di polizia. L’obiettivo? Esaminare la situazione attuale e tracciare possibili scenari criminali futuri per orientare al meglio le attività da intraprendere per combatterle.

Si parte da un dato di fatto. L’analisi sull’andamento della attività criminale continua a mostrare come le organizzazioni criminali si stanno muovendo secondo una strategia che punta a consolidare il controllo del territorio. Quest’ultimo fattore è ritenuto, infatti, elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza.

Il più grande pericolo e che l’immediata disponibilità dei capitali illecitamente acquisiti dalle mafie potrebbe incidere, grazie al riciclaggio, sulla capacità dei clan di inquinare l’economia e di infiltrare la pubblica amministrazione per intercettare le risorse pubbliche immesse nel ciclo produttivo.  Alla luce di queste considerazioni, la Relazione di questo semestre delinea le probabili direttrici d’azione futura delle mafie soffermandosi sulla loro capacità di infiltrare l’economia.

Il documento pone l’accento sulle mosse della criminalità calabrese rispetto agli scenari internazionali e, soprattutto, locali. La ‘ndrangheta senza abbandonare il ruolo di leader nel traffico internazionale di cocaina sembrerebbe impegnata nel tentativo di espandere i propri affari illeciti anche attraverso possibili mutamenti degli equilibri criminali con clan di diversa matrice.

Le cosche – sottolinea la relazione – in una sorta di modello criminale fluido si presentano sempre più capaci di allacciare relazioni sia con le organizzazioni leader nel narcotraffico, sia con funzionari e rappresentanti degli enti locali, imprenditori e liberi professionisti, la cui collaborazione appare strumentale alla realizzazione degli affari illeciti connessi con l’infiltrazione nell’economia.

DAL GIOCO D’AZZARDO AL CONTRABBANDO

Da segnalare a fattor comune come i sodalizi mafiosi, avvalendosi sempre più delle possibilità offerte dalla tecnologia, continuino ad orientarsi verso settori del gioco d’azzardo (gaming) e delle scommesse (betting) realizzando circuiti paralleli a quello legale allo scopo sia di riciclare, sia di incrementare le cospicue risorse a disposizione.Analoghe infil trazioni ad opera della criminalità organizzata, in prevalenza della camorra e della ‘ndrangheta, continua a registrarsi nel settore del contrabbando di prodotti energetici (olio lubrificanti ed oli base) in virtù dei notevoli vantaggi economici derivanti dalla possibilità di immettere sul mercato prodotti a prezzi sensibilmente più bassi di quelli praticati dalle compagnie

PANORAMICA REGIONALE DELLA LOMBARDIA 

La ripartenza del sistema economico lombardo nel 2021 si è avviata con alcune variabili di incertezza, sempre collegate all’emergenza sanitaria, con le imprevedibili evoluzioni della pandemia. Tuttavia, come noto, uno straordinario provvedimento per il rilancio dell’economia si realizzerà con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per l’accesso alla Next Generation EU. Attraverso il più cospicuo pacchetto di misure di stimolo all’economia mai finanziato prima in Eurpa si stanno avviando – mediante tranche di erogazione all’Italia di fondi europei per oltre 220 miliardi di euro – una serie di investimenti volti al rilancio delle economie dei Paesi membri. Un’occasione che stimola gli appetiti di molti clan.

Questa straordinaria opportunità – sottolinea la Relazione – sarà altresì affiancata da una serie di monitoraggi e di contromisure a tutti i livelli istituzionali utili a contrastare oltre al probabile diffondersi di fenomeni corruttivi le mire della criminalità organizzata che potrebbe essere attirata dall’imponenza di tali flussi di denaro. Il Pnrr peraltro dedica attenzione al problema richiamando l’applicazione dei protocolli di legalità, prefigurando il potenziamento della magistratura e della P.A. e rafforzando la filiera dei controlli e della tracciabilità della spesa.

LE COMMESSE PUBBLICHE IN PANDEMIA

Sul punto non possono che ribadirsi le indicazioni già fornite all’inizio della pandemia nella primavera 2020 con riferimento al rischio di infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali mediante il tentativo di accaparramento delle commesse pubbliche ovvero con la gestione diretta o indiretta di imprese operanti in settori economici più attrattivi o maggiormente esposte al rischio di default a causa della pandemia. In sostanza ci si riferisce al comparto dei presidi medico-sanitari al quale si aggiungono i settori ecologico, immobiliare, edile, dei servizi di pulizia, tessile, turistico, della ristorazione e della vendita di prodotti alimentari, dei servizi funerari e dei trasporti verso i quali occorre concentrare l’attenzione investigativa.

In tal senso il Questore di Milano, Giuseppe Petronzi, ha evidenziato che “[…] La delicatezza del momento storico, aggravato proprio dalla tragica ed improvvisa pandemia da Covid 19 … è diventata per la criminalità organizzata genesi di nuovi e lucrosi business, ampliando lo spettro dei possibili settori economici da aggredire. Oramai il legame identitario tra i fenomeni criminali e l’economia nel Nord Italia è così forte da poter affermare che il concetto di “mafia imprenditrice” ha preso il sopravvento su qualsiasi visione militare di penetrazione del territorio”.

“Vieppiù, in tale strategia, – è la conclusione di Petronzi – si può parlare di welfare criminale di prossimità per la presenza di un parterre di utenza di enorme interesse per le mafie (basti pensare alle famiglie in crisi, ai lavoratori precari, alle aziende al collasso) sia in un’ottica di gestione delle attività facilmente accaparrabili, sia per il reperimento di manovalanza a basso costo ma soprattutto come potenziale bacino di voti da utilizzare in prospettiva elettorale per la penetrazione degli apparati pubblici […]

USURA MASCHERATA

Per quanto attiene all’usura e al recupero dei crediti con modalità estorsive, tali reati continuano ad essere di non facile e immediata rilevazione in Lombardia e a renderli impercettibili, come più volte evidenziato, è la ritrosia alla denuncia da parte delle vittime. Va evidenziato che l’usura rappresenta senz’altro un investimento capitalistico per le organizzazioni mafiose in quanto il provento delle attività illecite costituisce il capitale di partenza per generare ulteriori profitti senza trascurare la possibilità di riciclaggio mediante canali legali ed illegali dei capitali illecitamente accumulati.

