
Alla fine lo Sporting Corsico una casa l’ha trovata. Ma per trovarla ha dovuto lasciare Corsico. Una conclusione amara per una società che per mesi ha chiesto aiuto alle istituzioni cittadine senza ottenere una soluzione concreta e che oggi riparte da Cusago, dove il suo progetto sportivo è stato accolto, premiato e sostenuto. Alla fine una casa l’ha trovata. Ma non è a Corsico. Dopo mesi di appelli, incontri, petizioni, richieste di aiuto e tentativi di dialogo, la società calcistica lascia definitivamente la città di cui porta nel nome e trasferisce tutte le proprie attività a Cusago, dove si è aggiudicata il bando comunale per la gestione della sezione calcio del centro sportivo di via 4 Novembre.
Una conclusione che ha il sapore della sconfitta per Corsico prima ancora che per lo Sporting. Perché quella che oggi viene celebrata come una rinascita sportiva a Cusago è anche la fotografia impietosa di un fallimento politico e amministrativo consumatosi nel corso degli ultimi mesi. Una vicenda che aveva mobilitato famiglie, allenatori e ragazzi, ma che non è mai riuscita a trovare una risposta concreta da parte delle istituzioni corsichesi. Tutto era iniziato con la decisione della parrocchia di non rinnovare il comodato d’uso del campo di via Ugo Foscolo, casa dello Sporting da anni. Una scelta che aveva improvvisamente lasciato senza prospettive oltre 150 atleti, tra cui circa 100 minorenni, e sei squadre impegnate nei campionati federali.
Da quel momento è cominciato un vero e proprio calvario. La società aveva lanciato una petizione pubblica, organizzato assemblee con le famiglie e chiesto l’intervento delle istituzioni. La risposta ricevuta dall’amministrazione comunale era stata però tutt’altro che rassicurante. Durante un incontro con il sindaco Ventura e l’assessore allo Sport, i dirigenti Jacopo Aloe ed Emanuele Mancone si erano sentiti spiegare che gli impianti comunali disponibili necessitavano di interventi significativi e che le risorse erano state destinate ad altre priorità. Tradotto: per lo Sporting non c’era posto.
Parole che avevano alimentato ulteriori polemiche in una città dove, negli ultimi anni, diverse realtà calcistiche hanno chiuso i battenti o sono state costrette a ridimensionarsi, mentre alcuni impianti sportivi continuano a versare in condizioni di sostanziale abbandono. Nel frattempo, mentre a Corsico si discuteva senza trovare soluzioni, nei comuni vicini qualcuno si è mosso. Buccinasco aveva offerto sostegno e collaborazione, consentendo alla società di non interrompere le attività e garantendo continuità ai giovani atleti. Un aiuto che lo Sporting non ha mai dimenticato e che i dirigenti continuano a riconoscere pubblicamente con gratitudine.
Poi è arrivata l’opportunità di Cusago. Il progetto presentato dalla società ha convinto l’amministrazione comunale, che non solo ha assegnato allo Sporting la gestione della parte calcistica del centro sportivo di via 4 Novembre, ma ha anche annunciato una collaborazione per la riqualificazione di un impianto fermo da circa un anno. Una differenza di approccio che salta immediatamente agli occhi: da una parte una società costretta a cercare ascolto; dall’altra un Comune che vede nello sport un investimento e non un problema da gestire.
Lo Sporting ripartirà già nelle prossime settimane. Da luglio sono previsti open day e iniziative dedicate ai giovani atleti, con l’obiettivo di costruire un nuovo polo sportivo capace di accogliere bambini, ragazzi e famiglie. Resta però una domanda che continua a rimbalzare tra gli addetti ai lavori e tra molti cittadini: com’è stato possibile che una società radicata sul territorio e ancora capace di coinvolgere centinaia di persone, sia stata costretta a lasciare Corsico senza che nessuno riuscisse a trovare una soluzione? La risposta, probabilmente, non riguarda soltanto una squadra di calcio. Riguarda la visione che una città ha del proprio futuro. E oggi, mentre Cusago accoglie lo Sporting e ne sostiene il rilancio, a Corsico resta l’amara sensazione di aver perso l’ennesima occasione senza nemmeno provare davvero a coglierla.














