giovedì, Marzo 12, 2026
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Corsico, sopra il ponte di via Liberazione splendono le luci, sotto è ancora discarica: un anno dopo nulla è cambiato

Dodici mesi fa le promesse di pulizia e decoro sotto il sottoponte di viale Liberazione. Oggi, finiti i lavori ai parapetti, restano rifiuti e macerie. Spostati, ma non rimossi

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Nella foto, il sottoponte di via liberazione a corsico colmo di rifiuti ammassati in sacchi neri

È passato un anno. Le parole sono rimaste, i rifiuti pure. Sotto il ponte di viale Liberazione, a Corsico, la scena è pressoché identica a quella raccontata dodici mesi fa: cumuli di materiali abbandonati, sacchi neri accatastati, ingombranti, scarti di sgomberi. L’unica differenza è che una parte dei rifiuti oggi è stata infilata in sacchi e lasciata nello stesso punto. Ordinata, ma sempre lì. All’epoca, dopo la denuncia pubblica dello stato di degrado, dal Comune era arrivata una risposta rassicurante: l’intervento di rimozione e smaltimento era stato concordato tra Amsa e l’azienda incaricata dei lavori di ripristino del ponte. Un sopralluogo, l’inserimento delle operazioni nel capitolato, la promessa di riportare «decoro al più presto».

Nel frattempo i lavori ai parapetti sono stati completati. Sopra il ponte si circola in sicurezza, le luci brillano, l’infrastruttura appare sistemata. “Sotto, però, il “tappeto” è rimasto sollevato e nasconde un comulo di immondizie” denucnia ancora una volta Corrado Cadamosti. Quegli spazi, centinaia di metri quadrati su due livelli, erano stati sgomberati dai senzatetto e chiusi con porte in ferro con l’idea – almeno teorica – di una possibile riqualificazione. Si era parlato di spazi sociali, di funzioni pubbliche, di una nuova destinazione capace di sottrarre l’area al degrado cronico. Nulla di tutto questo si è concretizzato.

Intanto il sottoponte continua a essere un punto nascosto, raggiungibile da strade secondarie verso l’Alzaia Trieste, perfetto per chi vuole liberarsi di rifiuti senza passare dalla discarica e pagare il dovuto. Una discarica abusiva di fatto, periodicamente riordinata ma non eliminata. Il precedente incendio, che aveva sprigionato odore di plastica bruciata svegliando l’intero quartiere, aveva acceso i riflettori sul rischio concreto: quando i capannoni o i locali abbandonati si riempiono troppo, qualcuno dà fuoco per fare spazio. Se un rogo di proporzioni maggiori dovesse svilupparsi sotto la struttura, le conseguenze per il ponte – attraversato ogni giorno da migliaia di veicoli – potrebbero essere pesanti.

Un anno fa si parlava di “pulizie di Pasqua” imminenti. Oggi, a distanza di dodici mesi, la fotografia racconta altro: il ponte è come un tappeto. Sopra è stato lucidato, sotto la polvere è stata solo raccolta in sacchi. E il decoro promesso resta ancora, letteralmente, sotto il ponte.

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