 La tendenza infatti è la realizzazione di un prestito che viene mascherato tramite false fatturazioni emesse da società di copertura. In tal modo i ricavi vengono contabilizzati all’interno dei bilanci societari andando a costituire un patrimonio apparentemente lecito. Inoltre con l’usura l’organizzazione mafiosa può richiedere a un imprenditore insolvente in cambio della somma a suo debito la cessione di quote societarie o dell’intera impresa. Si tratta di uno schema classico e collaudato che consente ai sodalizi di mettere a punto la propria strategia di espansione nel perimetro dell’economia paralegale.

Il Procuratore Aggiunto della Dda di Milano, Alessandra Dolci – di cui nelle precedenti Relazioni erano stati condivisi i timori circa la possibilità di illecita percezione da parte della criminalità organizzata di risorse destinate al sostegno dell’imprenditoria, nonché sulla necessità di introdurre nell’ordinamento nuovi strumenti normativi finalizzati a favorire una ripresa economica e sociale – parlando alla stampa dell’operazione “Cardine Metal Money” svoltasi principalmente nella provincia di Lecco e con cui sono stati perseguiti anche reati di usura/estorsione, ha spiegato che […] gli usurai vogliono direttamente l’attività commerciale che la loro vittima non riesce più a mantenere, perché per loro è un presidio sul territorio, sul quartiere, più importante del denaro. Questi sono i loro piccoli affari. In grande, vogliono colonizzare i locali del centro di Milano … l’usura è destinata a crescere con la crisi economica … la criminalità organizzata rileverà le attività economiche anche a prezzi zero o stracciati … […]”.

Paradigmatiche a tal proposito sono le evidenze investigative della citata indagine “Cardine Metal Money” condotta dalla Guardia di finanza a carico di un clan di origine calabrese nella quale è emerso come dai proventi derivati dal traffico “in nero” di metalli e rifiuti ferrosi sarebbero derivati fondi per finanziare abusivamente e a tassi di usura almeno 8 soggetti. Fra di loro figurano alcuni imprenditori mai rivoltisi ad eccezione di uno alle Forze di polizia.

Per recuperare i soldi prestati  illecitamente nel biennio 2018-2019 per oltre un milione di euro il clan si era avvalso di un “factotum” già al servizio della famiglia mafiosa calabrese Facchineri il quale avrebbe minacciato gli imprenditori con armi da fuoco. Inoltre, episodi di usura ed estorsione sono stati contestati anche ai componenti di un clan attivo nella provincia di Bergamo accusato di avere agevolato la cosca Arena (ramo Cicala) di Isola Capo Rizzuto (KR) e raggiunti il 22 aprile 2021 dalla misura cautelare dell’operazione “Isola Orobica”.

LE INFILTRAZIONI DELLA ‘NDRANGHETA NELL’ECONOMIA LOMBARDA

Attraverso l’analisi di altre operazioni di polizia giudiziaria che sono state eseguite nel 1° semestre 2021, unitamente al monitoraggio operato dai Gruppi Interforze presso le Prefetture lombarde, emergono evidenti elementi rivelatori che confermano il radicamento del fenomeno mafioso nel territorio regionale. Ne sono la riprova, come evidenziati in seguito, anche i numerosi provvedimenti interdittivi emessi dai citati uffici territoriali di Governo prevalentemente riferibili a contesti di ‘ndrangheta e in misura minore di criminalità organizzata siciliana e campana.

L’attività di tutte le Prefetture della Regione è proseguita attraverso le interdittive  disposte nella prima parte del 2021 che dimostrano la consistenza dell’infiltrazione della criminalità organizzata calabrese nell’economia lombarda. Altro significativo indicatore della pressione criminale sul territorio è desumibile dalla lettura dei dati statistici dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati Anbsc che vedono la Lombardia attestarsi al quarto posto nella classifica nazionale con 3.256 immobili confiscati – sia nella fase di gestione da parte della citata agenzia che di destinazione – dopo la Sicilia (14.036), la Campania (6.091) e la Calabria (4.893).

Nel 1° semestre 2021, le Prefetture del distretto di Milano (Milano, Varese, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, Como e Sondrio) hanno emesso 20 provvedimenti interdittivi, 11 dei quali emessi dalla Prefettura di Lecco, 3 da quella di Milano, 3 da quella di Varese, 2 da quella di Monza e della Brianza e una da quella di Lodi. Rispetto alle matrici criminali di riferimento, 15 di questi hanno riguardato imprese in contesti di criminalità organizzata calabrese, 3 di criminalità organizzata siciliana e 2 di criminalità organizzata campana.

Per quanto attiene alle province del distretto di Brescia (Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona) sono stati disposti 16 provvedimenti prefettizi; 7 sono stati emessi dall’UTG di Bergamo, 6 dall’UTG di Mantova, 2 dall’UTG di Brescia e uno da quello di Cremona. Rispetto alle matrici criminali di riferimento, 11 di questi hanno riguardato imprese in contesti di criminalità organizzata calabrese e uno di criminalità organizza ta pugliese; ulteriori 4 provvedimenti non sono ascrivibili a contesti di criminalità mafiosa.

Per quanto attiene alle connessioni della criminalità organizzata con professionisti, rappresentanti della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria si segnala che il 22 marzo 2021 la Guardia di finanza di Milano ha individuato, nell’ambito dell’operazione “Cash flow”, un’associazione per delinquere transnazionale attiva nel capoluogo di Regione con ramificazioni nelle province di Brescia e Cremona, nonché all’estero in Egitto, Svezia, Spagna, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Malesia e Repubblica Ceca.

