HomeAttualitàGaggiano/Trezzano: per impedire la creazione del megapolo logistico serve una mobilitazione popolare

Gaggiano/Trezzano: per impedire la creazione del megapolo logistico serve una mobilitazione popolare

Organizzata una raccolta di firme (https://www.change.org/nopologaggiano) che in poche ore ha raccolto qualche centinaio di adesioni (ne servono naturalmente molte di più)

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Nell’immagine una veduta aerea dell’ex Safosa di Gaggiano

È stato proprio un bel regalo quello fatto dagli amministratori uscenti di Gaggiano, un regalo ai propri concittadini e a quelli dei comuni limitrofi, Trezzano in testa: un mega polo logistico che movimenterà milioni di tonnellate di merci con centinaia di mezzi pesanti che si riverseranno sulle strade già intasate dell’intero Sud ovest milanese. Un regalo confezionato e infiocchettato (pubblicato) pochi giorni prima delle elezioni dello scorso 8 e 9 giugno che rischia di trasformarsi in un incubo e che ha allarmato amministratori e abitanti dei comuni che si affacciano a nord sulla Nuova e Vecchia Vigevanese, a sud i territori attraversati dalla provinciale che collega Gaggiano con la frazione di Barate poi sin verso Noviglio.

La raccolta di firme

Per contrastarlo a Gaggiano è sorto un comitato che si batte contro la sua realizzazione. Due, sin ora, le iniziative messe in campo: un incontro organizzato nel centro socio culturale di Trezzano in cui erano presenti amministratori pubblici trezzanesi (quelli di Gaggiano hanno brillato per l’assenza) e una raccolta di firme (https://www.change.org/nopologaggiano) che in poche ore ha raccolto qualche centinaio di adesioni (ne servono naturalmente molte di più).

L’area ex Safosa

La preoccupazione aumenta man mano che la questione si diffonde tra i residenti dei comuni che sorgono nei dintorni di Gaggiano. Tutto verte attorno all’area ex Safosa azienda cosmetica che costituisce un pezzo di storia delle città. Si trova in via Lombardia. Qui, a metà anni Duemila, sotto la gestione Unilever, lavoravano 500 dipendenti. Poi il rapido declino, cominciato nel 2008 con la scelta della proprietà di delocalizzare parte della produzione in Slovacchia. Era solo l’inizio dello smantellamento. La chiusura definitiva arrivò nel marzo 2013. Da allora il tema della riqualificazione della vasta area industriale è rimasto sempre sospeso.

La circonvallazione

C’era chi aveva proposto la trasformazione del sito industriale in un centro commerciale con delle zone residenziali. A chiunque bussasse alla porta del Comune, Perfetti rispondeva ok, in cambio voglio che realizziate la cosiddetta «Circonvallazione ovest», quella che appunto dalla ex Safosa dovrebbe attraversare la frazione di Barate e i territori a sud di Gaggiano. Sino a pochi anni fa ogni trattativa era andata in fumo. Poi, dalle nebbie della pianura è sbucata fuori la proposta che oggi allarma e preoccupa gran parte della popolazione.

Imprenscindibile

Il silenzio è durato sino a quando due società, la Logicor (colosso internazionale della logistica) e la Kryalos (immobiliare del settore) hanno acquistato l’area e presentato alla vecchia amministrazione gaggianese guidata da Sergio Perfetti, il progetto del nuovo mega polo logistico. Le trattative sono andate avanti a lungo. Anche in questo caso l’ex sindaco aveva posto una condizione “sine qua non” : la realizzazione della «Circonvallazione ovest», imprescindibile mettendo in conto lo spostamento di mezzi che genererebbe il polo logistico.

Area prioritaria per la biodiversità

Avuto l’ok da Citta metropolitana e Parco Sud, il 29 maggio scorso, dieci giorni prima delle amministrative 2024, il responsabile del settore gestione del territorio del comune di Gaggiano, geometra Carlo Baj, e Gianluca Vairani procuratore della Krialon, hanno sottoscritto la convenzione che dà il via libera all’insediamento del polo logistico su un’area di 101.000 (centounmila) metri quadrati, oltre alle opere di urbanizzazione. La convenzione sottolinea come Città metropolitana abbia escluso la procedura di valutazione di impatto ambientale, purché si realizzi la variante alla strada provinciale 38 (quella per Barate). Come abbia fatto a escludere la valutazione di impatto ambientale sul polo logistico visto che si trova al centro di un’area che Regione Lombardia considera prioritaria per la biodiversità è un mistero.

L’integrazione

La stessa regione Lombardia, lo scorso 1 ottobre ha chiesto integrazioni al progetto, soprattutto chiarimenti sulla viabilità. Ed è qui che la questione diventa sovracomunale. Se verso sud la questione verte sulla nuova tangenzialina di Gaggiano (la sp 38) a nord per permettere ai tir di raggiungere la Tangenziale dovrebbe essere realizzato un ponte che scavalchi il Naviglio e convogli il traffico generato sulla nuova Vigevanese. Una soluzione che, se fosse adottata, avrebbe pesanti ripercussioni su circolazione e ambiente non solo a Gaggiano, ma anche a Trezzano, già afflitta da paralisi congenita da traffico.

Tutti i numeri

Il Comitato che si è schierato contro il progetto punta l’indice sull’intera struttura. E snocciola i numeri: 175mila metri quadrati di superficie complessiva, 101mila metri quadrati di impianto, volumi da 1 milione e duecentomila metri cubi, 70mila metri quadrati di verde che andrebbero persi, un centinaio di baie di carico, centinaia di tir nelle ore di punta e centinaia di furgoni che attraverseranno non solo Gaggiano ma anche i comuni limitrofi.

La mobilitazione

La questione è che con la firma della convenzione la Kryalos e soci hanno acquisito dei diritti che difficilmente potranno essere messi in discussione. Era opportuno firmare la convenzione dieci giorni prima delle elezioni? Per modificarla servirebbe una mobilitazione generale. Intanto stando alle ultime notizie, l’attuale amministrazione avrebbe dato incarico a uno studio legale di approfondire la questione e verificare se esistono scappatoie. Intanto chi è contrario al progetto può aderire elettronicamente alla raccolta di firme (https://www.change.org/nopologaggiano). Più sono, più c’è la possibilità che qualcosa, in questo disatro, cambi.

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