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Crisi Bcs, allarme sul futuro dello stabilimento di Cusago: l’azienda accetti l’amministrazione controllata, in un anno persi 100 posti di lavoro

Dopo il ritiro del Gruppo Fulchir dalle trattative, la vertenza è tornata in Commissione regionale.. Oltre 400 lavoratori sono coinvolti nella crisi

cusago Bcs

 

 

Il futuro della BCS resta appeso a una trattativa che non decolla e a una crisi finanziaria sempre più difficile da gestire. E anche Cusago, dove si trova uno degli stabilimenti del gruppo industriale specializzato nella produzione di macchine agricole, generatori elettrici e attrezzature per la manutenzione del verde, guarda con preoccupazione agli sviluppi della vertenza. La situazione è stata nuovamente affrontata giovedì 5 novembre in Regione Lombardia, nel corso di un’audizione della Commissione Attività produttive alla presenza della proprietà, dei rappresentanti sindacali, delle Rsu e degli amministratori locali. Il quadro emerso è preoccupante. Secondo quanto riferito dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pizzighini, negli stabilimenti lombardi di Abbiategrasso e Cusago i dipendenti sono passati da circa 500 a 400 nell’arco di un anno. Una riduzione di cento lavoratori che fotografa le conseguenze della crisi sul territorio. Ci sono inoltre dipendenti che, secondo la consigliera, si trovano senza reddito perché non hanno ancora potuto beneficiare degli ammortizzatori sociali.

A complicare ulteriormente la situazione è stato il ritiro del Gruppo Fulchir, che aveva manifestato interesse per l’affitto dell’azienda e rappresentava la principale prospettiva concreta emersa nelle trattative. Venuta meno questa possibilità, non si è ancora individuata una soluzione in grado di garantire la continuità produttiva. Secondo quanto riferito da Pizzighini dopo l’audizione, la proprietà ha confermato che diverse trattative sono sfumate. È stato inoltre fatto riferimento a interlocuzioni con un fondo specializzato nel salvataggio delle imprese, che sarebbe anche il principale creditore del gruppo, ma senza risultati concreti. Da qui la richiesta di ricorrere all’amministrazione straordinaria, uno strumento che potrebbe consentire di gestire la crisi, mettere in sicurezza i tre rami aziendali e cercare un partner industriale in grado di garantire la prosecuzione dell’attività.

Sulla stessa posizione si sono espressi anche i consiglieri regionali del Partito democratico Paolo Romano e Simone Negri, che chiedono alla proprietà di procedere con l’amministrazione straordinaria e di mettere al centro la tutela dell’occupazione. «Non si può chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori di attendere per sempre», hanno dichiarato al termine dell’audizione, ricordando come il ritiro del potenziale acquirente abbia ulteriormente aggravato una situazione che si trascina ormai da mesi. I due esponenti dem hanno inoltre annunciato la loro partecipazione, insieme ai lavoratori, a un presidio davanti alla sede di Assolombarda, in programma venerdì 6 novembre, per manifestare solidarietà ai dipendenti e sollecitare un intervento sulla vertenza. La crisi BCS coinvolge tre stabilimenti produttivi: Abbiategrasso e Cusago, nel Milanese, e Luzzara, in provincia di Reggio Emilia. In gioco non c’è soltanto il futuro di un’azienda storica, ma anche quello di centinaia di famiglie e di un patrimonio industriale che rappresenta da anni una componente importante dell’economia del territorio.

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