Il clan è risultato composto oltre che da un gruppo di egiziani attivi nell’esercizio abusivo della raccolta e del trasferimento di denaro in violazione delle leggi bancarie e sul trasferimento dei capitali anche da italiani. Tra questi ultimi spicca la figura di un contabile operante a Milano e in provincia di Cremona originario di Isola Capo Rizzuto (KR) già noto per i suoi rapporti con esponenti della criminalità organizzata sia siciliana, sia calabrese ai quali offriva soluzioni per coprire e reimpiegare capitali illeciti accumulati attraverso estorsioni e reati fiscali, con la copertura di società cooperative attive nel terziario.

LE “LOCALI” DELLA ‘DRANGHETA

Attraverso le operazioni di polizia di più ampio respiro è stato possibile documentare l’esistenza e il radicamento nelle province lombarde di vere e proprie organizzazioni riconducibili alla criminalità organizzata calabrese. Quest’ultima è in particolare risultata attiva mediante le proprie strutture a partire da quella di coordinamento “la Lombardia” sovraordinata alle “locali” presenti nella Regione e in collegamento con la casa madre reggina.

Nella Regione risulterebbero operativi 25 locali di ‘ndrangheta nelle province di Milano (locali di Milano, Bollate, Bresso, Cormano, Corsico, Pioltello, Rho, Solaro e Legnano), Como (locali di Erba, Canzo-Asso, Mariano Comense, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco – Cermenate), Monza-Brianza (locali di Monza, Desio, Seregno, Lentate sul Seveso, Limbiate), Lecco (locali di Lecco e Calolziocorte), Brescia (locale di Lumezzane), Pavia (locali di Pavia e Voghera) e Varese (Lonate Pozzolo).

Si tratta di uno schema che deve intendersi solo indicativo e non esaustivo in termini di mappatura criminale calabrese nel territorio lombardo in considerazione delle caratteristiche dei gruppi criminali che operano in Lombardia dove, al di là di alcune eccezioni, non sempre è replicato il modello di controllo del territorio tipico delle organizzazioni di riferimento delle regioni d’origine.

Nel 1° semestre 2021 la ‘ndrangheta in Lombardia è stata al centro di 5 operazioni di ampio respiro tutte sostanzialmente accomunate da una trama mafiosa, per lo più orientate a reati di tipo fiscale economico. In particolare ciò è stato registrato nel gennaio 2021 nell’operazione “Basso profilo” coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dalla Dia che ha avuto riflessi investigativi nelle province di Brescia e Bergamo ma anche nel successivo febbraio con la già citata operazione “Cardine Metal Money” della Dda di Milano eseguita dalla Guardia di finanza e incentrata sulle attività illecite del gruppo Vallelonga nella provincia di Lecco.

A febbraio ed aprile 2021 invece la Dda di Brescia ha coordinato la Polizia di Sato e i Carabinieri nella conclusione di 2 operazioni che hanno riguardato gruppi criminali, propaggini della cosca Arena-Nicoscia attivi a Viadana (Mn) e nella provincia di Bergamo individuati rispettivamente nell’operazione “Gemelli” e nell’operazione “Isola Orobica”.

Sempre ad aprile 2021 è stata portata a termine dalla Guardia di finanza l’operazione “Petrol-Mafie spa” una maxi inchiesta transnazionale che ha raccolto gli esiti di 4 distinte indagini delle DDA di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma e Napoli (coordinate dalla Dna e da Eurojust) e nella quale è emersa la convergenza di strutture criminali di differente matrice nel la pianificazione condivisa dei business della illecita commercializzazione di carburanti e nel riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere con sede anche in Lombardia intestate a soggetti insospettabili prestanome.

LE ALTRE MAFIE

Le organizzazioni criminali siciliane e campane in Lombardia conserverebbero un assetto meno percepibile destando quindi un più contenuto allarme sociale particolarmente funzionale al raggiungimento di una gestione maggiormente qualificata di attività economico-finanziarie. Per quanto riguarda la camorra, in Lombardia evita forme di violenza preferendo una strategia rivolta all’infiltrazione nell’economia legale con un modus operandi di tipo imprenditoriale improntato al reinvestimento e al riciclaggio dei proventi illeciti.

Un’azione spesso realizzata con le medesime condotte commesse nella Regione di origine così come emerso nella già citata inchiesta “Petrol-Mafie spa”. L’attività investigativa ha rivelato come sarebbero stati perpetrati numerosi reati fiscali ed economici che vanno dal contrabbando di prodotti petroliferi, all’emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, interposizione di società “cartiere”, contraffazione e utilizzazione di documenti di  accompagnamento semplificati (Das), riciclaggio, reimpiego in attività economiche di proventi illeciti, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

La frode consisteva nell’importazione perlopiù dall’est-Europa di prodotti petroliferi artefatti e oli lubrificanti. Questi ultimi venivano successivamente immessi in commercio come gasolio per autotrazione con conseguenti cospicui guadagni dovuti al differente livello di imposte praticate. Sempre sul fronte camorristico l’operazione pur mostrando una evidente sinergia tra le diverse compagini lascia emergere la centralità del clan Moccia di Afragola (Na) nel controllo delle frodi negli oli minerali.

 Inoltre dall’inchiesta è emersa con riferimento alla contiguità con la camorra la posizione di alcune persone residenti/domiciliate in Lombardia. Nell’ordinanza emessa dal Tribunale di Roma risultano infatti indagati 4 soggetti residenti nelle province di Milano, Brescia e Pavia indiziati di aver favorito il clan Moccia con ipotesi di evasione fiscale ed emissione fatture per operazioni inesistenti.

Riguardo invece alla criminalità organizzata siciliana si sono registrate 3 inchieste. Il 9 marzo 2021 in seguito agli sviluppi dell’operazione “Mani in pasta” dell’aprile 2020 la Dda di Palermo ha disposto 24 misure cautelari 16 delle quali eseguite in provincia di Milano nei confronti di persone indagate, a vario titolo, per associazione mafiosa e fra questi esponenti della famiglia Fontana, che avrebbero reinvestito ingenti risorse finanziarie nel commercio illegale di orologi di lusso.

