giovedì - 18 Agosto 2022
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L’appello di Desirè Gullo: “Non date l’eredità a mio padre condannato per aver picchiato mia madre”

L’educatrice di Corsico ha lanciato una petizione su Change.org che in pochi giorni ha raccolto 36mila firme

grulloÈ una vicenda triste che, visti gli attuali sviluppo, diventa ancora più triste. È quella di Desiré Gullo, l’educatrice di Corsico che assieme alla sorella Simona ha lanciato una petizione su Change.org affinché al padre, condannato per maltrattamenti e abusi sessuali in famiglia, vengano tolti i diritti di successione nei confronti della moglie, morta lo scorso gennaio di Covid.

La cronaca riporta alla fine degli anni Novanta. In quel periodo le due sorelle avevano sei e dieci anni. Ad accorgersi che qualcosa non andava erano state le insegnanti delle ragazze. Un’inchiesta della magistratura aveva confermato i sospetti. Nel 2003 è arrivata la prima sentenza con cui i giudici hanno condannato il padre a tre anni e tre mesi di reclusione per abusi sulle figlie e maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie e della figlia più grande.

Accuse che l’uomo ha sempre respinto.  Quelle – secondo lui – erano carezze, erano gesti affettuosi. I suoi avvocati difensori avevano fatto ricorso alla Corte d’Appello, che nel 2008 ha confermato la sentenza di primo grado, riducendo però la pena a un anno e nove mesi.

I genitori delle due ragazze erano separati da una ventina d’anni. Non avevano mai divorziato e quindi ora a lui spetta la pensione di reversibilità circa 900 euro al mese e l’eredità, condivisa con la figlia, di un appartamento che la ex moglie era riuscita a comprare e su cui grava ancora un mutuo.

La  richiesta di Desirè e Simona, che oggi hanno hanno 31 e 35 anni, si  scontra però con le norme in vigore. La legge sulla cosiddetta ‘indegnita’ ereditaria’ si applica per omicidio e tentato omicidio, tra gli altri reati, ma i diritti alla successione vengono conservati quando si è stati condannati per reati di violenza domestica. Con la raccolta firme arrivata a oltre 35mila sottoscrizioni, le due donne chiedono la modifica dei tempi di ricorso, divorzio automatico, perdita diritti successori con condanna per violenze, retroattività delle norme.

Nell’appello Desirè si rivolge al ministro della Giustizia Marta Cartabia, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Mario Draghi.  “Faccio tutto questo per una buona causa, per mia madre – queste le parole della 30enne di Corsico, – perche’ lei ci ha insegnato a combattere e vorrei finalmente giustizia per me e per tutte le persone che si trovano in una situazione come la mia”.

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