
Nuova strage di pesci nelle acque che circondano i comuni del sud ovest milanese. Questa volta la causa non è la secca di qualche canale (Naviglio docet), ma l’inquinamento. È accaduto ieri alla cava di Basilio su cui si affaccia Milano 3 city. Il fenomeno è giunto all’apice. Dopo cavedani, pighi e altre specie autoctone, ad affiorare in superficie sono state le carpe.
Generalmente, le carpe sono le ultime a morire. A detta di Tony Brus, dei Sentinelli del Parco sud, “quando muoiono quelle non c’è più nulla da salvare”. Infatti oggi o domani una cisterna modalità autospurghi dovrebbe recuperare i pesci morti. Ma la questione non si risolve così. Se non si tiene sotto controllo, il fenomeno potrebbe interessare la falda.
Anche in questo caso si tratta di una strage annunciata. Da anni, nella cava finiscono gli scarichi civili di Milano 3. Si tratta di un bacino d’acqua che non ha ricambio, in cui gli inquinanti si sono accumulati sino a provocare la moria di gran parte dei pesci che in esso vivevano.
La cava è profonda circa 25 metri. Nel progetto di manutenzione doveva essere fornita di una idrovora per abbassarne il livello e permettere alle risorgive di entrare in funzione e ricambiare l’acqua. Orbene l’idrovora, a memoria d’uomo, non è mai entrata in funzione e le conseguenze sono che gli inquinanti hanno creato una specie di barriera impenetrabile e micidiale.
Non è la prima volta che si verifica una moria di pesci. Nei casi precedenti, però, il fenomeno era più contenuto. Era intervenuta l’Ats, l’ente regionale che tutela la salute pubblica, che aveva solo certificato la morte per ipossia, ovvero carenza di ossigeno a livello dei tessuti dell’organismo. Ok l’ipossia, ma chissà cosa avrebbe scoperto se, tra gli esami, avesse eseguito anche un tossicologico.
Seguici sulla nostra pagina Facebook