IL COLLEGAMENTO CON CESANO BOSCONE

Si segnala infine sempre riguardo alla criminalità organizzata siciliana che il 19 gennaio 2021 la Guardia di finanza ha eseguito una misura cautelare emessa dal Tribunale di Pescara nei confronti di 3 persone indiziate di aver organizzato un traffico di stupefacenti sull’asse Lombardia-Abruzzo. Il principale indagato tra loro era già stato condannato a 30 anni di reclusione per traffico di ingenti carichi di cocaina con il Sud America e di eroina con la Turchia ed è figlio di un noto boss mafioso assassinato a Cesano Boscone (Mi) nel 1979 nell’ambito di un regolamento di conti tra cosche antagoniste.

L’uomo emigrato negli anni sessanta con la famiglia di origine nella provincia milanese aveva gestito negli anni ’80 un vasto traffico di cocaina per conto di cosa nostra ed era stato emissario nell’America Latina per la mafia palermitana, nonché punto di riferimento a Milano dei corleonesi. La relazione conferma anche la tendenza della malavita pugliese a manifestare la propria presenza in Lombardia solo episodicamente e principalmente per reati connessi con il traffico di sostanze stupefacenti e con riferimento alle rapine perpetrate con particolari modalità operative anche in “trasferta” dalla Puglia.

I CLAN STRANIERI

Oltre alla presenza consolidata dei gruppi di criminalità organizzata tradizionale, sul territorio regionale emergono anche sodalizi stranieri che risulterebbero dediti in via prioritaria a traffici di stupefacenti, reati predatori, immigrazione clandestina e tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della manodopera e della prostituzione in quest’ultimo caso in danno di donne provenienti sia dall’Africa, sia da alcuni Paesi dell’est Europa. I Carabinieri di Bergamo hanno scoperto come il patrimonio illecitamente accumulato nello sfruttamento della prostituzione da parte di un gruppo di criminali romeno sia stato successivamente reimpiegato in quel Paese in attività usuraria.

L’operatività dei clan stranieri nella Regione emergerebbe nei redditizi settori del traffico di stupefacenti un campo in cui quelle di origine albanese e nord africane ricoprono un ruolo apicale anche in relazione alla facilità di approvvigionamento derivante dai legami naturali con i Paesi di origine. Nell’ampio spettro delle sostanze stupefacenti che circolano sul territorio regionale un importante segnale giunge dall’aumento del consumo di eroina che nell’ultimo periodo ha fatto registrare un incremento della sua diffusione.

Storicamente il mercato all’ingrosso dell’eroina prodotta quasi esclusivamente nel sud est asiatico sarebbe sotto il controllo di gruppi criminali turchi che la esportano verso il mercato europeo attraverso canali albanesi. Ultimamente di contro si è registrato il ritorno sul territorio lombardo di turchi attivi direttamente nell’importazione dello stupefacente. Il 9 aprile 2021 personale della Squadra Mobile di Milano ha arrestato 3 cittadini turchi che a bordo di una autovettura in arrivo a Milano dal centro Italia celavano oltre 12 kg di eroina.

Inoltre all’interno di un magazzino in provincia di Milano in uso ad uno dei 3 arrestati sono stati rinvenuti ulteriori 3 kg di eroina e un’ingente somma di denaro. Lo spaccio resta la principale attività di soggetti nordafricani i quali da anni e soprattutto a Milano hanno monopolizzato la vendita della droga in determinate zone della città. Da quello noto come “il bosco dell’eroina” nel quartiere  Rogoredo i pusher maghrebini anche a seguito dei numerosi interventi delle forze dell’ordine, hanno spostato il loro centro di smercio lungo la ferrovia tra la stazione di Milano Rogoredo e quella di San Donato Milanese mantenendo sostanzialmente invariato il volume dei propri affari.

Quella zona negli anni 2018 e 2019 risultava presidiata invece da spacciatori italiani, albanesi e rumeni coordinati da un pregiudicato schipetaro che operava nell’interesse di due italiani posizionati al vertice dell’organizzazione. La conseguenza di tale continua operatività ha generato evidenti effetti anche sul piano sociale con l’aumentato afflusso di giovani tossicodipendenti che percorrono a piedi il tratto della ferrovia causando evidenti disagi alla circolazione dei treni.

In questo contesto il 24 maggio 2021 la Polizia Ferroviaria di Milano ha arrestato 12 persone (11 maghrebini e 1 italiano) dedite allo spaccio di eroina. Il gruppo organizzato con ruoli ben definiti era coordinato dai componenti di una famiglia marocchina nota come clan Mansouri che aveva monopolizzato l’attività criminale. La sostanza sequestrata nel corso delle indagini era caratterizzata dalla prevalenza del 6-mam un principio attivo inserito solo nel 2012 nella tabella delle sostanze pericolose in ragione della sua velocità di assorbimento nel corpo.

Inoltre proprio per il suo maggiore potenziale quel tipo di eroina permette di produrre il doppio di dosi da porre in vendita e di conseguenza di aumentare notevolmente i proventi. Gruppi di marocchini continuano a presidiare la zona boschiva a nord del capoluogo lombardo compresa tra i comuni di Lainate, Garbagnate e Cesate ove si contendono lo spaccio al dettaglio di ogni tipo di sostanza stupefacente.

Nel mercato della cocaina con riferimento al distretto della Corte d’Appello di Milano i peruviani ricoprono una posizione di assoluto rilievo nell’importazione dello stupefacente. Nel corso degli anni hanno perfezionato una certa capacità nel trasferimento della droga dai luoghi di produzione alla Lombardia e a Milano in particolare. Tali competenze hanno permesso ai trafficanti di occultare la cocaina, attraverso particolari processi chimici in altre sostanze o materiali per poi estrarla e renderla disponibile per lo spaccio.

Un ruolo di rilievo nell’importazione di cocaina è rivestito anche dalla componente albanese specializzata nel business ad alto reddito del traffico di droga. Gli schipetari utilizzando le classiche modalità di occultamento dello stupefacente (ad esempio mediante doppifondi all’interno di automezzi) attraverso una propria rete di trafficanti riescono a trasportare importanti quantitativi di cocaina dai porti del Nord Europa.

