
Tutto come previsto e più volte publicato su pocketnews.it sin dallo scorso novembre (leggi qui): a Corsico sono ufficialmente iniziati (o inizieranno a breve) i lavori per il nuovo data center che sorgerà nell’area ex Marcegaglia, a ridosso della tangenziale. A comunicarlo è Retelit, protagonista di un investimento da 350 milioni di euro destinato a trasformare una vasta area industriale dismessa in un’infrastruttura strategica per l’intelligenza artificiale e i servizi digitali. Il progetto prevede la realizzazione di due edifici gemelli su una superficie complessiva di 18mila metri quadrati, con una potenza prevista di 13,6 megawatt. L’obiettivo dichiarato è rispondere alla crescente domanda di calcolo ad alta intensità, legata allo sviluppo dell’Ai, del cloud e dell’edge computing. L’entrata in funzione è prevista entro il 2027. Non tutto, però, fila liscio come l’olio.
Dal punto di vista tecnico e ambientale, la società sottolinea l’adozione di sistemi di raffreddamento ad acqua a circuito chiuso, per evitare impatti sulle falde, e soluzioni di “liquid cooling” per i server più avanzati. Previsto anche il recupero del calore prodotto, che potrebbe essere reimmesso nella rete di teleriscaldamento a beneficio di famiglie e imprese. L’intervento si inserisce in una strategia più ampia che guarda all’area metropolitana milanese come hub digitale, con ulteriori sviluppi previsti anche nella zona di Bisceglie. «Crediamo nel ruolo dell’Italia come futuro hub digitale del Mediterraneo», ha dichiarato l’amministratore delegato Jorge Álvarez.
Ma se da un lato l’operazione viene presentata come un’occasione di rigenerazione urbana e innovazione, dall’altro riaccende una frattura mai sopita in città. Il tema dei data center, infatti, divide da tempo residenti, associazioni e forze politiche. Non mancano le critiche, come quelle espresse dal gruppo civico Nessun Dorma, che parla apertamente di “trasformazione del territorio in zona server farm” e mette in dubbio la reale sostenibilità dell’intervento. Secondo questa visione, dietro le parole chiave della transizione digitale si nasconderebbero consumo di suolo e perdita di identità urbana.
Nel mirino anche l’amministrazione uscente guidata dal sindaco Stefano Ventura, accusata di aver favorito un progetto percepito da una parte della cittadinanza come un “regalo di fine mandato”. Tra chi sottolinea le opportunità economiche e tecnologiche e chi teme un ulteriore impatto sul territorio, il nuovo data center si conferma così una delle questioni più controverse per il futuro di Corsico. Una partita che va oltre il singolo intervento e che tocca il modello di sviluppo della città: innovazione e infrastrutture digitali da una parte, tutela del territorio e qualità della vita dall’altra. Che peso avrà nella prossima tornata elettorale?













