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In memoria di una Resistenza senza armi: medaglie d’oro a Vito Catinella (Buccinasco), Rinaldo Scaglioni (Trezzano) e Antonio Marinoni (Cusago)

A Milano consegnate 71 Medaglie d’Onore alla memoria di militari e civili deportati dopo l’8 settembre 1943. Tra gli insigniti, tre storie del territorio legate alla tragedia post armistizio

Internati Militari ItalianiC’è anche un pezzo di Buccinasco, Cusago e Trezzano nella memoria degli oltre 600 mila militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati dai tedeschi e deportati nei lager nazisti. È la storia di Vito Catinella, Rinaldo Scaglioni e Antonio Marinoni, ai quali è stata conferita alla memoria la Medaglia d’Onore della Repubblica Italiana. A ritirare il riconoscimento assegnato a Vito Catinella è stata la nipote Fabiana, insieme al padre, durante la cerimonia che si è svolta domenica 20 settembre nella Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia ha consegnato complessivamente 71 Medaglie d’Onore ai familiari di cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto durante la Seconda guerra mondiale.

Un momento particolarmente significativo per il territorio del Sud Milano. Insieme a Vito Catinella, infatti, sono stati ricordati anche Rinaldo Scaglioni di Trezzano sul Naviglio e Antonio Marinoni di Cusago. Tre nomi che riportano alla luce una pagina della storia italiana che per molto tempo è rimasta in secondo piano. La cerimonia ha coinciso con la Giornata nazionale degli Internati Militari Italiani, istituita per legge e celebrata ogni anno il 20 settembre. Una data non casuale: il 20 settembre 1943, pochi giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre, la Germania nazista classificò formalmente come “internati militari” i soldati italiani catturati dopo il crollo dell’alleanza tra Italia e Germania e la firma dell’armistizio con gli Usa.

Il rifiuto di combattere con i tedeschi

Dopo l’armistizio, centinaia di migliaia di militari italiani furono disarmati e catturati dalla Wehrmacht. Molti vennero deportati nei territori del Reich e rinchiusi nei lager, dove furono impiegati come forza lavoro nelle fabbriche, nelle miniere e in altri settori dell’economia di guerra. La loro condizione fu particolarmente dura. La classificazione come internati militari, anziché come prigionieri di guerra, consentì alle autorità naziste di sottoporli al lavoro coatto e a condizioni di detenzione estremamente pesanti. Ma agli uomini catturati veniva anche proposta una via d’uscita: aderire alla Repubblica Sociale Italiana oppure entrare nelle forze armate tedesche. La maggior parte rifiutò. Fu una scelta che, per migliaia di uomini, significò continuare a vivere nei campi, affrontando fame, freddo, malattie, violenze e lavoro forzato. Una forma di opposizione che non passava dalle armi, ma dalla decisione di non collaborare.

La memoria passa alle famiglie

È anche per questo che la consegna delle Medaglie d’Onore assume un valore particolare. Il riconoscimento non riguarda soltanto ciò che accadde più di ottant’anni fa, ma il modo in cui quella storia continua a essere tramandata all’interno delle famiglie. Nel caso di Vito Catinella, a raccogliere quel testimone è stata la nipote Fabiana. Un momento nel quale la storia nazionale si è intrecciata con quella di una famiglia di Buccinasco, riportando alla memoria la vicenda di un nonno che aveva conosciuto direttamente la deportazione e la prigionia.

Lo stesso vale per Rinaldo Scaglioni e Antonio Marinoni, originari rispettivamente di Trezzano sul Naviglio e Cusago. Tre uomini, tre famiglie, tre storie diverse unite dalla stessa drammatica esperienza degli Internati Militari Italiani. Per lungo tempo le vicende degli I.M.I. sono rimaste meno conosciute rispetto ad altre pagine della deportazione e della Resistenza. Negli ultimi decenni, grazie al lavoro degli storici, delle associazioni e soprattutto dei familiari, quelle testimonianze hanno iniziato a trovare uno spazio sempre maggiore nella memoria pubblica.

Oggi, con la Giornata nazionale dedicata agli I.M.I. e con la consegna delle Medaglie d’Onore, quelle storie tornano a essere raccontate. E per Buccinasco, Trezzano e Cusago significa soprattutto ricordare tre uomini attraverso i loro nomi e le loro famiglie. Perché dietro la grande storia ci sono sempre storie personali, spesso rimaste per decenni racchiuse nei ricordi di chi è venuto dopo. La medaglia consegnata a Fabiana Catinella diventa così non soltanto un riconoscimento alla memoria del nonno, ma anche un ponte tra quella vicenda lontana e le generazioni di oggi.

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