 In Lombardia la cocaina viene smerciata o vi transita per raggiungere altre piazze di spaccio (italiane o straniere) attività proseguita anche durante le misure di contenimento pandemico imposte dal mese di marzo 2020. Anche nel Distretto giudiziario di Brescia si osserva una presenza attiva di organizzazioni criminali di origine albanese e nordafricana che spaziano su buona parte del nord Italia ed interazioni tra trafficanti albanesi e pregiudicati italiani collegati alla criminalità organizzata. Tra le droghe sintetiche sarebbe sempre forte l’interesse di gruppi asiatici nella gestione del commercio di shaboo.

Tuttavia i principali operatori nel mercato internazionale restano sempre i cittadini cinesi. Nel campo delle metanfetamine si registra una sempre più costante presenza di soggetti originari dell’Africa subsahariana che sarebbero attivi nell’importazione di consistenti quantitativi di tal specie di sostanza. Da alcuni anni si verificano numerosi arresti di nigeriani che transitando anche da altri paesi europei (come la Spagna in passato) o giungendo dal proprio paese in Italia vengono trovati in possesso di elevate quantità di metanfetamine.

SUD OVEST MILANESE SNODO DEL TRAFFICO DI DROGA

Ampio è invece lo scenario dello spaccio di marijuana e hashish che vede coinvolti soggetti di diverse etnie anche estranei ai contesti di criminalità organizzata che adottano ogni tipo di ingegno nel tentativo di eludere i controlli delle forze di polizia. Nel semestre in esame il distretto milanese ha visto la conclusione di 2 operazioni di particolare rilevanza. La prima del 23 marzo 2021 nella quale la Polizia Stradale ha arrestato in flagranza di reato tre calabresi per detenzione di 18 kg di cocaina rinvenendo la droga nel corso di un controllo operato al casello autostradale di Assago sull’autovettura su cui viaggiavano.

 Uno dei due indagati con trascorsi per spaccio nella fascia Jonica è poi stato raggiunto in carcere il 5 maggio 2021 dalla misura cautelare disposta nell’ambito dell’operazione antimafia “Platinum” della DIA di Torino in quanto indiziato di riciclaggio ed altri reati per avere ricevuto nel luglio 2019 oltre 27 mila euro da un affiliato dell’associazione di ‘ndrangheta Giorgi di San Luca (Rc) attiva in Piemonte nel traffico di cocaina. L’altra del 12 aprile 2021 in cui i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano hanno eseguito nei confronti di 2 gruppi di pusher stranieri e di 1 sodalizio armato di trafficanti italiani diretto da un soggetto di origine calabrese la misura cautelare emessa nell’ambito dell’operazione “Arhat” per traffico e spaccio di stupefacenti con riferimento agli anni 2018 e 2019.

LA CRIMINALITA’ PROVINCIA PER PROVINCIA

Sul territorio lombardo si possono individuare cinque aree sub-regionali ciascuna con diverse connotazioni socio-economiche e manifestazioni macrocriminali. La Città metropolitana di Milano e le province di Monza e della Brianza e Como continuano ad essere caratterizzate dalla marcata presenza di diverse forme di criminalità organizzata nazionale e straniera che si manifestano attraverso attività illecite tradizionali quali estorsioni, usura, stupefacenti, sfruttamento prostituzione, armi, contraffazione, immigrazione clandestina, nonché reati fiscali, infiltrazione negli appalti, riciclaggio, reati ambientali, corruzione.

Nell’ambito dell’operazione  “Petrol Mafie SpA” di cui si è già detto e che ha fatto emergere la convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse nel business della illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a soggetti insospettabili e meri prestanome, nei provvedimenti giudiziari sono emerse società aventi sede in Lombardia alcune delle quali sottoposte a sequestro.

 In particolare, sono stati arrestati 3 soggetti residenti nelle province di Milano e Pavia, per aver promosso, organizzato e aderito all’associazione mafiosa dedita al riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego in attività economiche di proventi illeciti , evasione dell’iva e delle accise dovute sugli scambi di prodotti petroliferi. Un quarto indagato residente a Milano è stato posto agli arresti domiciliari poiché ritenuto responsabile di associazione mafiosa in contiguità con la cosca Mancuso.

Inoltre, il 29 marzo 2021 il Gup del Tribunale di Milano oltre a disporre la confisca di beni sottoposti a sequestro, ha condannato 4 imputati dell’operazione “Habanero” del 14 luglio 2020. L’operazione eseguita dalla Guardia di finanza di Milano si era conclusa nel luglio 2020 con l’esecuzione di 8 misure nei confronti di altrettanti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, bancarotta, intestazione fittizia di beni e valori; contestualmente era stato eseguito il sequestro di beni mobili, complessi aziendali e disponibilità finanziarie per un controvalore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro.

I provvedimenti rappresentavano l’epilogo di una attività investigativa coordinata dalla Dda di Milano, incentrata su un sodalizio composto da più soggetti, alcuni dei quali contigui alla ‘ndrina Greco di San Mauro Marchesato (KR), clan distaccato della locale di ‘ndrangheta di Cutro (KR). Peraltro il principale indagato aveva ottenuto nel giugno 2020, con il concorso di un professionista e mediante la presentazione di documentazione falsa, dei contributi a fondo perduto disposti appositamente per l’emergenza covid-19 pari a quasi 60 mila euro e aveva tentato di beneficiare illecitamente delle sovvenzioni previste dal “Decreto Liquidità”.

Per quanto riguarda l’attività della camorra nelle province, si segnala che il 29 giugno 2021 i Carabinieri di Castello di Cisterna (NA) hanno eseguito una misura cautelare emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta di quella Dda, nei confronti di 17 soggetti indiziati a vario titolo di favoreggiamento personale aggravato dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di armi comuni e da guerra. L’indagine aveva preso le mosse dalla latitanza di un esponente di spicco del clan De Sena di Acerra  (Na), resosi irreperibile dopo la sua condanna all’ergastolo per l’omicidio, avvenuto ad Acerra nel dicembre 1996, di un rivale del clan antagonista Mariniello. Nell’area metropolitana milanese le indagini hanno portato all’individuazione di un soggetto originario della provincia di Caserta, sottoposto a misure alternative alla detenzione.

