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Data center, la Lombardia approva la nuova legge: il Sud Ovest milanese al centro della rivoluzione digitale

Via libera del Consiglio regionale alla norma che disciplina i nuovi insediamenti. Riflettori puntati sul maxi progetto di Corsico e sulle possibili future strutture tra Buccinasco, Assago e Cusago. Scontro politico tra Regione, Lega e Movimento 5 Stelle

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La Lombardia prova a mettere ordine nella corsa ai data center e il Sud Ovest milanese si ritrova improvvisamente al centro di una delle trasformazioni urbanistiche, economiche ed energetiche più importanti dei prossimi anni. Il volto di Corsico, Assago, Buccinasco e Cusago è destinato a cambiare. Il Consiglio regionale ha infatti approvato la nuova legge che disciplina l’insediamento dei centri dati sul territorio lombardo. Una norma destinata ad avere effetti diretti proprio su Corsico, dove è già in fase avanzata il progetto del nuovo data center Retelit, e più in generale su alcune aree di Buccinasco, Assago e Cusago, considerate potenzialmente strategiche per futuri investimenti nel settore.

La Regione rivendica il provvedimento come il primo tentativo concreto di governare un fenomeno in rapidissima espansione. “La Lombardia è già oggi uno dei principali poli europei per l’insediamento dei data center”, ha spiegato l’assessore regionale Massimo Sertori. “Fino a oggi però questo sviluppo è avvenuto senza una disciplina organica. Con questa legge vogliamo offrire regole certe, procedure omogenee e un quadro stabile per gli investimenti”. Il cuore della norma punta soprattutto su due aspetti: privilegiare il recupero delle aree dismesse — i cosiddetti brownfield — per limitare il consumo di suolo e introdurre criteri di sostenibilità ambientale legati ai consumi energetici, all’uso dell’acqua e al recupero del calore prodotto dai server attraverso sistemi di teleriscaldamento.

Un tema particolarmente sensibile proprio nel Sud Ovest milanese, dove il dibattito pubblico sui data center è già acceso da mesi. A Corsico il nuovo insediamento previsto accanto all’area industriale continua infatti a dividere cittadini e politica, tra chi vede opportunità economiche e tecnologiche e chi teme un forte impatto ambientale, energetico e urbanistico. Ed è proprio su questi punti che si concentra la critica durissima del Movimento 5 Stelle. Il capogruppo regionale Nicola Di Marco ha definito la legge “tardiva e insufficiente”, parlando apertamente di “una legge fuffa”. Secondo i pentastellati, la Regione starebbe arrivando troppo tardi rispetto a progetti già avviati e soprattutto non avrebbe introdotto vincoli realmente efficaci sul consumo di suolo, sull’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili e sulla tutela delle risorse idriche.

“Le comunità locali — sostiene Di Marco — sono costrette a subire l’impatto ambientale, energetico e paesaggistico di questi impianti senza riuscire davvero a entrare nei processi decisionali”. Il rischio denunciato dal Movimento 5 Stelle è quello di una Lombardia trasformata in una gigantesca piattaforma tecnologica governata più dalle grandi lobby internazionali che dalla pianificazione pubblica. Di segno opposto la posizione della Lega, che difende il progetto di legge ma chiede ulteriori attenzioni nei confronti dei territori. La consigliera regionale Silvia Scurati ha sottolineato la necessità di “puntare sulle aree dismesse e sul consumo di suolo zero”, chiedendo particolare attenzione agli impatti acustici, ambientali, viabilistici e microclimatici soprattutto nei casi in cui i data center sorgano vicino ai quartieri residenziali.

Parole che suonano particolarmente attuali proprio guardando alla geografia del Sud Ovest milanese, dove molte delle aree potenzialmente appetibili per nuovi insediamenti si trovano a ridosso di zone abitate o di territori già fortemente urbanizzati. La sensazione è che la partita sia soltanto all’inizio. Perché i data center rappresentano ormai una delle infrastrutture strategiche della nuova economia digitale, ma anche una delle sfide più delicate sul piano energetico e ambientale. E mentre la politica discute di innovazione, sostenibilità e sovranità digitale, nei comuni dell’hinterland milanese cresce una domanda sempre più concreta: quale prezzo saranno chiamati a pagare i territori per diventare il motore digitale della Lombardia?

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