
Le mafie non sono un fenomeno lontano, confinato in altre regioni o legato soltanto a vicende del passato. La loro presenza ha attraversato Milano e il suo hinterland, intrecciandosi nel corso dei decenni con l’economia, gli affari e la vita delle comunità locali. E Corsico, insieme alla vicina Buccinasco, Cesano Boscone, Assago e Trezzano rappresentano uno dei territori simbolo di questa storia. Qui la presenza della criminalità organizzata calabrese e siciliana ha radici profonde. Non da oggi. A Corsico è stata riconosciuta dagli atti giudiziari la presenza di una vera e propria «locale» di ‘ndrangheta, legata alla cosca Barbaro-Papalia, originaria di Platì, in provincia di Reggio Calabria. Un’organizzazione che nel corso degli anni ha esteso la propria influenza anche ai comuni limitrofi, a partire da Buccinasco, diventata tristemente nota come la «Platì del Nord».
È proprio da questa consapevolezza che ha preso le mosse l’incontro pubblico «Mafie a Milano e in Lombardia – Dalle origini al processo Hydra», che si è tenuto ieri sera, venerdì 6 novembre, alla Biblioteca sul Naviglio di Corsico, in via Concordia 1/A. Al centro della serata, il volume «Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti», firmato dai giornalisti e saggisti Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni. Un lavoro che ripercorre la storia della criminalità organizzata nel territorio lombardo, partendo dagli anni Cinquanta e arrivando alle più recenti evoluzioni del fenomeno. Un’evoluzione che sembra inarrestabile: dai primi insediamenti dai pionieri dei clan passa dai sequestri di persona e il narcotraffico (eroina e cocaina), attraversa poi le grandi inchieste giudiziarie sino alle infiltrazioni negli appalti, le grandi opere, l’economia collusa, l’ecobonus e le dinamiche più recenti come il processo Hydra.
Accanto agli autori, Nando dalla Chiesa, presidente del Comitato Antimafia del Comune di Milano e autore dell’introduzione al libro. A moderare il confronto, Anita Meschia, dell’associazione Legalità in Movimento. Nando dalla Chiesa e i tre giornalisti hanno approfondito gli elementi più recenti emersi dalle inchieste, analizzando la cosiddetta “finanza nera”, le infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale locale e le forme di alleanza tra diverse organizzazioni criminali descritte nel libro. Il riferimento al processo Hydra, che rappresenta uno dei capitoli più recenti dell’attività investigativa sulle organizzazioni mafiose in Lombardia, ha offerto l’occasione per collegare la ricostruzione storica alle vicende giudiziarie contemporanee e alle trasformazioni delle presenze criminali sul territorio. Non si tratta soltanto di una ricostruzione storica. Ancora nell’estate scorsa, Corsico è tornata al centro delle cronache nazionali per la vicenda di Domenico Papalia, considerato uno dei più importanti esponenti della ‘ndrangheta al Nord. Dopo quasi cinquant’anni trascorsi in carcere, dove stava scontando condanne all’ergastolo, nel luglio 2026 aveva ottenuto la scarcerazione per motivi di salute ed era tornato a vivere proprio a Corsico, nell’abitazione di un familiare. È morto il 26 agosto, dopo il ricovero all’ospedale San Paolo di Milano.
A Buccinasco, invece, il clan Barbaro-Papalia ha rappresentato per anni un punto di riferimento delle attività criminali, con una storia fatta di sequestri di persona, omicidi, traffico di stupefacenti ed estorsioni. Una presenza che ha coinvolto e sconvolto anche il tessuto economico e commerciale, attraverso attività e interessi riconducibili agli ambienti della criminalità organizzata. Il territorio ha conosciuto decenni di episodi di violenza e intimidazione, ma anche forme meno visibili di condizionamento: dagli affari illeciti alle infiltrazioni nell’economia, fino ai tentativi di penetrare nelle istituzioni e nella vita pubblica. Una storia che non può essere ridotta alla sola cronaca giudiziaria e che ha coinvolto, in forme diverse, intere comunità. Per Corsico e Buccinasco e gli altri comuni del Sud ovest non è stata soltanto un’occasione per parlare di un fenomeno nazionale. Ma anche un momento per guardare alla propria storia, ricordare quanto accaduto e comprendere come la presenza mafiosa abbia saputo radicarsi nel territorio, condizionandone per anni la vita economica e sociale. Un condizionamento che dura ancora.∑