Sempre nella provincia di Bergamo si segnala che il 23 aprile 2021 personale del ROS di Brescia su delega della DDA di Cagliari ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo a carico di un soggetto domiciliato a Villa di Serio (BG). Il provvedimento scaturisce dagli sviluppi dell’indagine “Dama”, della DDA di Cagliari eseguita il 7 luglio 2020 a carico di un’organizzazione criminale che operava tra la provincia di Bergamo e la Sardegna nel traffico di sostanze stupefacenti. L’uomo, già sottoposto alla misura cautelare del carcere, avrebbe mantenuto rapporti con la criminalità albanese e calabrese e indirettamente con il gruppo di ‘ndrangheta Barbaro – Papalia di Buccinasco.

Nelle province di Mantova e Cremona è stata conclamata la presenza attiva della criminalità organizzata calabrese in particolare della cosca Grande Aracri di Cutro (KR). Il 10 febbraio 2021 la Polizia di Stato e la Guardia di finanza di Brescia hanno sequestrato i patrimoni di 4 società di autotrasporti, ubicate nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Crotone, 7 fabbricati, 3 terreni e 14 automezzi per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro.

 Le società sono riconducibili ad un gruppo di ‘ndrangheta attivo a Viadana (Mn) propaggine della cosca Arena-Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto (KR), insediatosi nella provincia mantovana in continuità con la cosca di riferimento verso la fine degli anni ’90. L’attività investigativa ha evidenziato come gli indagati abbiano realizzato negli anni un percorso di “abnorme crescita economica” soprattutto nel settore degli autotrasporti, resa possibile dal riciclaggio di proventi illeciti, truffe ai danni di fornitori di mezzi d’opera ed impiego irregolare di manodopera. Tra gli indagati e destinatari del provvedimento di sequestro figurano anche un ex consigliere del Comune di Viadana (Mn) e altri soggetti per lo più di origini calabrese residenti a Viadana e Cremona.

IL TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI

Nelle zone di Varese e Lecco, ove operano da diversi decenni sodalizi collegati alla ‘ndrangheta (ad esempio la famiglia Trovato attiva dagli anni ‘80 nel lecchese o quelle dei Ferrazzo e dei Rispoli nel varesotto (dove sono anche presenti alcune proiezioni di cosa nostra), i fenomeni riguardano prevalentemente il traffico degli stupefacenti, del riciclaggio, del traffico di armi, dello sfruttamento della prostituzione e in modo crescente, dell’immigrazione clandestina. Il 9 febbraio 2021 con l’operazione “Cardine – Metal Money” la Polizia di Stato e la Guardia di finanza di Lecco con il coordinamento della Dda di Milano, hanno arrestato 18 indagati indiziati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere (aggravata dal metodo mafioso) finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode fiscale, usura, autoriciclaggio ed estorsione.

L’operazione si è svolta contemporaneamente in Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna ed i provvedimenti cautelari, eseguiti contestualmente al sequestro preventivo di beni, hanno costituito l’epilogo di un’attività investigativa iniziata nel 2017 nei confronti di un sodalizio originario della Calabria ma radicato nella provincia di Lecco. Il dominus dell’organizzazione, già stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa sia nell’ambito dell’operazione “Fiori della notte di San Vito” del 1994 sia nell’operazione “Infinito” del 2010, rivestiva ancora ruoli di primo piano nell’ambito della ‘ndrangheta lombarda.

L’uomo infatti espiata l’ultima condanna per associazione mafiosa aveva ripreso i contatti e rivitalizzato il clan, non solo attraverso specifiche condotte criminali ma anche utilizzando un ufficio all’interno di un negozio di arredamento a lui riconducibile in provincia di Lecco, come luogo di riunione/base logistica per gli incontri con altri complici, con gli imprenditori e con altri soggetti sottoposti ad usura dalla sua organizzazione.

Strettamente collegati al malvivente sono indiziati per associazione mafiosa anche altre persone a lui vicine e uomini di fiducia, che lo assistevano nella riscossione dei crediti usurari attuati anche con modalità violente ed intimidatorie. L’indagato avrebbe inoltre organizzato con gli altri arrestati un consistente traffico illecito di rifiuti, attraverso imprese operanti nel settore dei metalli attraverso l’alterazione dei documenti di trasporto e dei formulari di identificazione delle sostanze trattate.

 Il volume di rifiuti movimentato ammontava ad oltre 10 mila tonnellate. Tali illeciti sarebbero stati attuati attraverso una fitta rete di società “cartiere” che avrebbero emesso fatture false per circa 7 milioni di euro. Il denaro necessario per gli acquisti “in nero” del materiale ferroso proveniva da provviste su conti correnti intestati a prestanome e prelevate quotidianamente presso sportelli bancari e postali per un valore totale di circa 30 milioni di euro in un triennio.

Dalle indagini è altresì emerso come i proventi illeciti, oltre che a diretto beneficio dei componenti del gruppo, sarebbero stati riciclati per la costituzione di nuove attività imprenditoriali operanti nel commercio di autovetture e nella ristorazione, nonché nella gestione di rifiuti, ovvero impiegati quale provvista di denaro per erogare abusivamente finanziamenti anche a tassi di interesse usurari per un ammontare superiore ad un milione di euro.

Le indagini riguardo appunto alle ipotesi di usura ha consentito di riscostruire singoli episodi in danno di almeno 8 soggetti, fra i quali alcuni imprenditori lombardi e di quantificare in circa 750 mila euro il capitale erogato con tassi di interesse fino al 40% annuo, nonché di riscontrare la commissione di gravi condotte estorsive finalizzate al recupero delle somme oggetto delle illecite dazioni perpetrate anche attraverso minacce di morte e con l’utilizzo di armi da fuoco.

LA “MIGRAZIONE” IN PROVINCIA

Le province di Pavia e Lodi, risentono sempre più della migrazione di soggetti giunti nel capoluogo negli scorsi decenni e che privilegiano città periferiche ritenute più idonee ad una gestione defilata delle proprie attività. Tuttavia indagini condotte da organi investigativi calabresi sia nel 2016 sia nel primo semestre 2020, hanno evidenziato in provincia di Pavia la presenza di cellule criminali collegate rispettivamente alla locale di Laureana di Borrelli (Rc) e – anche in provincia di Lodi – alla cosca Alvaro di Sinopoli (Rc). Sotto il profilo dei reati-scopo si conferma la tendenza alla consumazione di reati di tipo tributario quali: fatture per operazioni inesistenti, false compensazioni di crediti tributari realizzati attraverso società in alcuni casi appositamente costituite.

In merito agli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti e al correlato fenomeno degli incendi in Lombardia (quest’ultimi in progressiva e sensibile diminuzione) il Procuratore Aggiunto della Dda di Milano, Alessandra Dolci, nel corso di una conferenza online organizzata il 25 marzo 2021 in occasione della Presentazione del Rapporto Nazionale 2020 di Legambiente ha evidenziato come sia in atto una […] convergenza di interessi tra la criminalità mafiosa e criminalità economica…sicuramente un punto di incontro è il settore dei rifiuti […].

Il magistrato ha aggiunto che in questo momento storico particolarmente delicato per le dimensioni della crisi economica causata dalla pandemia e degli straordinari investimenti che si prospettano si intravede, in un quadro di scarsa efficacia dei profili sanzionatori, una […] convergenza di interessi tra appartenenti alla criminalità organizzata calabrese e quella campana… e che “…il fronte della repressione non è sufficiente a ostacolare l’espandersi del fenomeno… credo moltissimo nella prevenzione […].

Citando i numerosi incendi che in Lombardia sino al 2019 hanno interessato impianti di stoccaggio, il magistrato ha aggiunto: […] abbiamo cercato di fare sistema, con tutte le forze non solo deputate al contrasto ma soprattutto alla prevenzione. Vi è stato l’intervento delle prefetture, dell’Arpa, della Regio- ne, della Città metropolitana, dei Vigili del fuoco, delle forze di polizia. Si è adottato un protocollo e ha funzionato perché il fenomeno degli incendi è in drastica diminuzione […].

Anche nel semestre alcune indagini hanno confermato l’ interesse della criminalità organizzata nel business del traffico di rifiuti e nella gestione di discariche abusive. Tali illeciti appaiono particolarmente appetibili per la criminalità organizzata non solo per la relativa tenuità delle pene, ma anche perché si tratta di attività di impresa che permette ai gruppi criminali di infiltrare l’economia legale ed incrementare il proprio capitale sociale nei rapporti con imprenditori, professionisti e pubblici amministratori.

Dal quadro generale infatti continuano ad emergere le condotte di imprenditori del settore che solo apparentemente ritirano i rifiuti dalle aziende di raccolta per portarli in siti autorizzati di smaltimento, ma che in realtà si affidano spesso ad intermediari che ricercano sul territorio cave abbandonate o terreni sui quali sversare i materiali causando la pesante contaminazione di vaste aree agricole.

Il 9 febbraio 2021 la Polizia di Stato e la Guardia di finanza di Lecco con il coordinamento della Dda di Milano hanno arrestato 18 indiziati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere (aggravata dal metodo mafioso) finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode fiscale, usura, autoriciclaggio ed estorsione. Il successivo 4 maggio 2021, nell’ambito dell’operazione “Rifiuti Preziosi”, la Polizia Locale di Milano ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare con contestuale sequestro del campo nomadi sito in Via Bonfadini di Milano, per ipotesi di associazione a delinquere per attività di gestione di rifiuti non autorizzata, spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’operazione ha portato all’esecuzione di 33 arresti ed il sequestro dei mezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti. Il sistema prevedeva una prima selezione dei rifiuti dai quali venivano conservati materiali utili ad una successiva rivendita, che con la complicità di imprenditori compiacenti veniva poi reimmesso nel ciclo commerciale senza alcuna certificazione; sulle vie adiacenti al campo nomadi gli indagati oltre ai rifiuti più voluminosi (prevalentemente arredi e grandi elettrodomestici) abbandonavano materiali pericolosi come amianto, prodotti RAEE e materiale di lavorazione provenienti da cantieri compresi oli usati.

Il 6 maggio 2021 sono stati arrestati 4 soggetti ritenuti responsabili di concorso in smaltimento illegale di rifiuti, con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare l’attività di ‘ndrangheta presente sul territorio milanese di Buccinasco, Corsico, Trezzano sul Naviglio, Assago e Cesano Boscone riconducibile al clan Barbaro-Papalia. L’operazione è scaturita dagli sviluppi dell’operazione “Mensa dei poveri” conclusa in due tranche nel maggio e novembre 2019.

Gli indagati avevano creato un sistema per smaltire illecitamente migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dai cantieri edili. In particolare il titolare di una cava di Zibido San Giacomo (Mi) avrebbe permesso il deposito illegale di quelli che sono a tutti gli effetti dei rifiuti da smaltire, dissimulandoli come materiali privi di rischi; i materiali recuperati dai numerosi cantieri venivano prelevati con costi decisamente inferiori, in quanto classificati semplicemente come cemento. Gli scarti recuperabili venivano rimescolati per ottenere un miscelato di scarsa qualità e potenzialmente pericoloso da reimmettere nel mercato in altri cantieri, mentre le macerie venivano scaricate illecitamente nella cava sopraindicata. Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto e sequestrato un vero e proprio libro mastro ove erano stati annotati sin dai primi anni duemila tutti i conferimenti illeciti.

Il 24 maggio 2021 il NOE dei Carabinieri di Milano, arrestato 12 soggetti indiziati di concorso in attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e gestione di rifiuti non autorizzata. Le attività investigative sviluppate dal Noe a seguito degli accertamenti inizialmente intrapresi dai Carabinieri Forestali di Carlazzo (CO) sul conto di alcuni conferitori di rottami ferrosi attivi nelle province di Como, Lecco e Sondrio hanno portato all’individuazione di una struttura criminale operante – attraverso una società a conduzione familiare con impianto sito in Provincia di Lecco – nel traffico ed il commercio di ingenti quantitativi di rifiuti ferrosi.

Tali rifiuti venivano acquisiti attraverso una rete di trasportatori e fornitori, i quali contravvenendo alle vigenti disposizioni di tracciabilità realizzavano l’intera filiera in totale inosservanza delle prescrizioni di legge quali la compilazione dei formulari d’identificazione rifiuti e l’iscrizione dei mezzi di trasporto all’albo dei gestori ambientali.

Il 24 maggio 2021 i Carabinieri Forestali di Brescia coordinati da quella Procura della Repubblica hanno eseguito provvedimenti di sequestro beni, disponibilità finanziarie e partecipazioni societarie nei confronti di 15 soggetti indagati a vario titolo per reati ambientali e traffico di rifiuti. Fra gli indagati è emerso un soggetto elemento di vertice dell’Aipo (Autorità Interregionale per il fiume PO), che avrebbe favorito la commissione degli illeciti in cambio di regalie e di consulenze extra professionali.

L’indagine condotta tra gennaio 2018 ed agosto 2019 ha svelato un’attività illecita di smaltimento di rifiuti pericolosi su aree agricole delle province di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza, che secondo le stime degli inquirenti avrebbe generato proventi per circa 12 milioni di euro. Gli indagati sono indiziati di aver sversato nel tempo 150 mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti.

L’inchiesta ha coinvolto 7 società tra le quali una con sede a Calcinato (Bs) operante nel settore del recupero dei rifiuti con stabilimenti a Calcinato, Calvisano e Quinzano d’Oglio, oltre ad una proprietà a Lonato del Garda (Bs) trasformata per l’esigenza in una vera e propria discarica abusiva di rifiuti pericolosi. Benché allo stato delle indagini non siano emerse relazioni con ambienti di criminalità organizzata di stampo mafioso, l’enorme quantità dei rifiuti sversati in ampie aree destinate alle coltivazioni e quindi ad elevato potenziale di rischio per la per salute pubblica, rende l’evento meritevole di particolare interesse.

I BENI SEQUESTRATI

Per quanto concerne il pignoramento di patrimoni illecitamente conseguiti dalle organizzazioni criminali si segnalano per la Lombardia questi provvedimenti: L’11 gennaio 2021 a Vermezzo con Zelo è stata eseguita la confisca di un immobile del valore complessivo di 250mila euro riconducibile a un pluripregiudicato calabrese residente nell’hinterland meneghino ritenuto vicino ad ambienti ‘ndranghetisti, segnatamente alla cosca Barbaro – Papalia. Il 20 aprile 2021 in alcuni comuni della provincia di Pavia è stata eseguita la confisca di 10 immobili del valore complessivo di un 1,8 milioni di Euro, riconducibili a un pluripregiudicato per reati legati soprattutto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti organico al clan palermitano Ciulla-Guzzardi, che attraverso diverse la creazione di profili societari era riuscito ad occultare nel corso degli anni i proventi di attività illecite in iniziative imprenditoriali “pulite”.

 Il 17 maggio 2021 a Gambolò (Pv) è stata eseguita la confisca di due immobili del valore complessivo di 900 mila euro, riconducibili a un soggetto pluripregiudicato per reati finanziari, in materia fiscale e contro il patrimonio, ritenuto contiguo alla famiglia palermitano Ciulla-Guzzardi, per la quale favoriva l’occultamento degli illeciti proventi di attività delittuose in iniziative apparentemente legali.

ATTIVITÀ PREVENTIVE 

La DIA è attiva nel campo degli appalti pubblici svolgendo un ruolo attivo e di supporto all’operato dei Prefetti specie per il rilascio della documentazione antimafia. Si tratta di uno strumento previsto dal Codice antimafia volto a prevenire le infiltrazioni criminali nel tessuto economico. Si tenta di impedire che le associazioni di tipo mafioso possano inserirsi per tramite di imprese a loro affiliate o “vicine” nella filiera degli appalti sia nel ruolo diretto di contraente dei committenti pubblici, sia in quello di sub appaltatore o sub contraente.

La documentazione antimafia costituisce un presidio contro il fenomeno della propagazione mafiosa nell’economia legale impedendo che le imprese coinvolte nel circuito della criminalità organizzata possano riciclare i capitali illecitamente accumulati mediante l’aggiudicazione o l’affidamento di commesse pubbliche, nonché beneficiare di ulteriori erogazioni dagli enti. Nel contempo tale documentazione favorisce l’interesse preminente delle pubbliche amministrazioni ad accertare l’affidabilità e l’integrità delle imprese coinvolte nel rapporto contrattuale con loro sin dalle primissime fasi delle procedure di gara sempre nell’ottica della trasparenza e imparzialità.

L’esperienza investigativa maturata nel corso del tempo ha dimostrato che le tecniche di infiltrazione possono verificarsi in fase di programmazione e progettazione esercitando l’azione corruttiva nei confronti dei funzionari della stazione appaltante e dei tecnici-professionisti in- caricati (c.d. area grigia). L’impresa che si aggiudica l’appalto spesso realizza il progetto esecutivo secondo modalità che in un periodo successivo consentiranno varianti in corso d’opera e l’accrescimento della spesa pubblica con il conseguente ingigantimento dei ricavi delle aziende aggiudicatarie.

 Le società “mafiose” si insinuano tuttavia anche nella fase di gara ovverosia nella stesura del bando e delle procedure di evidenza pubblica attraverso accordi illeciti con appartenenti infedeli alla pubblica amministrazione. Per quanto riguarda la fase di esecuzione dell’appalto le mafie possono partecipare direttamente attraverso proprie imprese affiliate oppure estorcendo denaro a quelle appaltatrici o in subappalto. Sempre in tema di modalità utilizzate dai sodalizi mafiosi si evidenzia inoltre l’accordo volto a programmare la rotazione illecita degli affidamenti tra le imprese affiliate effettuando offerte pilotate verso il maggior ribasso.

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